Pareva lo volessero tutti: Italia, estero, tutti. L’Inter a gennaio annunciava ufficiosamente di averlo opzionato, poi hanno preso Conte e tutto è cambiato. In seguito una serie di voci, più o meno veritiere: il suo procuratore l’avrebbe voluto ai Colchoneros per muovere Correa a Milano; lo stesso Milan avrebbe fatto carte false per inserirlo in portafoglio; la Roma, soldi in bocca, l’avrebbe desiderato al posto del fallimento Pastore; ovviamente la Viola di Pradé, voce del tutto ufficiale.
Addì quattro di settembre, però, il prode argentino di Sarandì si allena con l’Udinese: ‘felice di essere rimasto’, afferma.
Perché è andata così? Una combinazione, pratica e non astrale, di situazioni.
Primo: l’Udinese, appena appena un giocatore si afferma, ridiventa bottega ‘cara’ dove nulla viene via gratis.
Secondo: la meccanica dei trasferimenti, oggi, ha numeri inflazionati da ricchi proprietari, che si permettono di ridere in faccia a chi, in cambio di un giocatore fortissimo (ma sinora mai determinante) rifiutano tre ottimi elementi più 120-130 milioni di euro. Centotrenta. Milioni. Di euro.
In un mondo come questo, dove chi fa una discreta stagione in serie A vale già 40-50 milioni, la richiesta (30-35 mln) per RdP pare sensata, logica, giustificata.
Terzo: gli acquirenti credono in un giocatore diventato punto fermo della rosa di Scaloni nella moderna Albiceleste, ma non fino in fondo. Lo stesso patron della Fiorentina avrebbe rallentato la trattativa già intavolata (con tanto di accordo fra gigliati e procuratore del giocatore) abbassando l’offerta. Divenuta, a quel punto, irricevibile per quanto bassa (ventina di milioni più un giocatore, difficilmente identificabile dato che Simeone si era già accasato altrove e Castrovilli da Firenze non si muove). Senza dimenticare il 20% del ricavato che deve essere versato al Valencia come bonus.
Insomma: a Roma lo definirebbero ‘Sora Camilla’. Quello che tutti vogliono, nessuno si piglia.
Io? Felice sia rimasto. Chi lo definisce sopravvalutato, mi dovrebbe dire a) in base a quali parametri, e b) chi avrebbero identificato per sostituire il calciatore bianconero con più classe. In giro le parrocchie offrono veramente poco, specie se pensiamo che di ‘diéz’ veri ce ne sono sempre meno.
E Rodrigo?
Aldilà delle frasi di facciata, fossi in lui sarei lieto di essere rimasto. A Milano avrebbe fatto poco, con tutta probabilità e per ragioni diverse, sia da una parte che dall’altra. A Firenze mi spieghino, allo stato attuale delle cose, quale sarebbe stato il ‘passo avanti’, come qualche piccato e risentito tifoso locale ci ha fatto notare. L’anno scorso Pioli ottenne modesti risultati adducendo a scusante, peraltro giustamente, la gioventù della rosa. Giubilato il buon parmigiano, l’avvento del profeta di Pomigliano ha portato qualche pareggio, nessuna vittoria (in camionato, tralascio quella di coppa contro il Monza), tante figuracce e una salvezza biscottata all’ultima giornata dello scorso campionato. Voci dicono che Commisso e Pradé stiano già valutando Ringhio, non mi permetto di giudicare: ma Rodrigo avrebbe fatto fatica a togliere il posto a gente come Montella e Frank, che certo non è venuto in Toscana a far da comprimario. E non possono, i gigliati, giocare con sedici effettivi d’attacco.
Sarei lieto d’essere rimasto perché, a quanto mi risulta, a gennaio il contratto gli era stato adeguato e qui, fino a prova contraria, ad ogni corner tirato sotto la Nord riceve l’ovazione della curva. Lieto perché se una squadra desidera un giocatore, lo paga per quel che è il suo valore; e se offre il 30, il 50% in meno forse lo valuta meno forte di quanto RdP si ritenga, probabilmente a ragione.
Tralascio il fatto che il suo agente avesse già strappato accordi: sono lautamente retribuiti proprio sui trasferimenti per cui a loro fa gioco vedere i propri assistiti pirlare come trottole, dei ‘pindui pandui’ da lanciare il più lontano e più spesso possibile. Va così, ci possiamo fare niente.
L’Udinese non gioca peggio con De Paul, leggenda metropolitana come gli alligatori nelle fognature di NY: il primo tempo contro il Parma lo urla forte. E chiaro.
Stiamo sereni: Luis Buñuel ha vaticinato che l’oscuro oggetto del desiderio di molti rimanesse patrimonio bianconero.
Ed io sono felice che il maestro, strisciando il piede, abbia reso timide le proposte dei potenziali acquirenti.
Dopotutto ‘no son bés’: e non necessariamente ad Udine.
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