Presente tra le file della UEB Cividale fin dalla nascita della società, Alessandro Cassese è stato uno dei protagonisti della promozione in Serie A2 della compagine ducale. Nel bel mezzo della delicatissima fase a orologio, l'ex giocatore delle Eagles ha fatto il punto sulla stagione dei gialloblù e ha detto la sua su alcune vecchie conoscenze. 

Cosa ti ha convinto a sposare il progetto UEB fin dall’inizio?
"Ancor prima che arrivasse l'offerta ufficiale si mormorava della partenza di questa nuova società e la cosa mi interessava molto, aveva tutti i requisiti per essere una realtà di livello. L'aggiunta dei primi tasselli, come l'arrivo di coach Pillastrini, non ha fatto altro che aumentare l'hype verso Cividale. Quando poi è arrivata l'offerta vera e propria ci ho messo veramente poco a decidere, era quello che cercavo in quel momento della mia carriera: una società di Serie B ma ambiziosa, con dei piani per il futuro. Già dalle prime telefonate con Pillastrini ho capito che le intenzioni fossero quelle di fare bene le cose e questo a me piace tantissimo. Ovviamente si è rivelata una scelta giusta, tutte le aspettative sono state rispettate".

Nelle ultime settimane la UEB è in gran ripresa. Si può puntare ai playoff o bisogna rimanere concentrati sull’obiettivo salvezza?
"Già qualche tempo fa ho notato che le cose stessero andando meglio, mi aspettavo quindi che in questa seconda fase facessero molto bene anche se ammetto che non mi aspettavo la vittoria contro Trapani. Sono molto contento perché so come lavorano i ragazzi, questo è il premio per tutto il lavoro fatto che non si è visto nei mesi precedenti. Per quanto riguarda gli obiettivi, sono stato abituato a guardarmi prima dietro: solo quando si è sicuri di essere salvi si può sognare. Al momento io terrei la concentrazione sulla corsa per uscire dalle posizioni più calde, solo allora si potrà alzare lo sguardo e vedere dove si è arrivati".

Ieri era il compleanno di Davide Micalich. Che tipo di presidente è dall’interno?

"Proprio ieri ci siamo sentiti per gli auguri, ci vedremo poi sabato alla partita. È un presidente davvero carismatico e molto affezionato alla sua creatura, la coccola come se fosse un padre. E proprio come fanno i padri usa il metodo "bastone e carota": rimprovera i giocatori quando è il momento di farlo ma sa essere molto protettivo. Per il resto è la persona che si vede dall'esterno, un uomo trasparente che non concede due facce della stessa medaglia".

Rota è uno di quelli con cui hai iniziato il cammino tra le file delle Eagles. Come giocatore lo conosciamo, ma tu che ci hai giocato assieme puoi dirci cosa lo rende un gran capitano a livello personale.

"Io ed Eugenio abbiamo condiviso questa esperienza dal primo secondo. È la persona giusta per ricoprire il ruolo di capitano, è lì dal primo giorno e sa quanto è importante la maglia di Cividale. Ha poi delle qualità morali e un impegno sul campo che calzano a pennello con il suo ruolo all'interno della squadra. Il carisma e la voglia di non mollare mai sono doti che gli consentono di trascinare i compagni nei momenti di difficoltà, guidare con l'esempio i giocatori più giovani e riaccendere il pubblico quando è più silenzioso: è già capitato più volte che una sua giocata risvegli tutti".

Questa è sicuramente la migliore stagione di Miani. Cosa gli manca per ambire al salto di categoria?

"Sono davvero felice per il campionato che sta facendo, è il primo anno in cui si sta rendendo pericoloso con continuità. Era fondamentale per la squadra già prima, ora gli viene chiesto anche maggiore apporto offensivo e lui lo sta dando. In quest'ultimo aspetto è forse più altalenante, la continuità è uno degli elementi che permettono di fare il salto di qualità ma è qualcosa che si consegue con il tempo. Stesso discorso per la gestione dei falli, a volte rischia di essere un po' irruente ma questo è il suo modo di giocare. Con l'esperienza arriverà facilmente a ciò che gli manca, glielo auguro".

Com’è la tua vita di tutti i giorni ora?

"Quella che conduco ora è la vita di un ragazzo normalissimo, come in realtà sono quelle di tutti i giocatori. Divido le mie giornate tra ore di studio in università a Udine ed esercizi per la riabilitazione per tornare a giocare dopo il doppio intervento alle anche. Per il resto vivo ciò che offre la vita quotidiana, quest'anno sto condividendo i miei spazi con la mia ragazza quindi assaporo tutte quelle sfaccettature che un giocatore è costretto a trascurare per questioni di tempo o concentrazione. Questo tipo di vita non mi dispiace, la nostalgia del campo è però tanta e in alcuni giorni si fa sentire particolarmente".

Sezione: Esclusive / Data: Gio 07 marzo 2024 alle 08:00
Autore: Alessandro Di Lenarda
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