Ai nostri microfoni l'ex bianconero Luigi De Agostini ha fatto il punto della situazione in casa Udinese, parlando della vittoria sul Bologna, della sfida con la Juve e della cavalcata del Pordenone, dove gioca suo figlio: “Non ho visto la partita contro il Bologna perché ero a vedere Pordenone Samb, ho visto gli highligths, a mio modesto parere queste partite non importa come ma vanno vinte perché gli scontri diretti sono fondamentali. Contro la Juventus non avrai nulla da perdere, loro avranno la sfida con l’Atletico quindi magari faranno qualche cambio. Loro hanno 16 punti sul Napoli e lo scontro diretto a favore, quindi possono concedersi qualche riserva in campionato in ottica Champions”.
Sul tanto discusso rosso a Meret: “È fallo perché non permetti al giocatore di raggiungere la palla, Ronaldo salta perché altrimenti prende la botta, lì l’errore è del terzino che ha dato indietro male la palla. Il giocatore in quel momento cerca di ottenere il massimo vantaggio, come ha fatto Pussetto, poi magari l’espulsione è eccessiva, ma il regolamento dice questo attualmente. Lì il giocatore porta l’acqua al suo mulino”.
Manca ancora qualcosa però all'organico di questa Udinese per stare tranquilli: “Nella mia idea di una squadra devi avere un buon portiere, almeno uno dei due centrali, uno in mezzo e uno in attacco. Poi vicino qualcosa si trova, ma così si costruisce una spina dorsale, l’Udinese ha fatto sempre le sue fortune quando ha avuto questi quattro giocatori forti. Per esempio con un uomo d’ordine di un certo livello in mezzo ne potrebbero giovare tutti, come per esempio Fofana che non sta attraversando un bel momento. Però qualità ne ha, ha un fisico straripante, va educato, magari con Sandro vicino può far meglio”.
Inevitabile parlare anche di suo figlio Michele a Pordenone: “Prima di tutto orgoglio per il tipo di persona e per l’atleta. Io non ho mai messo una parola nella sua carriera, si è fatto da solo, nonostante in prima categoria dicessero fosse raccomandato. Ha fatto il suo iter, a Prato è stato benvoluto, è diventato capitano, ma quando gli si è presentata l’occasione di andare a Pordenone nonostante fosse in Serie D perché non era stato ripescato ha voluto fortemente sposare il progetto. Si trova bene e la società gli dà fiducia. Mi piacerebbe chiudesse con una gioia come una promozione, lo meriterebbe lui, la società, l’allenatore e la squadra tutta. Quella del Pordenone è una società che dà stimoli, è una squadra che procura emozioni, è tre anni che arriva ai Play-Off perdendo tre semifinali perdendo quella col Parma con, passatemi il termine, un po’ di sfortuna. C’è stata poi la notte magica di San Siro”.
La trasferta di Torino: “Quando vai a giocare queste partite sei a mente libera, quando ai miei tempi si andava a Milano difficilmente perdevi, perché giocavi con la mente libera, così come per esempio a Torino. Avendo avuto la possibilità di provare tanti ambienti la differenza che ha la Juve e che altrove ti alzi e fai colazione, alla Juve ti alzi, pensi che devi vincere e poi fai colazione, se fai un pareggio o una sconfitta inizia a bruciarti il terreno sotto i piedi. Più che altro penso che qualcuno in ottica Atletico sarà risparmiato, perché per loro la Champions è fondamentale, nelle partite di Coppa devi andare in campo per non prendere gol, ma a Madrid non ci sono riusciti”.
Il calo di Ronaldo: “Non si può pensare che sia sempre uno a risolvere le partite, probabilmente involontariamente un po’ la testa all’Atletico c’è, ma con 16 punti di vantaggio ci può stare. Hanno perso la Coppa Italia, gli resta la Champions perché lo Scudetto ormai sembra archiviato”.
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