Questo pezzo (lo chiamano briosamente ‘editoriale’, mah) arriva con un ritardo inusuale sul triplice fischio dell’ineffabile Pasqua in quel del Dall’Ara di Bologna.

Perché? Si chiederà il lettore più attento.

Non c’entra la viral-psicosi degli ultimi giorni; non c’entra una certa scarsa voglia di parlare di Udinese, argomento sul quale abbiamo sempre cercato di essere equilibrati (nonostante le circostanze avverse). La qual cosa non vuol dire sostenere, nella fattispecie, che quello felsineo sia stato ‘un buon punto su un campo difficile’.

Il fatto è che la prima stesura di queste righe era, semplicemente, irricevibile.

Sono un amante frustrato; dal calcio, di quello bianconero in particolare; dal mister, che in una situazione (almeno la quarta di fila) dove poteva giocarsela con serenità infonde ai suoi il timore di non farcela: e non parliamo di Baresi, Maldini o Chiellini ma di gente che, tutto sommato, in carriera ha dimostrato ancora pochino.

Sono un amante frustrato che, giustamente, di questi tempi viene sommerso dai rimproveri di tifosi realisti più del re, di quelli che, un pochino, sotto sotto ci provano gusto ad avere ragione. Resti poi da vedere quale, ma poco importa.

Io appartengo ad un’altra parrocchia: non quella aziendalista e lealista, né quella prevenuta da muro-contro-muro. Appartengo alla parrocchia fiduciosa: qualcuno mi ha criticato l’ottimismo, rispondo alla veneta che il pessimista di solito fa poca strada.

Detto tutto ciò, ‘Udinese zero in condotta’ significa che contro un’avversaria decimata andava fatta partita differente al cento per cento; non è vero che ai rossoblu mancassero dieci titolari, come per tre volte ha sottolineato un collega, entusiasta dalla ‘narrazione’ (come dicono quelli bravi) della gara. A meno che Orsolini, Bani, Palacio, Danilo non siano altro che comprimari da dieci subentri a campionato, cosa che non è. Mancavano però, ed è vero, le alternative. La qual cosa, visto l’esito di due (trentenni) su tre cambi friulani alle volte non è neanche male.

Zero in condotta, perché il piglio è tutto. Sin dall’inizio l’Udinese ha vivacchiato, speculato sul golletto realizzato alla mezz’ora da Okaka, fotocopia (a fasce invertite) di quello dell’andata; vivacchiato sulla gran voglia ma poco costrutto delle azioni avversarie, con Musso impegnato pochissimo (come il collega bolognese, nemmeno lui peraltro titolare); vivacchiato sul ‘tanto poi loro calano e non hanno ricambi’.

E se ‘loro’ non calassero? Pareggio sacrosanto e a casa a testa bassa.

Tralascio l’analisi degli errori individuali che hanno portato, al 92’, il Bologna ad avere quattro giocatori in area contro altrettanti friulani; tralascio il calo fisico udinese, evidente; dico solo che una squadra normale avrebbe giocato la prima mezz’ora a tutta, equilibrata ma aggressiva, segnate due reti (imbarazzante la difesa di casa) e poi contato sui contropiedi; mi rifiuto di pensare che Gotti abbia preparato la gara ‘in trincea’ vista per un’ora al Comunale di Bologna, altrimenti la preoccupazione sarebbe tripla.

All’adriese rimprovero, dal basso di queste righe, l’ennesima fuga all’indietro: quando toglie un contropiedista di punta e inserisce un centrocampista di controllo e contenimento, anziché un’altra punta che, nella lingua non scritta del calcio avrebbe significato ‘prova ad attaccarmi ché lo farò anch’io’. 

Non è andata così; l’avevo tollerato contro un Verona nettamente superiore in fase di palleggio, quando a Sema era stato preferito il terzino ter Avest (con Larsen a cambiar lato); meno a Milano, quando avremmo dovuto insistere a giocare sulle debolezze e le amnesie rossonere. Il gioco praticato, però, era stato da decente a brillante (a tratti). A Bologna? Il nulla, una gara che per larghi scampoli è parso un allenamento da sabato-delle-Nazionali, quelle amichevoli giocate controvoglia da chi non era stato convocato nelle varie rappresentative. In cui la differenza di caratura e la sbadatezza producono spettacoli modestamente guardabili.

Andata così: qualcuno vede il bicchiere mezzo pieno, tre risultati utili di fila di cui due in trasferta. Sarà: io dico che prima riescono a fare i tredici punti che mancano, meglio starano tutti. Perché se due formazioni (contro una delle quali l’Udinese ha realizzato una rete al 92’ dopo 23 tiri verso la porta) sono ormai alla deriva, le altre lottano e combattono.

Noto infine con rammarico che il direttore area tecnica avrebbe invitato il pubblico a sostenere la squadra. 300 anime a Bologna, di questi tempi e di sabato pomeriggio, a me sembrano testimoniare il contrario. Sbaglierò.

Di quel che succederà pochi sanno: il Governo vorrebbe sospendere tutto, Lega e Federcalcio giocare a porte chiuse, il CONI boh? Certo è che, come sempre, dipenderà dalle esigenze di quell’esigua fetta di formazioni che ancora lottano per un posto in prima fila.

Tra le quali resiste, applausi!, l’Atalanta di Percassi. Avrei voluto scriverne paragonandola, coi dovuti distinguo, all’EuroUdinese che fu (non secoli fa); non l’ho fatto per pura pietà. Verso me stesso, i tifosi che c’erano, anche verso la società.

Sapere, però, che Bologna, Verona e Parma possono ambire ad un posto europeo (alla fine Roma, Napoli e forse Milan però lasceranno poco spazio) fa restare male.

Zero in condotta. Cambiamo registro, siamo ancora in tempo. Coraggio, non follia. Da sabato, o quando sarà.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 24 febbraio 2020 alle 16:47
Autore: Franco Canciani
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