Quando la sofferenza è bellezza

27.08.2018 07:59 di Giacomo Treppo  articolo letto 2951 volte
Quando la sofferenza è bellezza

L'Udinese spagnola del primo tempo porta a casa tre punti con un finale all'italiana. Su tutti deve ringraziare Behrami, non solo uomo leader in campo ma autentico salvatore della patria. Velazquez mostra una metamorfosi che lascia ben sperare dopo il suicidio tattico di varie amichevoli e pare, forse la nota più lieta, che in questa squadra molto giovane stiano emergendo personalità che l'anno scorso non si notavano.

Ci siamo avvicinati alla partita con l'interessante intervista di Pradé che ha espresso, con tutta la diplomazia del caso, i suoi dubbi sulla tenuta psicologica di un gruppo al quale mancano uomini di esperienza. Mi pare di aver capito che la sua intenzione di avere più senatori non sia stata ascoltata dalla società, e penso che più avanti in questo campionato dovremo tornare sulla questione, ma oggi possiamo rallegrarci del presente. Per una volta tanto, l'Udinese gioca una bella partita (estetica), una buona partita (tattica), una "cattiva" partita (aggressività).

Come già detto, non si può parlare di questa vittoria senza citare il principale fautore. Se De Paul è stato il migliore in campo, se Fofana è stato magnifico fino ai venti metri dalla porta avversaria, il giocatore più importante è stato senz'altro Behrami. E va dato merito a Velazquez di aver disegnato, più che a Parma, una squadra sui giocatori a disposizione: lo svizzero mediano basso con al lato Fofana che spaccava il centrocampo avversario e Mandragora che diligentemente teneva la posizione e giocava massimo a due tocchi, sempre in velocità, come è giusto per esaltare De Paul.

Benissimo, per una volta tanto, anche la difesa, dove Nuytinck e Scuffet hanno tirato fuori quel carattere che l'anno scorso non gli si riconosceva, a entrambi. Non esiste gruppo senza leader, se gli tagli la testa (senatori andati via) altri emergeranno. Quella che sembrava una squadra senza carattere potrebbe averne in determinati giocatori, finora tenuto nascosto.

Sia chiaro, non bisogna esaltarsi per una vittoria sofferta nel finale, con San Palo ancora una volta a difendere i nostri colori: tre partite giocate, quattro gol subiti e tre pali per gli avversari non è un bello score. Ma oggi, almeno oggi, possiamo passarci sopra e notare i miglioramenti più che i difetti da registrare, più che le mancanze di esperienza della rosa.

Avevo scritto che nelle prime cinque partite bisogna fare almeno sette punti per poi non cadere nelle solite depressioni ormai iscritte nel DNA da queste parti, dovute ad un calendario che ci massacrerà nella sua parte centrale. Ora abbiamo quattro punti e la prossima trasferta di Firenze fa un po' meno paura.

Ultime considerazioni sparse: ancora una volta noto che Velazquez ha abbandonato la difesa alta per una disposizione più equilibrata, della quale lui stesso ha parlato nelle interviste post partita. Il suo modo di mettere la squadra in campo ricorda molto quella di Delneri, quando appena arrivato puntava su velocità e i piedi buoni di De Paul. In più, abbiamo un giro palla veloce in orizzontale con cambi di campo che possono aprire le difese avversarie e, finalmente!, giocatori in appoggio alle ali. Dobbiamo però stare attenti dietro perché per due o tre volte ho notato mancanza totale di raddoppi da parte dei difensori.

Machis deve imparare a essere meno egoista perché è bello da vedere ma molto meno produttivo di quello che dovrebbe. Inutile nascondere che a tutti ricorda alla lontana un giocatore passato per Udine vari anni fa, prima si toglie il vezzo di voler dribblare anche i racattapalle e meglio sarà.

Ho apprezzato molto la scelta di riproporre Scuffet in porta. Il portiere è un ruolo delicato, per quello più volte ho scritto che l'Udinese aveva rovinato Simone. Non puoi cambiare titolare ad ogni partita in base ad un errore in quella precedente, il portiere di tutti è quello che maggiormente deve sentire la fiducia del mister, della squadra. E' solo nella continuità che vengono fuori le qualità e che si curano i difetti. E difatti, ieri sera, Scuffet ha fornito una prestazione non solo condita da una grande parata, ma più in generale è stato sicuro, di carattere, sempre ben piazzato dove doveva stare.

Ed ora non montiamoci la testa, troppe volte lo abbiamo fatto e troppe volte ci siamo trovati con il sedere per terra, e lavoro, lavoro, lavoro!