Il 2-1 dell’Olimpico Grande Torino non è soltanto una sconfitta maturata attraverso un episodio difensivo clamoroso. È una partita che mette a nudo la distanza tra il controllo statistico e quello effettivo del gioco. L’Udinese di Kosta Runjaic ha gestito il pallone per il 61,61% del tempo, ha completato 604 passaggi secondo i dati iniziali del rapporto e ha raggiunto un Field Tilt dell’83,77%, salito addirittura al 94,38% nella ripresa. Eppure, a vincere è stato il Torino di Ignazio Abate, più compatto, più efficace nei duelli e soprattutto più capace di riconoscere i momenti in cui attaccare gli spazi.

La sequenza delle reti racconta il risultato: Daniel Braganca porta avanti i granata al 36’, Jurgen Ekkelenkamp ristabilisce l’equilibrio al 43’, quindi Sandro Kulenovic firma il definitivo 2-1 al 67’. Ma fermarsi alla cronaca significherebbe perdere il senso tattico della gara. L’errore che coinvolge Maduka Okoye e Nicolò Bertola pesa enormemente, ma arriva dentro una partita in cui l’Udinese aveva già mostrato difficoltà nel superare il blocco avversario e nel proteggersi dalle transizioni. La sconfitta, dunque, non si spiega soltanto con una disattenzione: nasce anche dalla differenza tra ciò che le due squadre riescono a costruire con il pallone e ciò che producono quando il gioco diventa conteso.

Il possesso a U: tanto pallone, poche soluzioni

La prima contraddizione emerge dalla costruzione friulana. L’Udinese ha accumulato un volume di passaggi nettamente superiore, con una precisione del 91,38%, contro l’82,37% del Torino. I bianconeri hanno completato 395 passaggi nella metà campo offensiva e 78 nel terzo offensivo, contro rispettivamente 133 e 33 dei granata. Numeri che certificano una presenza territoriale costante, ma non necessariamente un’efficacia superiore.

La distribuzione del pallone, infatti, suggerisce un possesso prevalentemente orizzontale, sviluppato attraverso il riciclo tra i difensori e una ricerca troppo prevedibile degli sbocchi. Oumar Solet, con 94 passaggi tentati e una precisione del 94,7%, ed Enzo Ebosse, con 84 passaggi e il 95,2% di accuratezza, sono stati i principali punti di riferimento della manovra. La loro pulizia tecnica ha garantito continuità alla circolazione, ma ha anche evidenziato un problema: la difficoltà di trasformare la prima costruzione in una progressione capace di rompere le linee avversarie.

Anche il lavoro dei centrocampisti è rimasto spesso legato al consolidamento del possesso. Oier Zarraga ha completato 43 passaggi con il 95,3% di precisione, mentre Jesper Karlstrom ne ha registrati 68 con un’accuratezza dell’89,7%. La qualità delle giocate non è in discussione; il punto è ciò che è mancato dopo il primo scarico. L’Udinese ha fatto circolare il pallone con ordine, ma troppo raramente ha trovato ricezioni pulite alle spalle del centrocampo granata.

Il Torino ha letto correttamente questa dinamica. Invece di inseguire il pallone in ogni zona del campo, ha concesso spazio alla prima costruzione, concentrando le proprie energie sulla chiusura dei corridoi interni. I granata hanno registrato 41 recuperi, di cui 32 difensivi e nove offensivi: un dato coerente con una strategia orientata più alla riconquista selettiva che al pressing continuo. L’obiettivo era lasciare all’Udinese il possesso meno pericoloso, proteggere il centro e attendere il momento utile per ripartire.

Duelli e seconde palle: il Torino vince la partita meno visibile

C’è poi un secondo livello dell’analisi, meno appariscente del possesso ma altrettanto importante: la fase contesa. Qui il Torino ha costruito una parte decisiva del proprio vantaggio. I granata hanno vinto il 62,50% dei duelli a terra, contro il 37,50% dell’Udinese, e il 59,26% dei duelli aerei, contro il 40,74% dei friulani.

Questi numeri raccontano una squadra più efficace nel contatto, nella protezione del pallone e nella conquista delle seconde palle. L’Udinese ha completato una percentuale migliore di dribbling e ha mostrato precisione in alcuni interventi difensivi, ma non è riuscita a imporre la stessa presenza fisica nelle situazioni in cui il possesso diventava instabile.

La prestazione di Giovanni Simeone è emblematica. Pur senza segnare, l’attaccante granata ha vinto sei duelli a terra e quattro aerei, lavorando da riferimento per proteggere il pallone e permettere alla squadra di risalire. Non si è limitato a occupare la linea difensiva: ha offerto una soluzione concreta nei momenti in cui il Torino aveva bisogno di alleggerire la pressione e guadagnare metri.

L’Udinese, invece, ha faticato a trovare un riferimento offensivo capace di svolgere lo stesso lavoro. Unai Gomez è rimasto isolato e non ha garantito continuità nella protezione della palla. In questo modo, ogni tentativo di attacco poteva esaurirsi senza consentire alla squadra di consolidare la presenza nella metà campo granata.

Ventisei cross e quattro riusciti: la prevedibilità sulle fasce

Con il centro intasato e i trequartisti poco distanziati, l’Udinese ha progressivamente spostato il proprio sviluppo sulle corsie esterne. Il dato è significativo: 26 cross tentati, contro i 12 del Torino, ma soltanto quattro riusciti, per una percentuale di successo del 15,38%.

Quindici traversoni sono partiti dalla trequarti, mentre undici sono stati effettuati dal fondo. Una parte importante delle iniziative è stata quindi affidata a palloni giocati da posizioni che consentivano alla difesa granata di prepararsi e attaccare la traiettoria. Il Torino ha potuto proteggere l’area sfruttando la fisicità di Coco e Comuzzo, già protagonisti nella superiorità nei duelli aerei.

Anche le prestazioni dei singoli esterni confermano le difficoltà. Kamara ha tentato sei cross senza riuscirne a completare uno, Vojvoda ne ha effettuati quattro, anch’egli senza successo. Non è soltanto una questione di precisione tecnica: il problema riguarda la scelta stessa della soluzione. Insistere con palloni alti contro una difesa strutturata, senza un riferimento offensivo dominante sul piano aereo, significa facilitare il compito dell’avversario.

L’ingresso di Keinan Davis al 72’ ha dato maggiore senso a questa strategia. Nei suoi 19 minuti in campo, il centravanti ha vinto entrambi i duelli aerei affrontati, offrendo una presenza più adatta a contendere i palloni alti. Ma la correzione è arrivata tardi, dopo che il Torino aveva già trovato il gol decisivo.

Ekkelenkamp, l’eccezione che conferma il problema

In una prestazione collettiva così discontinua, Jurgen Ekkelenkamp è stato una delle poche note positive dell’Udinese. Il trequartista olandese ha completato 46 passaggi con una precisione del 93,5%, trovando 24 passaggi riusciti nel terzo offensivo avversario con il 100% di accuratezza. Ha inoltre completato tutti e tre i dribbling tentati e ha concluso cinque volte verso la porta.

Il gol del 43’, che ha ristabilito momentaneamente la parità, rappresenta la dimostrazione più evidente della sua capacità di incidere anche in un contesto collettivo poco fluido. Ekkelenkamp è riuscito a superare la marcatura di Comuzzo e a trovare la conclusione vincente, mostrando quella qualità individuale che per lunghi tratti è mancata alla manovra friulana.

Anche nel finale ha sfiorato il pareggio con un rasoterra che ha terminato la propria corsa vicino al palo. La sua prestazione mostra quanto la squadra possa guadagnare quando un giocatore riesce a ricevere, girarsi e attaccare la difesa senza essere immediatamente soffocato dalla densità avversaria.

La buona prova di Ekkelenkamp, però, non assolve il sistema. Al contrario, evidenzia il limite di una squadra che si è affidata troppo spesso alla giocata del singolo per compensare la mancanza di connessioni efficaci tra centrocampo e attacco. Oumar Solet ha offerto qualità in impostazione, completando 94 passaggi con il 94,7% di precisione e quattro dribbling riusciti su quattro tentativi, ma anche la sua prestazione è rimasta in larga parte scollegata da un meccanismo offensivo capace di sfruttare stabilmente la progressione.

Il possesso non è il controllo

Torino-Udinese 2-1 lascia una lezione scomoda per la squadra di Runjaic: avere il pallone più a lungo non significa necessariamente governare la partita. I friulani hanno avuto più passaggi, maggiore precisione, un Field Tilt schiacciante e una presenza costante nella metà campo granata. Eppure il Torino ha creato più grandi occasioni, ha prevalso nei duelli e ha saputo sfruttare gli spazi lasciati dall’avversario.

L’errore di Okoye e Bertola ha deciso il risultato, ma non ha creato dal nulla le fragilità dell’Udinese. Ha reso visibile il rischio di una squadra che attacca senza riuscire a essere incisiva e che, quando perde il pallone o deve difendere la profondità, non sempre conserva le distanze necessarie per proteggersi.

La sfida di Runjaic non è quindi aggiungere altro possesso a quello già prodotto. È renderlo più verticale, più imprevedibile e più pericoloso, mentre cresce la capacità di vincere i duelli e di controllare le transizioni. Perché il pallone può dare l’illusione del dominio; sono le occasioni create, gli spazi negati e i momenti decisivi a stabilire chi ha davvero governato la partita.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 14 ottobre 2026 alle 09:05
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!