Dopo settimane concitate tra annunci, arrivi e improvvisi dietrofront, la Nazionale italiana ha finalmente il proprio commissario tecnico e il proprio direttore tecnico che avranno il compito di riportare in alto l'Italia. Nella giornata di oggi, mercoledì 29 luglio, alle ore 18.00 si è tenuta la conferenza stampa di presentazione, dove hanno parlato il Presidente Federale Giovanni Malagò, il dt e pure nuovo presidente del Club Italia Claudio Ranieri e il ct Roberto Mancini

Le parole di Malagò

Il primo a prendere parola è stato il Presidente Federale Giovanni Malagò, che ha sottolineato l'importanza di queste scelte prese e presto annuncerà anche una terza persona che avrà un ruolo attivo per completare l'organizzazione tecnica della Federazione:

"Credo che la scena debba essere tutta per Roberto Mancini e Claudio Ranieri. Ieri ho declinato dal sottoscritto i ruoli e la genesi del compito del commissario tecnico e del direttore tecnico e presidente del Club Italia. Sono molto felice e penso lo siano anche loro, sentiamo il peso della responsabilità visti i tre Mondiali ai quali non abbiamo partecipato. Un amico oggi mi ha detto che sono 20 anni che non giochiamo una partita a eliminazione diretta al Mondiale, questo è emblematico. Spero di integrare un'altra figura per completare l'organizzazione tecnica della Federazione entro il weekend. C'è un lato positivo in questa incredibile pressione che si è creata, alimentata anche dalle vicende degli ultimi giorni. Forse il campionato che ancora non è iniziato e la fine del Mondiale ha spinto ulteriormente, ma il calcio coinvolge veramente tutti e sono stupefatto dalla quantità di personaggi di ogni livello sociale e sesso che hanno espresso la loro opinione. È il bello e il meno bello di questo paese, ma noi siamo felici di essere all'interno di questa grande lente d'ingrandimento".

C'é spazio anche per un aneddoto di Malagò su Donnarumma, che ha raccontato un retroscena:

"Ieri sera tardi, nonostante stia in luna di miele, Gigio Donnarumma mi ha scritto per ringraziarmi, dicendomi che quello che ho deciso è quello che la squadra voleva".

Le dichiarazioni del direttore tecnico Claudio Ranieri

Il nuovo dt della Nazionale, Claudio Ranieri, ha risposto alle molte domande e toccato molti temi, rispondendo con la solita schiettezza e anche sincerità. Si è parlato di giovani, di come risollevare l'Italia e del lavoro che lo aspetta:

"E' il coronamento di una carriera. Ero al mare quando il presidente mi ha chiamato e non ho avuto dubbi nell'accettare. Il mio obiettivo è far innamorare tutti i tifosi della maglia azzurra e di realizzare il sogno di tutti quei bambini e ragazzi, come mio nipote di 12 anni, che non hanno mai visto l'Italia al Mondiale. C'è da lavorare, è difficile parlare di un lasso temporale. Roberto si occuperà del campo, io di cosa succede al di fuori. A giugno mi è stato detto da un addetto ai lavori che i bambini pagano troppo per giocare a calcio, questo non può succedere. Non possiamo permetterci in questo periodo storico dove i bambini sono presi da altre distrazioni di perderli. Dobbiamo riavvicinarli al calcio abbassando i prezzi. Un mese fa ho detto che le nazionali giovanili stanno lavorando bene, ciò che è difficile è l'ultimo salto, Dobbiamo vedere come possono fare le squadre per permettere al selezionatore di avere a disposizione più calciatori. All'estero la tattica di squadra non viene esasperata come da noi, dobbiamo lavorare sulla tecnica e sulla tattica individuale, cose che i nostri giovani allenatori non fanno più perché devono vincere. È il momento di smetterla, io non credo che un ragazzino di 10-12 anni va a giocare e la prima cosa che fa è giocare le partite, questo è quello che voglio fare". 

"Ci sono tanti di questi ragazzi che dovrebbero avere la possibilità di giocare. Io ricordo che tanti anni fa, forse perché c'era il blocco in Europa, per esempio c'era Boniek che era il bello di notte perché giocava solo in Europa. Non posso essere io a decidere per i club, ma bisogna dare al selezionare l'opportunità di scegliere. A qualsiasi livello gli allenatori devono vincere, non posso obbligarlo a far giocare qualcuno. Mi auguro che tutte le componenti possano permettere alle loro squadre di far giocare più italiani". 

"Non ho ancora visto il programma per il settore giovanile di cui avevano parlato Leonardo e Maldini perché Giovanni mi ha chiamato lunedì sera, ma tutto ciò che c'è di buono è mio dovere studiarlo. Chiederò di visionare questo programma se disponibile. Secondo me la frase di Maldini sui 10 anni è stata mal intrepretata, lui intendeva che ci sono dei giovani da ristrutturare a livello tattico individuale. Una volta si giocava più in strada, oggi ci sono ragazzi che non dribblano più. Dobbiamo fare in modo che la libertà del ragazzo venga fatta esprimere senza pensare a diagonali e passaggi".

"Ogni volta che ho scelto col cuore non mi sono mai pentito e anche questo è il caso. Non potevo rescindere il contratto con la mia squadra del cuore o avere il doppio ruolo, perché ci sarebbero stati troppi conflitti d'interesse. Se darò qualche consiglio a Mancini? Ho fatto l'allenatore fino a due anni fa. Se Roberto vorrà avere dei consigli,  io sarà felice di darglieli. Però ho tante altre cose a cui pensare in questo nuovo ruolo. Devo capire io come fare ad abbassare questi prezzi, non so quanto costi una retta con il completino, fatemi avere tutte le carte e poi vedrò se potrò fare quello che voglio. Io vedo i bambini giocare in spiaggia, giocano a tutto per cui bisogna riportarli a giocare a calcio". 

"Non andrò mai da Roberto a dire questo o quest'altro, se lui pensa di avere la necessità di sapere la mia opinione sarò ben felice di dargliela. Io da allenatore non andavo a chiedere al direttore sportivo le sue opinioni, ne parlavo coi miei collaboratori. Ricordo quando Mancini vinse la Premier League andai alla sua ultima partita in casa e fu bellissimo veder vincere un italiano. Riguardo al Club Italia e alla mia ultima esperienza alla Roma posso dire che ogni esperienza ti forma, è stato un ruolo lontano dalle mia caratteristiche ma ogni esperienza è formativa e in caso porterò qualcosa anche in questa nuova avventura".

"Mia moglie Rosanna cosa dice della mia scelta? Finalmente non le faccio fare un trasloco, quindi sarà contenta (ride, ndr)".

Le parole da commissario tecnico di Mancini

Roberto Mancini è subito andato dritto al punto e, prima delle domande dei giornalisti, ha voluto fare chiarezza su quanto successo tre anni fa:

"Volevo evitarvi un po' di fatica. Riguardo a quanto successo tre anni fa credo che ci sia stata mancanza di comunicazione tra me e il presidente Gravina, sono dispiaciuto perché parlandone a quattro occhi si poteva risolvere. Io sono innamorato della maglia della nazionale, è come quando perdi la donna della tua vita perché hai commesso un errore. Mi dispiace per questo, ma la sorte grazie al presidente Malagò mi permette di riscattarmi e non vedo l'ora di farlo".

Mancini ha parlato molto da dove si deve ripartire e, secondo lui, la base non è così male:

"Dovremo cercare di ripartire da quanto fatto negli anni scorsi. Io sono l'allenatore della nazionale e quindi ci sta anche avere il tifo contro, spero che la squadra possa giocare così bene da ricevere il perdono per quanto successo trre anni fa. La prima volta il clima era più rilassato, ma quando sei ct della nazionale c'è sempre pressione. Penso che ci siano bravi giocatori giovani in Italia, bisogna solo dargli fiducia e farli giocare. In tre mesi un giovane può cambiare totalmente, se ricordate Zaniolo quando venne da noi non aveva mai giocato neanche in Serie B. Al primo raduno era in difficoltà, tre mesi dopo era un altro giocatore".

"Io quando sono arrivato sono stato cinque anni, che sono tanti. Questo è il mio ruolo preferito, io spero di poter vincere uno o anche due trofei importanti e spero di poter restare anche dopo. Sicuramente sarà diverso perché Bonucci e Chiellini sono stati molto importanti. È pur vero che Jorginho e Verratti non avevano mai giocato insieme perché ritenuti troppo piccoli. Credo che siano giocatori bravi, giovani e tecnici, poi troveremo anche i Chiellini e Bonucci che potranno essere chiocce per i giovani.Quando siamo partiti ricordo il 90/95% dei giornalisti riteneva la nostra squadra la settima o ottava d'Europa. Non abbiamo mai perso in quattro anni e purtroppo la Spagna ci ha appena tolto il record. Io credo che l'Italia se arriva al Mondiale, anche se non da favorita, diventa pericolosa e una delle candidate. Cercheremo di costruire una squadra il prima possibile, l'obiettivo è qualificarci all'Europeo e poi penseremo al Mondiale".

"Riguardo gli stranieri nelle squadre italiane, la percentuale mi sembra più o meno la stessa di 4-5 anni fa. È logico che la speranza è che giochino più italiani, magari nelle giovanili possiamo pensare di far giocare i giovani con i ragazzi più grandi. Se poi gli italiani vanno all'estero per noi è importante. Vedere le altre partite e certe squadre ti dà sempre spunti tattici. Vedremo con i ragazzi da dove ripartiremo, sicuramente la base sarà quella perché così avremo uno spirito offensivo. Essere sempre propositivi e cercare di vincere tutte le partite è la cosa più importante. Affrontare l'Italia non è mai semplice".

Il mister Mancini si è soffermato anche sui prossimi test di Nations League, sul tema centravanti e anche la questione degli stage:

"I gironi di Nations League sono tutti formati da grandi nazionali, saranno partite importanti e valuteremo subito la nostra forza e dove dovremo migliorarci. Spero che i nuovi ragazzi facciano gli stessi gol che ha fatto Immobile in Serie A. Pio Esposito e Kean sono più giovani, Kean l'ho fatto esordire io e lo conosco molto bene. Non penso che siamo messi così male in attacco. Chi fa il ct sa che ha dei problemi, ma non ce li ho solo io. Noi siamo riusciti a fare lo stage ma convocammo solo giocatori che giocano oggi nell'under 21. Convocammo 50 ragazzi molto giovani, erano giocatori che non giocavano e ci siamo portati avanti col lavoro".

Il bialncio di Mancini nel suo primo mandato da allenatore dell'Italia e come pensa di essere accolto:

"Dipende come si guarda, noi abbiamo vinto un Europeo che ci mancava da quasi 60 anni ed è stato un momento meraviglioso, per quattro anni non abbiamo mai perso e questo è straordinario. Siamo stati sfortunati in due episodi e bastava un rigore tra Basilea e Roma, ma il calcio è questo e può portare a grandi delusioni. Le cose possono anche ripetersi. Il nostro obiettivo è far ripartire subito la nazionale e vincere, perché nel mondo del calcio è questo che conta. Io spero solo che possano giocare più italiani possibili così da migliorare e renderli grandi giocatori, perché le qualità le hanno".

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 29 luglio 2026 alle 19:54
Patrick Pignolo
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Patrick Pignolo
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