Non è cosa nuova il fatto che la Dinamo Gorizia, quest'anno, si sia resa protagonista di una stagione straordinaria e anche il suo presidente - Tiziano Palumbo - ci tiene a sottolinearlo.
Scommesse vinte, immense soddisfazioni ottenute dentro e fuori il parquet per la società goriziana che ha affrontato la sua seconda avventura in B Interregionale, quarto gradino della scala cestistica nazionale, migliorando in maniera netta il proprio percorso con i play-off affrontati fino ai quarti (estromessa dalla poi finalista Pizzighettone) da terza classificata nella regular season. Obiettivi sportivi prefissati e centrati a livello di Prima squadra ma, oltre al sempre fiorente settore giovanile, è impossibile non sottolineare anche l’incredibile riscontro avuto per il ritorno in città dopo l’anno vissuto a Romans d’Isonzo in attesa della riapertura del PalaBigot.
“I due elementi sono strettamente collegati, perché giocare in questa categoria in una struttura come questa poteva rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se la squadra non avesse dimostrato ardore, impegno e immenso sacrificio nel difendere la maglia e quindi la città, passata l’euforia iniziale potevamo ritrovarci a giocare in una sorta di cattedrale nel deserto".
"Ai risultati con un podio confermato dalla prima all’ultima giornata, passando anche per qualche giornata di vetta, ribadisco si è unita la sensazione che questi ragazzi ci tenessero davvero a giocare per la Dinamo e per Gorizia. A loro, al coach e allo staff tecnico non posso che battere le mani e complimentarmi. Questa è sempre stata una città che trasuda pallacanestro. Però allo stesso tempo non è sempre facile da accontentare e, parlando da ragazzo cresciuto con la fortuna di vivere campionati di A, soprattutto ha dovuto ingoiare in passato rospi indigeribili. La partecipazione del pubblico soprattutto negli ultimi mesi è andata ben oltre la mera statistica. Ci sono state passione e autentico coinvolgimento che confido sapremo suscitare anche nella prossima stagione".
"Al di là dei risultati siamo portatori sani di un progetto serio che deve rimanere fattibile e soprattutto sostenibile. I voli pindarici non possiamo permetterceli. Il basket italiano sta vivendo una fase particolare, tante realtà sono in difficoltà e più di una società ha purtroppo deciso o sta decidendo di fare un passo indietro. Per questo voglio rimarcare che la Dinamo vuole strutturarsi ancora meglio e che la pazienza in questo senso è un’ottima consigliera. Di sicuro il nostro obiettivo è continuare a crescere: dentro e fuori il parquet. Sia per quanto riguarda la Prima squadra che per il settore giovanile, già forte di ottimi numeri e che vogliamo implementare ulteriormente per quantità e qualità. Perché nel discorso sulla sostenibilità futura a certi livelli molto passa proprio dal lavoro con i giovani dove rimane fondamentale la collaborazione con altre realtà del territorio. E a tal riguardo ringrazio Alba, Asar e Dom”.
Sul basket giocato, che non ha lasciato alcun tipo di rimpianto. “Volevamo centrare l’ingresso ai play-off dopo aver rinnovato e ringiovanito il roster. E’ un fatto incontrovertibile che ci siamo riusciti e, come già sottolineato, con largo anticipo e senza mai scendere dal podio. Credetemi non è stata cosa di poco conto poiché la concorrenza era di valore ma la costanza e la continuità ci hanno premiato. Oltre alla voglia e all’intensità che i ragazzi hanno messo in allenamento e nelle partite. Le luci hanno abbondantemente sopraffatto le ombre nonostante per tutta la seconda parte della stagione ci sia mancato Fall, uno dei giocatori fin lì più performanti del campionato. Il gruppo si è dimostrato coeso e forte proprio in quei frangenti e nei play-off, dove subentrano tanti altri fattori, si è ulteriormente regalato altre soddisfazioni".
"Siamo usciti con Pizzighettone dopo tre gare, contro un avversario che ha sfiorato la promozione diretta ed è ancora in corsa per centrarla. Non c’è davvero alcun motivo di rammarico perché contro Gallarate avevamo risolto la pratica in due partite e in precedenza, con enorme volontà, avevamo battuto sia Ozzano che Oderzo che ci precedevano in classifica. Due successi soprattutto significativi anche se forse il match che mi ritorna in mente, come esempio fattuale di spirito di squadra, è il derby di andata a Pordenone. Venivamo da uno dei rari scivoloni stagionali, il ko interno con Reggio Emilia, ma al cospetto di un avversario di qualità e in netta ascesa abbiamo sfoderato una grande prestazione a tutto tondo. Ma giusto ricordare anche il match con Mantova che ha significato il “Back in Town” al palazzetto. Oltre a tante sfide che, ripeto, come presidente mi hanno reso orgoglioso di questi ragazzi”.
L’ultima a Soresina contro Pizzighettone è stata l’ultima da giocatore di Andrea Colli: “Sapevamo che sarebbe arrivato il momento dei saluti. Se c’era un’occasione giusta è stata proprio la sfida di gara 3 con Pizzighettone. Perché avevamo ancora il cuore pieno per il tributo come meritava l’Uomo Andrea prima ancora che il giocatore dei 3000 del PalaBigot della gara precedente. Sapevamo che avremmo fino alla morte anche per Lui, cullati dai cori del centinaio di tifosi al seguito e al cospetto dei suoi amici e della sua Mamma. L’ho definito un Super Eroe perché sostantivi e aggettivi per Lui non ne abbiamo più. Sin dal primo giorno ha rappresentato quello che alla Dinamo vogliamo da chiunque sposi la causa di questa società. Andrea se possibile è riuscito ad andare addirittura oltre, entrando in perfetta simbiosi con il nostro mondo. Adesso deve prendersi il tempo necessario ma è chiaro che lo vogliamo appena al di là della linea che delinea il campo da gioco. La sua esperienza e soprattutto la sua umanità sono necessarie non soltanto alla Dinamo e alla pallacanestro, ma alla gioventù che vuole crescere con determinati valori”.
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