La pirotecnica e amara sfida del Meazza ha lasciato in dote all'Udinese molti spunti su cui riflettere. A tracciare un bilancio dell'incredibile match di San Siro, che ha visto i bianconeri dilapidare un doppio vantaggio, è intervenuto Antonio Manicone. Il doppio ex, reduce dalle esperienze in panchina con l'Iran e il Pisa, ha analizzato la doppia faccia mostrata dalla squadra di Runjaic: "L’Udinese promette bene, ma a San Siro è mancata di mentalità", ha esordito, sottolineando la prestazione "dottor Jekyll e mister Hyde" dei friulani.

Nonostante il pesante passivo, Manicone condivide la scelta di mister Runjaic di voltare subito pagina, considerando la caratura dell'avversario: "Direi proprio di sì, perché qualsiasi valutazione parte dalla premessa che l’Udinese ha affrontato la squadra più forte del campionato, una potenza che quando vuole sfonda e ottiene ciò che vuole. Le cinque reti al passivo sono relative proprio alla forza dell’avversaria che ha fatto un partitone in casa del Real, pur perdendo".

Il tecnico tedesco ha evidenziato come anche lo stesso Chivu avrà il suo bel da fare per analizzare i tre gol subiti dall'Inter. Un aspetto che Manicone conferma, esaltando la partenza bianconera: "Altra considerazione opportuna, perché l’Udinese ha dimostrato molto di sé e delle sue potenzialità nei primi 25 minuti. Ha palesato forza, compattezza e un’accresciuta autostima anche nel palleggio. Vero che l’Inter doveva ancora svegliarsi, come spesso le è capitato in quest’ultimo periodo, ma l’approccio dei bianconeri è stato ottimo e non è da tutti portarsi avanti di due gol. Ecco, io ripartirei proprio da qui, perché l’Udinese ha dimostrato di esserci".

La vera nota dolente arriva dalla gestione del vantaggio. Il doppio ex confessa di aver subodorato il rientro nerazzurro fin dal doppio vantaggio friulano: "Sono sincero, al 16’, sul 2-0 per i friulani ero sicuro che l’Inter l’avrebbe rivoltata, perché è nelle sue corde, e ci può stare. Quello che invece non deve starci per l’Udinese è il modo in cui si è fatta rimontare".

Alla base del crollo c'è un atteggiamento passivo esploso al primo segnale di difficoltà: "Ho notato un’arrendevolezza che non deve starci, perché l’Udinese deve mettere in conto di subire dei gol a Milano, ancor più se in vantaggio. La giusta mentalità passa anche da queste situazioni in cui si riesce a tenere la partita in pugno nonostante i gol subiti, proprio come ha fatto l’Inter che non si è scomposta col doppio svantaggio. L’Udinese, invece, una volta subito il gol di Carlos Augusto si è troppo preoccupata di prendere anche il secondo, cedendo poi nella ripresa. In poco tempo le convinzioni sono cadute una dietro l’altra, e questo aspetto va corretto".

Tuttavia, Manicone predica ottimismo, ritenendo l'ostacolo assolutamente superabile con il lavoro: "Sì, ma si può lavorare benissimo su questo aspetto perché è esclusivamente mentale. La speranza è che non sia scattato l’alibi delle assenze che comunque sono state condizionanti perché un conto è avere Solet e Zaniolo, e un altro è dover pianificare una partita senza i due, che sono tra i migliori".

A proposito di Nicolò Zaniolo, attualmente in forcing per rientrare contro il Cagliari, l'ex centrocampista non usa mezzi termini per descriverne il potenziale inespresso a causa degli stop fisici: "E che senza l’infortunio avrebbe già potuto puntare alla Nazionale, aggiungo".

Sul vistoso calo fisico della squadra e sulla ritrovata verve offensiva collettiva, l'analisi è lucida: "Non entro nel merito della preparazione, ma gli infortuni possono abbassare i giri del motore. Quello che ho visto è una squadra che rispetto allo scorso anno difende e attacca tutta insieme, e che ha voglia di andare a fare gol con più elementi. L’Udinese può segnare a tutti in Italia, e questo conta nella valutazione d’assieme".

Infine, una chiosa sulle difficoltà incontrate da Miller a centrocampo, che Manicone inquadra non come una bocciatura individuale, ma come un problema tattico di squadra: "Le difficoltà incontrate dallo scozzese sono state create dall’Inter che fa tante rotazioni in mediana, e se non attacchi la palla Chivu porta molti uomini in zona palla e ti mette in inferiorità numerica, quindi è stato un problema di reparto e di assetto".

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Sezione: Gli ex / Data: Mer 16 settembre 2026 alle 07:30 / Fonte: Messaggero Veneto
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!