Quousque tandem abutere, Udinese, patientia nostra?

Fino a quando dovremo pazientare, dunque, per vedere giocare al 'fùbal'?

Il direttore mi ha affidato questo editoriale. Facile, difficile scrivere di una pessima gara (in senso generale) come quella di ieri sera. Non lo ringrazio ma mi allineo.

E dico chiaramente che contro un Torino modesto, messo in campo 'alla Nicola', falsamente offensivo ma invece molto arroccato, vedere così poco da parte biancanera mi fa un effetto decisamente devastante.

''¿Por qué?'', ripeteva Mou. Lo stesso ripeto io.

Perché giocare sparagnini, possesso palla nel primo tempo e neanche quello nella ripresa, contro la quart'ultima in classifica (e non ditemi posizione immeritata)?

Perché costringere Pereyra a fare la seconda punta, sparendo dai radar? Non dico che non lo sappia fare, e Gotti lo ha messo in chiaro: ma giocare con un minimo di spunto davanti pare brutto? Specialmente partendo da 33 punti, che a oggi garantiscono una salvezza quasi certa.

Perché non divertire e divertirsi, proponendo gioco magari sperimentale? Perché tanta pavidità di fronte ad un'avversaria che di certo non scendeva al Friuli per dominare il gioco, come l'Atalanta di una settimana fa?

Perché? E perché non evitare di intasare l'unica corsia di gioco che si conosce, quella che passa per De Paul? Perché non mettere Arslan nelle condizioni di smistare di più la palla, sollevando il diéz da troppe responsabilità liberando al contempo il suo estro?

Perché tocca ad Arslan marcare Belotti in area, accoppiata decisamente ìmpari dal punto di vista fisico?

Ma soprattutto, Luca e squadra tutta, quanta paura vi fa l'area avversaria, tanto da girarvi così al largo?

Tutto ciò premesso, ieri sera sarebbe dovuta finire pari. Con buona pace dell'aparecchiata granata, fatta di Cairo in tribuna, di Cravero a commento e di Udinese compiacente e poco pugnace, il Torino ha fatto quasi nulla per portarsi a casa i tre punti. Un regalo di Arslan, una genialata di Doveri e complimenti a Nicola, al suo non-gioco che qui conosciamo bene. Meno complimenti alle complicate conferenze stampa del tecnico granata, che tira fuori il 'caisen', il miglioramento continuo: mister, si dice kàizen e di migliorato nel Torino vedo solo una certa dose di buona sorte. Ma non apparteniamo alla Crusca di Osaka per cui chi vince va a centrocampo a battere pugni sui petti, chi perde cerca di spiegare. Lo sport è bellissimo anche per questo.

Tornando al commento televisivo, credo che i pochi o tanti tifosi bianconeri meritino di meglio. Già non mi fa impazzire che un giocatore appartenente a una delle due squadre in campo commenti una gara, garantendo zero imparzialità (per l'ex capitano del Torino c'era un rigore nel primo tempo, visto solo da lui); già tollero Bergomi con Caressa perché gli riconosco delle capacità. Di Cravero, però, con tutto il rispetto per un professionista da 350 gare in serie A (ma zero in Nazionale, non a caso) faccio volentieri a meno.

Ma dei granata si occupa già il giornale di proprietà dello stesso tycoon alessandrino (non dico mandrogno, patrimonio breriano) che possiede la squadra di Nicola; e lo fa bene, con assoluta terzietà. Per fortuna Doveri ha concesso un netto rigore realizzato da Belotti, altrimenti avremmo avuto l'ennesima puntata del ''j'accuse'' con tanto di dossier anti-Torino. Se i loro inviati analizzassero il gioco granata forse questa assoluta ''Bibbia'' dello sportivo ridiventerebbe tale. Ma sono io che cicco, lasciate perdere.

L'Udinese, dunque: mi ripeto: pavida interpretazione che ormai assomuglia ad una rottura prolungata. Non mi sono piaciute le dichiarazioni post-gara, forse meno della gara stessa. Stolidamente pensavo che la vittoria contro la Fiorentina avesse portato i bianconeri nella dimensione successiva, quella che permette di giocare bene, rilassati, propositivi, addirittura (bestemmio, lo so) cambiando la disposizione dei giocatori in campo. Ho difeso Gotti per il suo comportamento sparagnino quando i punti contavano, pesavano: oggi però, quando obiettivamente mancheranno 3-4 punticini alla matematica permanenza, diamoci una botta di vita, Luca! Diamo fiducia ai giocatori, convinciamoli che possono dominare le gare non solo girando sterilmente la palla ma utilizzando le risorse offensive a disposizione. Prendiamoli per mano, cresciamoli, non abbandoniamoci alla tentazioni del ''primo non prenderle'' che dipende troppo dalle ubbie del destino. Ieri Eupalla era granata, e il Torino giustamente (anche se non meritatamente, lo ripeto e me ne prendo le responsabilità) si prende tre punti che lo rendono felice, tifando Internazionale oggi all'ora dell'orzo e fagioli.

Le critiche sono meritate, per una squadra che ieri e contro la Lazio ha perso due occasioni enormi per dare un senso diverso al proprio campionato. Eccessive quelle preventive, ascoltate da parte di un collega lombardo prestato al Friuli, che talvolta appaiono talmente veementi da saper di prevenute. Sicuramente rispetto la sua professionalità e obiettività: quando però alla fine elogia Davide Nicola per come carica i suoi, dimostra ignoranza (nel senso di qualcosa che non sa) del recente, triste, deprimente e altrettanto non-giocato passato bianconero. Ma l'Udinese ha perso, e alla fine hanno ragione loro e le tonnellate di messaggi di fuoco dei tifosi, regolarmente lette.

Sensazioni? Ieri sera Gotti si è giocato una buona fetta di riconferma, ammesso che ci tenga a continuare a fare il primo in comando. Il volto sorridente della proprietà alla fine non diluisce una tensione che si legge chiara, così come chiare sono le voci di trattative fra l'adriese e altre formazioni di massima serie, che cercano allenatori ma anche trainer in seconda con dimostrate capacità tattiche. Io continuo a non vedere in giro alternative migliori di Gotti alla guida dell'Udinese: se però continuerà a giocare così, ci saranno poche chances di rivederlo a luglio con la casacca che tanto ci fa soffrire.

Così come ci fa soffrire non capire cosa diamine abbia Gerard Deulofeu.

Settimana prossima si va a Crotone, contro una formazione che gioca dall'inizio dell'anno immensamente meglio di Udinese e soprattutto Torino, raccogliendo però più reti al passivo ed elogi che punti. A Crotone mi legano affetti personali e professionali, non certo verso il conduttore da poco prescelto. Speriamo si distragga e chieda la maglietta a De Paul.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 11 aprile 2021 alle 13:23
Autore: Franco Canciani
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