Nonno Behrami e babbo Pradé

29.08.2018 06:42 di Giacomo Treppo  articolo letto 2993 volte
Nonno Behrami e babbo Pradé

I numeri si avvicinano spesso a dire la verità. Domenica Valon ha recuperato sei palloni e non ne ha perso nemmeno uno, De Paul è il giocatore che ha giocato più palloni. Sono questi i due giocatori decisivi, ancora una volta, della squadra bianconera. A loro aggiungerei Nuytinck che si è reso artefice di una prestazione sontuosa.

Se lunedì era il giorno della festa, oggi possiamo analizzare più razionalmente quanto sta succedendo all'Udinese, senza scordarci che sì, ogni anno è un campionato diverso, ma gli errori del passato si scontano nel presente e nel futuro. Anche una non-programmazione crea un continuum, una sorta di programmazione passiva e negativa.

Partiamo da una risposta interessante che ha dato Pradé e non so come mai la stampa in generale ha sottovalutato. Il bravo dirigente ex di Roma e Fiorentina ha fatto notare come lui avrebbe voluto una rosa con qualche elemento di esperienza in più. Uno zoccolo duro che potesse tirare il carro dell'emotività nei momenti difficili che per forza affronteremo. Udine vive ormai di schizofrenia, di un alternarsi fra esaltazione e depressione, da cinque anni e più. E questo è il risultato della cattiva programmazione da parte di chi decide il mercato. Sappiamo anche che chi decide il mercato non è sempre chi lo fa. Ora, Pradé ha ammesso, finalmente!, che lui avrebbe voluto fare un mercato in parte diverso ma che i Pozzo non hanno voluto.

Se dovessimo analizzare solo la partita contro la Sampdoria dovremmo dire che ha ragione la proprietà. La mancanza dei “vecchi” leader Thereau e Danilo ha fatto emergere, finalmente!, il carattere di De Paul, di Nuytinck e di Scuffet. Vi ricordate cosa scrivevo l'anno scorso? In campo i giocatori non si parlavano, segno che mancava collante e la colpa era di chi doveva essere leader. Specialmente contro la Sampdoria ho visto nuovamente i bianconeri parlare fra loro, richiamarsi, correggersi ed incitarsi dopo un errore. E' un grande segnale e se davvero verranno fuori i caratteri che mai avevamo visto nelle scorse stagioni sarà soltanto un bene. Parrebbe che, più di tutti, ne abbiano beneficiato Scuffet e Nuytinck.

Rimane il fatto che a Parma avevamo visto come mancasse un capitano in campo; contro la Sampdoria Valon Behrami ha tenuto per le palle (termine puramente tecnico) l'intera squadra in campo. E' stato lui che ci ha dato la vittoria. Abbiamo giocato meglio rispetto al recente passato, ma la partita non sarebbe finita con i tre punti in saccoccia se lo svizzero fosse uscito dopo mezzora, sostituito da chi non sa fare quel ruolo come lui, come succedeva l'anno scorso. E quindi sorge un dubbio: Behrami riuscirà, con un anno in più e un mondiale sulle spalle a reggere novanta minuti per buona parte se non tutto il campionato? Francamente non credo e una squadra di seria A, o almeno una squadra con un minimo di obiettivi, non può permettersi di non avere una riserva in un ruolo così prezioso. La riserva non è certo Mandragora, che anzi è complementare allo svizzero. Uno è arcigno e l'altro va di fioretto. Il primo è generoso e il secondo sa mantenere la densità a centrocampo quando il primo si sgancia per andare in pressing. Detta alla vecchia, Behrami recupera e Mandragora smista a due tocchi. Nel Crotone a fare il “Behrami” era Barberis, un mio pallino...

Una partita buona in difesa è come una rondine, bellissima, ma non fa primavera. Abbiamo, purtroppo, fino a gennaio per constatare se il Pozzo avevano ragione a non voler comprare un centrale difensivo di esperienza. Ekong ha mezzi e si vede, ma la serie A è diversa dai campionati dove ha giocato e non poco. Quanto affronteremo le squadre più forti e quasi tutte assieme, allora ci sarà da aver paura, non per il risultato in sé, piuttosto scontato, quanto per la tenuta psicologica dei nostri senza uno zoccolo duro di esperienza e carattere nello spogliatoio.

Il mercato ancora una volta ha sottovalutato la situazione pregressa, ed a gennaio bisognerebbe correre ai ripari, ma da quell'orecchio la proprietà non ci sente. Forse preferisce farsi consigliare da qualche procuratore “come tanti” più che da un dirigente esperto e con un passato che parla da sé.

Ancora una volta, fedele al “lu vevi dite” di furlan tradizione, avevo scritto che questo non mi sembrava un mercato alla Pradé. Speriamo che a gennaio lo lascino lavorare. A volte il business può aspettare, altrimenti questa rondine in due partite sarà l'ennesima delusione per l'ennesima stagione negativa. Dal mio punto di vista, l'assunzione di un direttore tecnico così esperto e i mezzi che stanno emergendo in questa rosa sono il motivo in più per coprire determinati tasselli in mezzo e dietro.