Quella andata in scena contro la Dolomiti Energia Trento non è stata una partita come le altre, ma l’ennesimo, drammatico capitolo di una stagione che sta scivolando oltre i confini dello sport. La gara di campionato di Trapani, ultima del girone d’andata, è durata appena quattro minuti e undici secondi: il tempo necessario agli arbitri per decretarne la fine sull’11-26, quando i siciliani si sono ritrovati con un solo giocatore in campo.

Trapani si è presentata alla palla a due con sette elementi, di cui appena tre professionisti – Rossato, Pugliatti e Sanogo – affiancati da quattro ragazzi del settore giovanile: Patti, Martinelli, Giacalone e Alberti. Tre diciottenni e un sedicenne, tutti con le maglie “riciclate”, i nomi coperti dallo scotch per rispettare le regole federali. Formalmente, il requisito dei sei italiani era rispettato; sostanzialmente, la squadra era allo stremo. Assenti anche Cappelletti (squalificato), Notae (infortunato), Arcidiacono e Petrucelli, nonostante risultino ancora sotto contratto.

L’inizio è stato segnato da un applauso lungo e commosso del pubblico rimasto sugli spalti, nonostante i vuoti evidenti sugli anelli del palazzetto. Un applauso ai sette ragazzi chiamati a rappresentare Trapani in una situazione che ha poco a che fare con il basket professionistico.

Dopo il primo canestro di Trento, la partita ha preso una piega irreversibile: Sanogo e Pugliatti hanno chiesto subito il cambio, raggiungendo gli spogliatoi insieme a Rossato, che non è nemmeno entrato in campo lamentando un malessere. In pochi istanti, sul parquet sono rimasti solo i quattro giovani. Dopo 3’20” Alberti è uscito per cinque falli, riducendo Trapani in tre; sedici secondi più tardi è toccato a Martinelli. Quando, a 4’11” dall’inizio, anche Patti ha dovuto lasciare il campo per falli, con il solo Giacalone ancora in piedi, gli arbitri non hanno potuto far altro che interrompere definitivamente la gara.

Alla sirena anticipata, attorno ai quattro ragazzi si è stretto l’abbraccio prima del coach avversario Cancellieri e poi di un pubblico rimasto sugli spalti, molti in lacrime, tra cori di protesta e orgoglio ferito.

Il contesto è noto e sempre più grave. Trapani è stata penalizzata di dieci punti in classifica, frutto di quattro distinti provvedimenti della giustizia sportiva, gli ultimi due comunicati proprio nelle ore precedenti la gara. I giocatori persi lungo il cammino sono ormai cinque. Già nella giornata precedente, il club aveva rinunciato alla trasferta sul campo della Virtus Bologna, subendo lo 0-20 a tavolino e una multa da 50 mila euro. Il regolamento è chiaro: alla seconda rinuncia scatta l’esclusione automatica dal campionato.

Solo pochi giorni prima, il copione si era ripetuto anche in Europa. Nell’andata del play-in di Basketball Champions League, Trapani si era presentata in cinque giocatori sul campo dell’Hapoel Holon. La partita era durata meno di sette minuti: infortuni e falli avevano progressivamente ridotto la squadra a un solo uomo in campo, portando all’interruzione sul 38-5 e, trattandosi di una serie a eliminazione diretta, alla eliminazione automatica dalla competizione.

Il primo addio era arrivato a fine novembre, con le dimissioni di coach Jasmin Repesa. La scelta di affidarsi all’assistente Alex Latini si è però scontrata con la realtà: il blocco dei tesseramenti, legato a lodi esecutivi e alle penalizzazioni ricevute, ha impedito il deposito del nuovo contratto, rendendo impossibile la sua presenza in panchina. Lo stesso blocco ha impedito di sostituire Allen, Ford, Alibegovic, Eboua e Hurt.

A ogni partita, per ogni giocatore mancante rispetto ai dodici contratti professionistici obbligatori, scatta una multa da 50 mila euro. Contro Trento, senza cinque giocatori, la sanzione ammonta quindi a 250 mila euro, una cifra che aggrava ulteriormente una situazione già compromessa.

Quella di Trapani non è più solo una crisi sportiva. È una vicenda che parla di norme, di conti, di regole applicate fino all’ultimo comma, ma anche di ragazzi mandati allo sbaraglio e di un pubblico che, tra rabbia e commozione, continua a restare. Quattro minuti e undici secondi bastano per raccontare tutto questo: non una partita, ma il simbolo di un sistema arrivato al punto di rottura.

Sezione: Basket / Data: Sab 10 gennaio 2026 alle 23:31
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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