Sapete come la pensiamo sulla Supercoppa, per cui passiamo oltre.
Cogliamo però fior da fiore.
Se Udine vince perché mette a referto otto giocatori di cui sette in doppia cifra; se domina un’avversaria di valore riconosciuto, in trasferta e senza batter ciglio; se dieci punti finali pare un divario generoso per i domestici; se non subisce in alcun modo l’uscita per falli dei due americani, dettaglio di uno scenario dove si vede fischiare 27 falli contro: beh, allora questa, a prescindere da dove si arriverà, è una squadra.
Una bella squadra.
In cui si fa fatica a individuare MVP: certo un Andrea Amato così non era nelle idee del più ottimista dei tifosi; nella giornata in cui Cromer diventa umano, ci pensa Beverly ad intimidire gente ben più alta (come Benvenuti) schiacciandogli in faccia quattro, cinque volte; l’inizio del Cigno di Colloredo è roba da showtime.
Dove Fabi difende come non ci fosse un domani e all’occasione realizza da fuori come ai tempi di Latina; Zilli si dimostra leone indomito strappando rimbalzi e convertendoli; Nobile è bravo ed utile in difesa in una giornata dove non si sente terminale offensivo.
Lascio per ultimo il capitano: commentavo con un collega che Riki deve stare bene e sentirsi amato; oggi è rientrato dopo tanto tempo e tanti contrattempi (al netto di un paio di spezzoni contro la Reyer a Lignano) in forma quantomeno accettabile; mette due triple fondamentali, gioca bene sotto il proprio canestro quando gli viene richiesta difesa dura, insomma Cortese pare recuperato alla causa.
Udine segna quasi trenta punti della media subìta dai biancorossi sinora, con percentuali sopra il 50% da ogni posizione; come detto, distribuisce i canestri fra tutti gli effettivi (o quasi) disorientando il coach di Forlì, che non trova adeguate contromisure e perde nettamente la sfida contro Alessandro Ramagli.
Il quale, dal suo cantuccio, le indovina tutte (o quasi), dimostrando che la sua scelta può diventare pietra d’angolo per il nuovo progetto del basket udinese.
Difficoltà? Siamo in preseason e sì, ce ne sono. Udine soffre i ribaltamenti di lato, graziata dalle polveri bagnate avversarie in diverse occasioni. Certe volte si addormenta sotto la propria plancia lasciando seconde occasioni a Benvenuti e Rush, che la puniscono: ma contro la A.P.U. di oggi ciò riesce solo a lenire la ferita di un divario apparso netto.
Lo so, siamo incontentabili e lo sappiamo. Inclusa la direzione arbitrale. Cosa ci piacerebbe vedere? Semplicemente una presenza impalpabile dei tre arancioni, che dovrebbero però dirigere con univoco metro sotto i due canestri. Invece ai vecchi marpioni, Verona come Forlì, viene concesso qualcosa di troppo sia in fase difensiva che offensiva. Invochiamo per loro la scusa della preparazione ‘in fieri’, certo che oggi Morassutti di Monfalcone e soci devono spiegarmi come mai la squadra che difendeva più duramente ha ottenuto 27 falli a favore e soli 18 fischiati contro…
Inezie: per due quarti è stata una bella partita di basket. Poi Forlì ha cercato di buttare cuore oltre l’ostacolo (tecnicamente oggi non vi era partita) e la gara è diventata meno godibile. Al netto, ovviamente, di alcune azioni d’attacco (specialmente bianconere, non me ne vorranno i tifosi romagnoli) concluse in maniera notevole.
Si vola a Milano, al Palalido che oggi si chiama ‘cloud’ dove venerdì, alle 21, Udine incontra Tortona per conquistarsi la finale, ed allungare la striscia di vittorie contro pari grado che, in questa preseason, dice ancora 100%. E tre gare sono state disputate in trasferta (regolamento difficilmente spiegabile).
A proposito: si giocava a Forlì, ma per lunghi tratti l’audio sembrava dire il contrario. Ammirevoli le ugole del Settore D al seguito, che hanno spesso sopravanzato quelle locali. Bravi anche loro.
Brava, A.P.U.: sono solo amichevoli ma vincerle fa sempre un bel po’ di piacere.
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