Kosta Runjaic è il nome sulla bocca di tutti gli appassionati di calcio italiani in queste ultime ore. Sì perché l'Udinese ha fatto una vera e propria scommessa ad affidargli la panchina bianconera. In molti si domandano se sia il profilo adatto (clicca qui per leggere chi è) ma lo stesso allenatore tedesco ha chiarito meglio che tipo di tecnico è. Come? Basta andare a ritroso vedendo le sue vecchie dichiarazioni.
Ripartire dal basso. Non è la prima volta che Runjaic si trova ad allenare un club che viene da un risultato sportivo negativo e vuole ritornare in alto. Gli era già successo nel 2017 con il Pogon Stettino e Kosta ha accolto questa avventura come una vera e propria sfida. "Molte persone non hanno capito la mia decisione di trasferirmi all'estero, in un posto molto indietro nella classifica. Ma volevo solo fare qualcosa di nuovo, costruirlo, contribuire a modellarlo. Ci siamo riusciti perché mi è stato dato il tempo", aveva dichiarato. Tempo, appunto, perché per il tecnico tedesco è la base per imbastire un percorso vincente ma soprattutto per fare sì di trovare stimoli sia per lui che per i suoi giocatori. "Ciò che mi spinge come allenatore è aiutare una squadra o, idealmente, anche un intero club a crescere". L'Udinese cercava un "maestro di calcio" con cui imbastire un progetto pluriennale e Kosta rispecchia questo identikit.
Valori. Sono la base da cui partire per descrivere Runjaic come persone. Un tedesco nato a Vienna con radici jugoslave, un mix di usi e costumi dei quali va orgoglioso. Si identifica come una persona che ha a cuore la personalità degli altri. E questo gli permette di essere amato da tutti, come lui stesso ha raccontato: "Alcuni valori come l’interazione rispettosa e la cooperazione sono molto importanti. So che come allenatore straniero ho una responsabilità nel mio lavoro. Se chiedeste in giro, alle federazioni in cui sono stato, agli arbitri o ai giornalisti, nessuno direbbe niente di negativo su di me".
Nessuna barriera linguistica. Il mix delle sue origini fa intendere la sua capacità di saper comunicare in più lingue ma in campo con i suoi giocatori si parla solo inglese. Modus operandi già utilizzato al Legia Varsavia. "Non parlo polacco, si parla solo in inglese. Conosco il serbo-croato. Anche se è in qualche modo legato al polacco, pensavo che il polacco sarebbe stato più facile per me - aveva dichiarato -. Ma in realtà non l'ho ancora imparato per vari motivi in modo da poter comunicare oltre il facile. È andata così bene finora. Non mi sentirei a mio agio se finissi per parlare un 'polacco runjaico' che poi, con tutto il rispetto, assomiglierebbe al tedesco di Trapattoni"
Coraggio nelle idee. Runjaic è un allenatore che non ha paura di credere nel suo modo di interpretare il calcio, basato sull'agire e il dialogo di gruppo. "Una squadra accetta una sfida. Ma è necessario che tu guidi quando il gioco si fa duro. Business, alta tecnologia, tattica, va tutto bene. Ma alla fine in campo hai a che fare con esseri umani. Se riesci a connetterti con i giocatori, vincerete insieme. Andare avanti con stile. Non reagire, agisci. Controllando e dominando il gioco, otterrai i risultati che desideri". Il tutto però con alla base la disciplina e lo sviluppo del settore giovanile: "Il duro lavoro e la disciplina sono le chiavi del successo. Non si può sviluppare nulla senza una base. Se vuoi far crescere i giovani, devi saper individuare un talento. È necessario incoraggiarli, spingerli avanti. E credere in loro".
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