Al termine della sua seconda stagione vissuta con la maglia dell'Udinese Oumar Solet si è preso definitivamente le redini del reparto difensivo bianconero. Il classe 2000 ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, parlando di passato, presente e... futuro.
Solet, partiamo dalle sue origini.
"Ho parenti nella Repubblica Centrafricana e in Costa d’Avorio, ma sono francese, ho sempre vissuto in Francia".
Ha pure un fratello, Isaac, che gioca. Quest’anno era al Cska Sofia.
"Abbiamo iniziato insieme, all’Accademia di Laval. Non abbiamo mai giocato insieme da professionisti, magari un giorno succederà. È un centrocampista molto tecnico. Dopo la Turchia quest’anno è stato al Cska Sofia".
Lei è nato difensore o ha fatto altri ruoli, vista la tecnica eccellente?
"All’inizio ero centrocampista, poi a 17 anni difensore. Ho sempre avuto queste caratteristiche. Amavo Ronaldinho, molto tecnico, giocava tanto con la palla, mi piaceva vederlo. Oggi non c’è più un Ronaldinho, ma mi piacevano anche Sergio Ramos e Pogba".
Cosa è successo a Salisburgo dove ha giocato, dopo il Lione, dal 2020 al 2024?
"È stata una buona esperienza, quattro anni. Li ho aiutati molto. Loro vogliono fare mercato, hanno un modo particolare di gestire".
Ha giocato la Champions League. Immagino voglia tornarci.
"Sì, mi ha arricchito e mi ha dato esperienza, ovviamente vorrei giocarla di nuovo".
Della Serie A che pensa?
"Mi piace, è uno dei tre migliori campionati. Negli ultimi anni il livello si è alzato, è molto tattico".
È più attirato dalla Serie A o dalla Premier ?
"Sono due campionati diversi. Mi piacciono molto entrambi perché sono competizioni molto attraenti e di altissimo livello, ma mi piacciono anche la Liga e il campionato francese".
È vero che l’Inter è interessata a lei?
"È bello essere accostato a grandi club, ma io sono concentrato sull’Udinese".
Perché è rimasto volentieri a Udine?
"Perché sto bene qui. Il club ha fiducia in me, gioco con continuità e posso crescere. Questo è fondamentale per me. L'Udinese mi ha fatto sentire a casa, vivo in centro, è una città tranquilla e ti permette di concentrarti sul lavoro. Sto molto bene. La pasta al formaggio è ancora tra le mie preferite, ma ho scoperto anche altri piatti italiani".
Pensa di essere cresciuto ulteriormente? In quali aspetti si sente migliorato?
"Cerco solo di fare ciò che faccio al meglio, con intelligenza e lucidità. Voglio diventare un giocatore d’élite completo, con tutte le qualità possibili sia in fase difensiva che offensiva".
Ha mantenuto l’audacia che la contraddistingue portando palla con sicurezza. È il suo marchio di fabbrica. In A solo Bastoni lo fa così. Perché pochi difensori da noi impostano così? Paura? Per lei è naturale avendo cominciato da centrocampista?
"Entrambe le cose. In Italia c’è una forte cultura difensiva e spesso il primo istinto è non rischiare. Ma io sono cresciuto come centrocampista, quindi per me è naturale avere la palla tra i piedi e giocare. Non penso troppo al rischio, cerco solo di fare quello che so fare meglio. A voi forse manca un po’ di coraggio nel proporre gioco offensivo e un’identità nel dare fiducia ai giovani".
Avete raggiunto dopo 13 anni il traguardo dei 50 punti. Di chi è il merito? Cosa ha portato il tecnico Kosta Runjaic?
"Il merito è di tutto il gruppo: squadra, staff e società. Il mister ci ha dato organizzazione, fiducia e un’identità chiara. Si è visto in campo: siamo stati una squadra in ogni momento, anche nei più difficili. E Arthur Atta con cui gioco ogni giorno e che mi ha stupito fin dal primo allenamento".
Nazionale: Bonny ha scelto la Costa D’Avorio. E lei?
"È una decisione importante. Ci sto pensando: voglio fare la scelta giusta per il mio futuro".
Da bambino tifava Real Madrid. E ora?
"Il Real Madrid è sempre il Real Madrid: resta un club speciale per me".
Autore: Alessandro Di Lenarda
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