Manuel Gerolin non ha perso il legame con il calcio, ma guarda con disincanto all'evoluzione del movimento italiano. L'ex centrocampista dell'Udinese, autore dello storico gol salvezza contro il Napoli nella stagione 1980/81, ha ripercorso la propria carriera soffermandosi anche sul momento attraversato dalla Nazionale.

Sul lungo e travagliato percorso che ha portato alla scelta del nuovo commissario tecnico, Gerolin non usa mezzi termini: "Abbiamo fatto una pessima figura davanti al mondo". L'ex dirigente bianconero critica la gestione della vicenda, ricordando i nomi accostati alla panchina azzurra prima della decisione finale.

"Prima si è parlato senza riservatezza di Guardiola, sapendo che era impossibile, poi addirittura di Ancelotti, sotto contratto con il Brasile. Dopo questi due nomi si è arrivati a Pirlo, ottimo giocatore ma allenatore ancora tutto da scoprire. Infine Mancini, che ha dimostrato di saper vincere, ma la cui scelta dal punto di vista etico è discutibile dopo l'addio alla Nazionale per l'Arabia Saudita", ha spiegato. Per Gerolin il traghettatore ideale sarebbe stato Silvio Baldini: "Un uomo di calcio, un grande insegnante di vita e con grandi capacità".

Perché Gerolin ha lasciato il calcio nel 2018

L'ex direttore ha poi allargato il discorso allo stato del calcio italiano, spiegando anche perché nel 2018 abbia deciso di lasciare definitivamente il mondo del pallone.

"Questo non è più il mio calcio. Conta più il marketing della parte tecnica e c'è troppa gente che prende decisioni senza conoscere davvero il calcio. Una volta i giocatori si andavano a vedere dal vivo, oggi si parla di algoritmi", ha osservato, sottolineando come i problemi del movimento siano emersi chiaramente negli ultimi grandi tornei internazionali.

Gerolin, però, conserva un ricordo speciale della sua esperienza all'Udinese, prima da calciatore e poi da dirigente. Arrivato in Friuli appena diciottenne dopo l'esperienza al Conegliano, conquistò subito lo scudetto Primavera prima dell'esordio in Serie A, segnando anche il gol decisivo per la salvezza contro il Napoli.

Tra i momenti più significativi cita inevitabilmente l'arrivo di Zico: "Era un fenomeno, ogni punizione sembrava un gol. Campione dentro e fuori dal campo. Con lui l'Udinese ha iniziato a farsi conoscere in tutto il mondo".

Conclusa la carriera da giocatore, proprio Gino Pozzo gli affidò il ruolo di osservatore. Da lì nacque uno dei periodi più floridi dello scouting bianconero.

"Per dieci anni abbiamo girato il mondo seguendo Mondiali Under 17 e Under 20. L'Udinese è l'università del calcio. Abbiamo scoperto e valorizzato giocatori come Sanchez, Felipe, Muntari e Zapata. Credo che siamo stati tra i primi a capire quanto fosse fondamentale investire nella ricerca dei giovani talenti", ha concluso Gerolin.

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Sezione: Gli ex / Data: Lun 03 agosto 2026 alle 11:44
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!