Pierpaolo Marino ha parlato a Udinese Tonight per dire la sua sul momento in casa bianconera. Queste le parole dell’ex direttore sportivo dei friulani: “Ho un’idea sull’Udinese, ha una rosa e una qualità della squadra superiore, penso che l’Udinese sia una squadra, per come ha lavorato il club quest’anno, che ha messo su una rosa superiore a quella che è l’attuale classifica. Mi aspetto gare più come quelle con l’Inter e la Roma. Allo stadio ho visto le gare con Atalanta e Napoli, ho una grande considerazione per questa squadra. Questa stagione mi sembra stia evaporando, ma forse avrebbe potuto portare ad un ritorno a dove l’Udinese era stata e poteva stare. Forse anche l’infortunio di Davis è stato penalizzante, è uno degli attaccanti più forti avuti in squadra dall’Udinese. Davis ha il problema che è discontinuo con gli infortuni. Ha una forza fisica straordinaria, una capacità tecnica importante e mi dà l’idea di una persona seria”.

La mentalità:
“Serve la consapevolezza e l’autostima di essere più vicini alle squadre che stanno in alto e non a quelle dietro. Una cosa che stava succedendo nel mio ultimo anno, con Sottil, abbiamo chiuso a 47 punti. Purtroppo, arrivò l’infortunio di Deulofeu, con l’acquisto di Thauvin a gennaio. Avessimo poi avuto il Thauvin degli anni successivi sarebbe stata tutt’altra storia. Era in condizione fisiche e atletiche pietose purtroppo. Poi ho vissuto l’anno del terzo posto. C’era Bierhoff, un ragazzo come Kamara con i suoi cross gli avrebbe fatto fare un sacco di gol. L’augurio è che in casa Udinese tornino presto questa mentalità e questi risultati. La mentalità si costruisce con l’attaccamento alla maglia, con l’empatica tra pubblico e squadra, quando hai i campioni, perché poi ovviamente servono loro per arrivare lì. Udine è un contesto dove, per l’organizzazione che c’è, la passione dei tifosi, manca solo che la squadra si inserisca in questo contesto con la voglia di dare non solo per loro stessi ma anche per gli altri. Servono quei due tre ragazzi capaci di mentalizzare la squadra sulle motivazioni di tutto il gruppo e non solo su quelle individuali, dove magari c’è poi il procuratore che influenza. Quest’anno non ho mai sentito i ragazzi mettere in dubbio le potenzialità della squadra, Kamara è un giocatore che viene dal Watford, dove ha fatto campionati importanti. C’è Atta, c’è Davis, c’è Zaniolo, anche Zanoli, un ragazzo importante, purtroppo infortunato e che a Napoli rimpiangono visti tutti gli infortunati. E’ un peccato che si prendano così tanti gol. Sulla ricerca dell’equilibrio si può fare di più”.

Runjaic tende spesso a ricordare che questa è una squadra da metà classifica e che bisogna ragionare in quell’ottica:
“Anche l’allenatore deve infondere autostima, il tecnico dev’essere il primo a galvanizzare la squadra. Mentre alla società non è permesso opprimere la squadra al di là di quelli che sono gli obiettivi gara per gara, il tecnico dovrebbe essere il primo a spingere in questo senso. Poi c’è da dire che non parlando italiano a volte è l’interprete che dovendo portare una traduzione non può riportare al meglio il messaggio. Runjaic sta avendo una sua crescita, sta facendo esperienza. Mi piacerebbe vedere contro le squadre medio piccole un’idea di gioco che sia vincente. Contro quelle squadre lì l’Udinese ha perso diversi punti, facendo poi punti insperati contro squadre importanti. Questo può essere il limite. Io mi fido di Gino. Se lo ha messo lì e lo sostiene ha i suoi motivi per farlo. L’Udinese però ritengo valga più dei punti in classifica che ha. Avere poi ragazzi in campo come Kamara aiuta un tecnico, giocatori capaci di creare un attaccamento con i tifosi, questo serve per permettere a una squadra di fare quel qualcosa in più. Nei miei campionati ne ho fatti 6 con competizioni europee, con tanti giocatori nelle nazionali, l’Udinese era un modello unico all’epoca. Adesso tanti lo imitano e tutto è più difficile. Serve un lavoro per far capire ai giocatori il territorio, quanto questa gente ami questa squadra, la passione che hanno i friulani per l’Udinese è a volte superiore anche al pubblico più appassionato che ci sia. Questo va trasmesso. Voglio fare i complimenti a Franco Collavino per l’iniziativa per Astori. Quando ho visto in tv queste immagini sono rimasto colpito. La sensibilità che ha avuto l’Udinese è stata importante, un esempio di come si possa essere solidali”.

Un allenatore di cui ha un ricordo particolare?
“Chiaramente Spalletti, se mi passate il termine era un animale. In ritiro con Giampaolo ci trattenevamo lì dopo cena. Arrivava Luciano con la lavagna, ci spiegava la partita, perché ci voleva rendere partecipi del progetto tattico della partita, questa cosa non l’ho mai spiegata. Poi si infervorava nel descrivere l’andamento della partita, aveva l’80% della grinta della partita già in corpo. Poi anche Sottil, ripeto ha pagato molto l’infortunio di Deulofeu, quell’anno non ce n’era per nessuno. Aveva raccolto un bottino di punti che negli ultimi 15 anni sono un record”.

Su Kamara, ospite insieme a lui:
“Quando ero qui seguivo il Watford. Kamara crossa con un effetto che permette all’attaccante di segnare più facilmente. Crossa in una maniera tecnicamente ineccepibile, lo sa e per quello dice che un assist è troppo poco. E’ anche vero che non c’è più Lucca in area. Davis non ha proprio nel colpo di testa la sua specialità e nemmeno Zaniolo. Per predicare bene serve anche chi ascolta. Maradona diceva che crossava ‘con la palla tonda’, quando arrivava la palla l’attaccante doveva solo sfiorarla e mandarla in rete, Kamara ha un po’ questa caratteristica”.

L’ha sorpresa qualcosa del mercato estivo?
“No, non mi ha sorpreso niente. Speravo che potesse rimanere Thauvin, che aveva predicato tanto amore per Udine, per la gente e la terra, invece è andato via. Questo lascia spazio ad Atta per fare quello che merita, però con un Thauvin questa squadra poteva avere delle potenzialità incredibili. L’uscita di Thauvin non me l’aspettavo”.

Come vede Inler nelle vesti di dirigente?
“Inler in questo ruolo è perfetto. Devo fargli i complimenti. Sta interpretrando quel ruolo in maniera encomiabile, lo vedo onnipresente, serio, per quello che posso vedere dall’esterno. A volte alcuni pensano che siccome sei stato un grande giocatore fare il dirigente sia facile, ma bisogna imparare a farlo e mi sembra che lui stia lavorando bene”.

Cosa manca a questa squadra per fare il salto?
“Oggi il calcio è cambiato, bisogna mettere in preventivo che se i grandi club non riescono a trattenere i grandi giocatori anche l’Udinese va in continua trasformazione. All’Udinese manca un altro Davis. Zaniolo sta facendo bene ma in quel ruolo mi sembra un adattato, lui è un giocatore che esprime la sua forza partendo lontano dalla porta, mettendo più l’assist. Servirebbe un partner di Davis, che poi magari in futuro potrebbe chiedere di andare via. Avendo fatto questa professione so che può accadere e quindi mi viene da pensare che bisogna trovare un’alternativa. Poi qualcosa da sistemare in difesa c’è. Kristensen è un gran bel giocatore, così come Solet. Però al di là dei giocatori bisogna trovare una maggiore velocità forse. A centrocampo invece le soluzioni mi sembrano ottimali”.

Runjaic è il tecnico giusto per il salto di qualità?
“Bisognerebbe vedere il lavoro settimanale, che io chiaramente non posso vedere e quindi non mi sento di esprimere un giudizio. Mi fido di Gino, quando sono arrivato a Udine aveva 35 anni, ora è sulla soglia dell’anzianità anche lui e ha fatto esperienze importanti per poter giudicare. La famiglia Pozzo mette sempre i tecnici sotto il microscopio. Se gode di questa fiducia e di certe dichiarazioni evidentemente c’è un motivo. Posso dire per quello che ho visto che c’è un ottimo preparatore atletico, vedo una squadra di gamba e che sa imprimere un ritmo impressionante, è una squadra che graffia il terreno di gioco”.

Visto come sta cambiando il mondo, con i ragazzi sempre più distratti da tante cose, come sta cambiando il lavoro del direttore sportivo?
“Bisogna cominciare non facendo il team manager ma il direttore sportivo, serve quel carisma nel farsi ascoltare. Servono bastone e carota. La mia tecnica è sempre stata quella di parlare nell’ufficio da soli, raramente uso la tecnica di parlare in riunione, magari se ci sono insofferenze per un cambio, allora lì vai a dare un supporto all’allenatore. Ho sempre detto che si dovevano preoccupare quando li chiamavo nel mio ufficio, quando giravo per lo spogliatoio voleva dire che andava tutto bene. Ci si ritrova ora ad avere a che fare con giocatori di culture e mondi diverse. Poi magari fai un lavoro e ti ritrovi procuratori che te lo smontano quando parlano con il giocatore. Una volta con i ragazzi si stabiliva un altro rapporto. Mi piaceva avere un certo tipo di rapporto coi giocatori. Una volta ho avuto uno scontro con Thauvin. Si allenava male e l’ho chiamato in ufficio, gli ho chiesto cosa facesse in Messico perché non era in condizione. Gli abbiamo cambiato il lavoro, ha fatto sedute in più, tutto lavoro che dopo è servito. Lo scontro con i giocatori importanti è anche un sostegno all’allenatore”.

Fosse rimasto Thauvin però non sarebbe arrivato Zaniolo, chi sceglie?
“Il Thauvin dell’ultimo anno a Udine, prima dell’infortunio, e quello di adesso al Lens è un giocatore campione del mondo. Non solo per il tempo passato in nazionale. Molte delle fortune di Lucca erano dovute alla presenza di Thauvin che ha giocato per lui. Sono convinto che Thauvin sarebbe stato un’arma in più, Zaniolo ha caratteristiche diverse, è un giocatore dalle caratteristiche diverse, si esprime più con la gamba, la forza atletica, come tecnica ne ha ma non è sopraffina ai livelli di Thauvin”.

Il colpo che ricorda con più piacere:
“Quello che sento più mio è Iaquinta. Ricordo che giocava qui la nazionale C e Geriolin doveva andare a vedere Thomas Manfredini. Che poi abbiamo effettivamente preso. Avevo avuto notizie da Castel di Sangro su questo ragazzo. Confermammo la trattativa per Manfredini, vidi questo Iaquinta e mi è scattata la scintilla. Aveva tutto, fisicità, tiro, colpo di testa, Gino me lo fece comprare subito. Aveva fatto 6 gol in C2 e arrivò direttamente in Serie A, poi ha vinto il Mondiale”.

Sezione: Focus / Data: Mer 04 marzo 2026 alle 11:52
Autore: Davide Marchiol
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