È sempre finito in secondo piano, senza alzare mai la voce o anteporre i suoi interessi personali a quelli della squadra. Forse perché non ha i numeri del fuoriclasse, non porta quel numero 10 che solo in pochi riescono a onorare. Non ha strabiliato il suo pubblico con capolavori di tecnica sopraffine o stracciato record su record. Ma, a differenza di molti, può vantarsi di aver amato sinceramente Udine e non solo perché per anni è stato uno dei principali protagonisti dell’Udinese formato europeo. Purtroppo troppo spesso ci si è dimenticati di lui, quel simpatico romano che alza le barricate e non tira mai indietro la gamba. Si è troppo impegnati a celebrare un mostro sacro come Totò per ricordarsi che anche l’avventura di Maurizio Domizzi con la maglia bianconera è ai titoli di coda. Una storia bella, che è durata otto lunghi anni. Una storia che ancora una volta non finisce con un happy end per il mancato rinnovo del contratto da parte della società. Ma anche se dobbiamo nuovamente inghiottire un altro boccone amaro, anche se assistiamo all’addio di un uomo che desiderava chiudere la propria carriera con la maglia dell’Udinese, possiamo fare qualcosa per alleviare quella velata tristezza che sopraggiunge quando si pensa agli italiani di lungo corso che non ci saranno più. Forse mai più. Anche noi, umili tifosi e giornalisti, abbiamo il potere di arrivare dritti al cuore di chi sta per dire addio a una realtà che, in fondo, è diventata anche un po’ sua. Lo possiamo fare dicendo grazie, mettendo da parte per un attimo tutte le polemiche, le accuse e i malumori per una stagione tribolata. Lo possiamo fare ricordando chi è stato per noi Maurizio Domizzi. Non un semplice calciatore che si confonde fra i molteplici arrivi estivi e vede Udine solo come un punto di partenza. Maurizio Domizzi è stato molto di più. Quel ragazzotto romano che approda a Udine nell’estate del 2008 dopo mille trasferimenti in giro per l’Italia porta a termine una piccola impresa che solo a pochi riesce. Più precisamente solo ai più grandi, quegli uomini che a distanza di molto tempo si fanno rimpiangere non poco. Maurizio non ci ha fatto vincere trofei e nemmeno segnato gol a raffica ma si è conquistato un riconoscimento che in Friuli ha molto più valore: è entrato di diritto a far parte del nostro cuore bianconero. Ci è entrato in punta di piedi, anno dopo anno, con la sua semplicità, la sua trasparenza, la sua disarmante sincerità. Ci è entrato non sottraendosi mai agli autografi, alle foto, alle domande più scomode, quelle che tutti puntualmente evitavano e a cui nessuno voleva mai rispondere. Maurizio Domizzi è stato uno dei pochi a mettersi nei panni dei tifosi, non esitando a criticare la società qualora avesse sbagliato qualcosa, in primis aver smantellato l’Udinese dei sogni.
Maurizio c’è sempre stato, non solo durante i periodi più entusiasmanti, quando si festeggiava traguardi impensabili come l’Europa dei grandi o si brindava per delle vittorie contro le squadre metropolitane. C’era anche nei periodi di contestazione, quando nessuno, per paura delle critiche, aveva voglia di scambiare quattro chiacchiere con i propri sostenitori. Lui invece sì. Fermava la sua macchina poco fuori l’uscita dagli spogliatoi e ascoltava tutti, assumendosi le sue responsabilità e quelle dell’intero gruppo. Maurizio ha saputo conquistare tutti mettendo sempre la faccia, facendosi vedere e sentire nei momenti di crisi, essendo semplicemente sé stesso, senza filtri o maschere. Lo è stato anche in questo finale di stagione, quando si è messo a disposizione del gruppo e ha dato l’esempio a tutti quelli che erano stati relegati ai margini che non si deve mollare mai. In fondo Maurizio Domizzi è sempre stato umile ma allo stesso tempo ambizioso. Era capofila, insieme al suo gemello Pinzi, di quel gruppo che puntava vincere qualcosa con la maglia dell’Udinese perché convinto che vincere con una “provinciale” avrebbe regalato molte più soddisfazioni rispetto che con una big.
Maurizio in questi otto anni non si è mai tirato indietro, lottando fino all’ultimo su ogni pallone e rispettando in ogni gara quella maglietta bianconera che aveva iniziato a sentire sua. Maurizio Domizzi più volte ci ha strappato un sorriso con le sue battute e i suoi urlacci in mezzo al campo, il tutto con quel tipico accento romano. Maurizio in genere non indossava la fascia da capitano ma anche lui, come Pinzi, lo è sempre stato fuori e dentro dal campo. Un uomo su cui lo spogliatoio e i tanti giovani stranieri potevano sempre fare affidamento. Un uomo che ci mancherà terribilmente. Perché di Maurizio Domizzi nel calcio, o meglio a Udine, non ce ne sono più.
Grazie di tutto grande veterano e protagonista di tanti duelli. Non ti dimenticheremo mai. Domenica andrà in scena la festa di Totò ma i tifosi sicuramente la faranno diventare anche tua.
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