A.P.U., depressione caspica

15.01.2020 23:59 di Franco Canciani   Vedi letture
A.P.U., depressione caspica

Sarebbe facile crocifiggere la dirigenza, lo staff, i giocatori per aver ‘guadagnato’ la nona sconfitta su diciotto gare disputate quest’anno. Vi dirò: forse anche giusto. Non lo farò. Perché non ne ho il cuore.

Nemmeno dopo aver perso una gara contro il Kleb Ferrara, squadra discreta, solida ma non trascendentale; la quale accelera un po’, alzando contestualmente gli scudi in difesa, nel secondo quarto vinto (l’unico su quattro) 27-12 e i giochi sono fatti.

Perché il Kleb vince? Perché fisicamente sta due piste meglio, e questo si riverbera sulla velocità di esecuzione, sulla scelta dei tiri, sulla facilità, tutto sommato, nella conduzione della gara.

Udine? Le peggiori condizioni psico-fisiche da quando seguo la truppa del presidentissimo Pedone. Sbagliato pensare che i giocatori non ci tengano: semplicemente non ce la fanno. Antonutti è stato commovente, dal basso di una condizione che dall’inizio dell’anno traballa, a tenere a tratti in piedi la baracca quasi da solo. Beverly ha lottato sotto le plance guadagnandosi la seconda doppia doppia consecutiva; Gazzotti si smazza, Nobile si prende responsabilità nella giornata di scarsa vena di Amato (2/8 al tiro) e Cromer, che si intestardisce a cercare la tripla e chiude con 4/16 dal campo (3/13 da fuori e solo 4 tentativi nel pitturato), quasi sentisse su di sé le ‘attenzioni’ del pubblico.

Il quale fischia, non gradendo lo spettacolo. Contrattualmente ammissibile, pagano un biglietto e pretendono uno spettacolo differente da quello messo in campo. Non entro nel merito dei cori lanciati dalla curva, ognuno canta quello che si sente nel cuore.

La soluzione? Il lavoro, e la ricerca della tranquillità. Se i giocatori sono solo sette (Jerkovic, anche oggi, praticamente impalpabile) se ne devono fare una ragione, ed allenarsi facendo la domenica quello che nelle loro possibilità esiste. Mi piace pensare che, un giorno, vedrò questa squadra stare bene (mai successo quest’anno) e giocare per quello che sa. Ecco: in quel momento, e solo allora, li potrei giudicare, dal basso della mia esperienza.

La quale è piena di ultimi tiri sbagliati. Di dolore, di sofferenza per aver avuto la possibilità di vincerla ed invece, consolato dai compagni, percepivo il loro sguardo tralìce di disapprovazione.

Ma il giorno dopo cresceva la voglia di spaccare il mondo, di avere di nuovo quell’ultimo tiro.

Starò sempre accanto a questa squadra, perché oggi (a differenza dell’anno passato) mi fa tenerezza e non rabbia.

Per oggi non scrivo oltre. Non me la sento. Tutti quelli che hanno contezza della situazione sanno che le cose non piacciono a nessuno. Ormai le prime sono volate via, Udine deve solo cercare di mantenere il contatto con le posizioni che portano alla post-season.

Curandosi; lavorando ancora più duro. Cercando di evitare, in futuro, di incaponirsi a tirare da tre quando non è giornata, ché 4/31 non si può sentire.

Già: Ferrara vince facile, ma alla fine cinque punti sono tre azioni. Sono una percentuale migliore di 15/22 ai liberi, o del suddetto 13% dall’arco.

Taccio anche sull’arbitraggio, oggi apparso da UISP (col dovuto rispetto). Anche sui tre in arancione invoco la giornata poco felice. Buon per loro, non hanno influito sul risultato finale.