ESCLUSIVA TU - Fiore: "Gran lavoro di Tudor, l'Udinese per il suo futuro deve ripensare alla programmazione, De Paul e Pussetto i più tecnici, ma sui rigori l'emozione fa brutti scherzi..."

19.04.2019 16:40 di Davide Marchiol   Vedi letture
ESCLUSIVA TU - Fiore: "Gran lavoro di Tudor, l'Udinese per il suo futuro deve ripensare alla programmazione, De Paul e Pussetto i più tecnici, ma sui rigori l'emozione fa brutti scherzi..."

Ai nostri microfoni il grande ex bianconero Stefano Fiore ha commentato la partita tra Udinese e Lazio, parlando ovviamente anche della situazione in generale in casa Udinese.

La sfida con la Lazio: “Sicuramente mi sarei aspettato una partita migliore da parte dell’Udinese, la Lazio era la favorita e alla fine ha vinto non facendo a sua volta una partita brillante, ma per fare un bel match bisogna essere in due. I bianconeri sono stati nel primo tempo fin troppo arrendevoli, batterei di più su questo aspetto che sulle questioni tecniche, una squadra che lotta per salvarsi deve sempre dare tutto. L’Udinese deve avere un altro spirito, se lo hai allora con una squadra meno forti magari la vinci, sennò ti complichi la vita”.

Il ruolo di De Paul: “De Paul mi dà l’impressione di essere anarchico, sa giocare a calcio, non può essere ingabbiato molto, dev’essere libero di cercare la posizione migliore, di certo in fascia rende meno, ma deve essere lui a decidere dove andare, ha bisogno di toccare palloni, essere coinvolto, allora ti fa la giocata. Non avendo molti giocatori di qualità mi permetterei il lusso di lasciarlo libero di svariare sul fronte offensivo, prevedendo che alla sua anarchia corrisponde agli altri un adeguamento, l’avversario può trarne vantaggio, ma l’impressione è che sia l’unico in grado di spostare gli equilibri, soprattutto se manca Pussetto”.

Il rigore sbagliato: “Se ne ha sbagliati già tre il campanello d’allarme suona. Secondo me spesso si pensa in maniera erronea che il giocatore più tecnico sia per forza bravo a battere i rigori, non è per forza vero, può esserlo in linea generale. Su De Paul secondo me pesa tanto la questione emotivo, già dalla rincorsa capisci cosa vuole fare. Il calcio di rigore in apparenza è semplice, perché è più facile realizzarlo che sbagliarlo, ma la parte emotiva può incidere molto, il fatto poi di averne sbagliati altri può incidere ancora di più. Quindi forse sarebbe il caso di liberarlo da questo peso facendo calciare qualcun altro”.

Il modello basato sui giovani che stenta a riprendere: “L’Udinese per anni è stato un esempio di squadra che scopriva i giovani, anche se spesso non dal proprio vivaio. Penso che il settore giovanile per l’Udinese  ma non solo debba essere la fonte di ispirazione per tante squadre, a maggior ragione per i bianconeri che rispetto a qualche anno fa si sono ridimensionati e faticano a trovare i talenti stranieri, perché gli altri hanno copiato il modello e arrivano subito sui talenti che prima invece venivano coltivati a Udine. Bisogna quindi ripensare la struttura secondo me e il discorso non vale solo per l’Udinese, il problema è che la maggior parte delle società italiane vedono il settore giovanile come un semplice costo e non una risorsa. Ora nel discorso dei giovani subentrano troppi interessi esterni, sponsor, soldi, agenti... Poi ovviamente nel discorso giovanile c’è anche il discorso allenatori, chi allena i giovani non può limitarsi a un discorso tecnico, deve anche saper costruire un ragazzo dal punto di vista mentale, perché non tutti riusciranno ad essere dei professionisti. Meriterebbero più considerazione. Il gesto di sabato scorso ne è l’esempio, i giovani calciatori d’oggi non hanno cultura sportiva, bisognerebbe alzare l’attenzione”.

Sempre a proposito di giovani, tante piccole realtà stanno sparendo: “Tutte le società dovrebbero vedere l’hinterland della propria posizione e fidelizzarlo. Il calcio femminile ora con un po’ di fatica sta riuscendo a prendere piede. È vero che bisogna andare verso il futuro, stare al passo coi tempi, ma non bisogna dimenticare il passato, cosa può dare il territorio in cui ci si trova e gli insegnamenti che possono trasmettere coloro che hanno vissuto il calcio del passato. Spesso le società non hanno elementi che le rappresentino in maniera giusta, perché se all’interno di una società non c’è un personaggio che capisce quanto le realtà limitrofe possano essere delle risorse e per il calcio italiano e per quello femminile e per quello giovanile. Finchè non cambia questo tante piccole realtà saranno destinate a fallire”.

Tudor: “La stagione è figlia dei tanti cambi, delle tante partite ravvicinate, però Tudor è riuscito a cambiare l’Udinese, in positivo, la partita con la Lazio non fa molto testo, nelle altre è sempre stata in partita, relativamente al tempo avuto ha fatto un gran lavoro”.