Udinese, la Dea del calcio esiste

11.11.2019 07:00 di Franco Canciani   Vedi letture
Udinese, la Dea del calcio esiste

E non è per forza bergamasca.

Perché capisco tutto: il regolamento, il VAR, il colpo con la mano; le gare che finiscono quando arbitro dice e rigore che ‘è’ quando varista richiama alla tele.

Ma per l’Udinese una sconfitta, oggi, sarebbe stato davvero troppo.

I bianconeri pagano, al solito, l’incapacità a inquadrare lo specchio della porta; le azioni per portarla dalla propria parte le fa, in area ci arriva ma di veri miracoli il portiere avversario proprio non ne compie.

Detto ciò, quando al 97’ Petagna si è presentato sul dischetto davanti a Juan Musso, non proprio pararigori come Handanovic, ho pensato (dal mio letto d’influenza, trascinatami sopra l’Atlantico, via Londra fino a casa) che il calcio è ingiusto; che erano ingiuste le esultanze avversarie per la massima punizione ottenuta, dopo una gara fatta di gran corsa e tanti trucchetti ‘anni settanta’, tranello in cui casca il povero Massa (peggiore in campo) che tra difensori infortunati, il portiere svenuto e varie (legittime) perdite di tempo, indovina novanta secondi di tempo extra. Il solo Tomovic resta in terra oltre due minuti.

Ho pensato fosse ingiusta la punizione per Gotti, buon allenatore che forse sente ancora il peso delle otto gare a Trieste e non si vuole più esporre in prima persona se non durante periodi brevi; che si inventa Teodorczyk laterale con dovere di offendere per cercare di evitare le galoppate di Reca nel finale.

Ho pensato fosse eccessiva la condanna di una squadra dai limiti evidenti ma che non ha lesinato fiato, chilometri, impegno al netto di chiari limiti tecnici e talvolta tattici.

Ma Eupalla è dea capricciosa, sì, ma alla fine equanime. La S.P.A.L. tutto sommato si sarebbe portata a casa non immeritatamente il primo punticino esterno applicando un antologica muraglia di fronte alla sterilità fatta calcio dei bianconeri. Ma la vittoria, quella no. quella, proprio no.

Ma…

Musso lo para.

Musso lo para.

Musso lo para!

Juan Musso da San Nicolàs i rigori non li aveva nemmeno mai capiti; si è affidato a Sergione Marcon, secondo portiere dell’era Galeone (ultima stagione di cadetteria) e Alex Brunner per cercare di incrementare la sua performance a cronometro ‘fermo’.

Musso lo para. E lo para bene: Petagna non tira scandalosamente, Juan si butta alla sua destra e respinge. Marino e Gotti si lamentano sul seguente contropiede fermato dal direttore di gara (peggiore in campo) ma onestamente non lo abbiamo visto. Né lo ha seguito la regia, ormai modernamente protesa a farci scorgere snaricciamenti, sputi, mamme in tribuna, birre bevute e tabelloni ‘a sfumare’. Il calcio, quello che si gioca, interessa sempre a meno utenti, evidentemente. Oppure i registi delle televisioni a pagamento dovrebbero tornare a dirigere videoclip musicali.

Musso lo para e fa giustizia. Delle esultanze improvvide, di alcune perdite di tempo (che non condanno!), di una gara che l’Udinese poteva e doveva vincere, ma ha rischiato di perdere.

Dice, il tecnico ospite, che i due infortuni gravi subìti gli stanno inficiando la stagione. In effetti con Di Francesco sarebbero anche stati tre, ma quel che ho visto offrire dalla sua formazione potrà andare bene una, due volte: arrivare a quaranta punti sperando nella mano di Sema al 94’ ogni domenica è pensiero ardito. Certo la partenza di Lazzari vale una quindicina di punti.

Detto del portiere, autentica superstar della giornata, nota di merito per una difesa che è parsa praticamente impeccabile; per Mato Jajalo, lento ma inesorabile metronomo di centrocampo; per gli sforzi di Ken Sema, che mette in mezzo una quindicina di cross, alcuni molto belli, che un Okaka in giornata (oggi non lo era e salterà la prossima partita per squalifica assieme a Becao) avrebbe meglio capitalizzato.

Confusionario Nestorovski, generoso ma spesso poco lucido; quel palo, forse, avrebbe potuto cambiargli la giornata se trasformato.

Generoso anche Lasagna: da subentrato però ha un’occasione a centroarea e cicca la palla. Peccato.

Ancora lontano dai suoi livelli Larsen Stryger, che dalla sua parte non emula il congolese di Svezia; a corrente alternata il neoazzurro Mandragora, sciagurato in zona-gol. Fofana, poi, pare nemmeno il fratello scarso del fratello un po’ meno scarso del giocatore splendor di qualche stagione fa.

E Rodrigo?

Faccio fatica a giudicarlo. Corre, si sbatte, offre qualche palla al bacio: ma gare come queste le devono decidere i giocatori migliori. Come lui.

Anche oggi parte da molto lontano, abbassandosi all’altezza di Jajalo a prendere palla; il difetto dell’Udinese è la scarsa velocità nel girare l’azione difensiva in offensiva, cosa che a Mato non si può chiedere. Dovrebbe essere lui a mettersi lì, largo o più centrale a ridosso delle punte, a prendere la difesa avversaria in ‘contropiede’ concedendo ai compagni d’attacco occasioni più nitide.

Ho sempre adorato De Paul, continuerò: come continuo a chiedermi se sia un buon giocatore, un ottimo calciatore o un campione che sta sbocciando.

Peggiore in campo l’arbitro. Simbolo della sua ennesima mediocre gara l’ammonizione a Thiago Cionek, che prima subisce fallo da Lasagna, poi lo carica e si prende la sanzione. O lo stop ventrale di Nestorovski rubricato a fallo di mano.

Non ho nulla contro quest’omino in rosso, cui concedo la giustificazione di un regolamento sempre più ramificato (con la differenza che in passato c’erano delle situazioni dubbie, oggi lo sono praticamente tutte) che deve studiarsi; la pareggio con l’assunto, ripetuto oggi da un suo ex collega alla televisione societaria, che tanto decide l’arbitro e gli altri zitti. Amen.

A proposito: il rigore di Sema non è scandaloso. Secondo l’ex arbitro di cui sopra è stato concesso secondo regolamento. Deve allora discutere con il dott. Ing. Rizzoli che ha affermato, tre settimane fa a seguito delle polemiche post-Juventus-Bologna (mani di De Ligt non sanzionato) che non si deve solo applicare l’articolo 12 del regolamento (mano verso la palla o palla verso l’arto), ma considerare, cito testualmente, ‘l’attitudine del giocatore difendente’. Il movimento di Sema è punibile secondo regolamento, non se le parole del capo degli arbitri hanno un senso dato che allunga il braccio non cercando la palla, ma l’equilibrio mentre protende la testa verso Cionek.

Ma chissene: Musso lo para.