L’1-2 contro la Lazio è una sconfitta che, per l’Udinese, lascia una sensazione difficile da liquidare con il semplice risultato. Perché per un’ora la squadra di Kosta Runjaic ha interpretato la partita con personalità, riuscendo a mettere in difficoltà una Lazio che aveva più possesso ma molto meno campo. Il problema è arrivato dopo il 60’, quando il piano tattico friulano ha iniziato a pagare il conto della propria intensità.
Il primo dato da cui partire è proprio quello apparentemente più semplice: il possesso. Nel primo tempo la Lazio ha avuto il 54,98% del pallone, contro il 45,02% dell’Udinese. Eppure il Field Tilt racconta una partita completamente diversa: 61,67% Udinese contro 38,33% Lazio. I bianconeri, quindi, pur avendo meno possesso, hanno giocato molto più spesso nella zona offensiva del campo.
La differenza è ancora più evidente guardando i passaggi completati nel terzo offensivo: 28 per l’Udinese contro appena 17 della Lazio nei primi 45 minuti. Anche la produzione offensiva premia i friulani: quattro tiri per parte, ma 0,26 xG per l’Udinese contro 0,13 della Lazio. È la fotografia di un primo tempo in cui la squadra di Runjaic ha rinunciato al possesso sterile, scegliendo invece di attaccare rapidamente gli spazi una volta recuperato il pallone.
La verticalizzazione come chiave
Il piano era chiaro: rubare alto e verticalizzare subito. L’Udinese ha raccolto ben 16 recuperi offensivi, contro i 6 della Lazio. I biancocelesti hanno recuperato più palloni complessivamente, 54 contro 47, ma quasi sempre nella propria metà campo: 48 su 54. I friulani, invece, riuscivano a recuperare il pallone già in zone avanzate, con Vojvoda, Ekkelenkamp, Ebosse e Miller tra i principali protagonisti di questo lavoro.
A questo si aggiunge il gioco diretto. Maduka Okoye ha completato 11 lanci lunghi, mentre Keinan Davis è diventato il principale riferimento per attaccare le seconde palle: otto duelli aerei disputati, il dato più alto tra gli attaccanti della partita. Ancora più significativo il dato geografico: l’Udinese ha vinto 10 duelli aerei nella metà campo offensiva, contro i soli 3 della Lazio. L’idea era semplice: saltare la prima pressione e trasformare la seconda palla in una nuova azione offensiva.
È da questo meccanismo che nasce anche il gol del vantaggio, al 49’. Davis lavora il pallone e permette a Jesper Karlstrom di inserirsi: il centrocampista svedese trova così la rete che porta l’Udinese sull’1-0 e sembra premiare un piano tattico rimasto efficace anche dopo l’intervallo.
C’è poi un dato particolarmente interessante sulla qualità delle conclusioni. La Lazio ha tirato 19 volte contro le 9 dell’Udinese, ma entrambe hanno centrato lo specchio in sei occasioni. La percentuale di tiri in porta dei bianconeri è stata quindi del 66,67%, più del doppio rispetto al 31,58% laziale. Anche il tiro medio dell’Udinese aveva un valore di xG leggermente superiore: 0,088 contro 0,073. Il problema, dunque, non era la qualità delle poche occasioni create, ma il loro volume. ed è proprio qui che si comprende quanto sia stato importante il cambio di inerzia nella seconda parte della gara.
La svolta nel match
Dopo il 60’, l’Udinese smette progressivamente di riuscire a giocare la partita che aveva preparato. Il Field Tilt crolla dal 61,67% del primo tempo al 24,37% della ripresa, mentre il possesso friulano scende dal 45,02% al 33,96%. I passaggi completati nel terzo offensivo passano da 28 a 17 e i palloni giocati nell’area laziale da 8 a 6. Contemporaneamente, le spazzate dell’Udinese aumentano da 5 a 17.
A complicare ulteriormente la situazione ci sono stati gli infortuni di Piotrowski e Solet, che hanno costretto Runjaic a utilizzare due slot già nel primo tempo. La conseguenza è stata una panchina molto più limitata nella gestione della seconda parte di gara. Quando la Lazio ha aumentato la pressione, l’Udinese non ha avuto la stessa possibilità di cambiare volto alla squadra.
Il pareggio arriva al 75’ e nasce proprio dalla zona che l’Udinese non riesce più a proteggere. Zaccagni supera Vojvoda e mette il pallone al centro, dove Frattesi arriva per primo. È un’azione che fotografa il problema strutturale emerso nel secondo tempo: la corsia di destra, fondamentale per la produzione offensiva friulana, diventa contemporaneamente il corridoio più esposto in fase difensiva.
La Lazio trova poi il gol del 2-1 attraverso un’altra situazione in cui l’Udinese non riesce più a esercitare pressione. Doekhi, un difensore, arriva a crossare con troppa libertà e Gudmundsson sfrutta perfettamente il pallone ricevuto. È il punto finale di una progressiva perdita di controllo territoriale.
L’Udinese non perde perché la Lazio sia stata superiore per tutti i novanta minuti. Perde perché, quando la partita entra nella sua fase decisiva, non riesce più a mantenere le distanze, la pressione e la capacità di giocare lontano dalla propria porta.
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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