Certe vittorie non sono soltanto medaglie: sono pagine di storia. Per 66 anni l’Italia del biathlon aveva inseguito un sogno olimpico rimasto sempre a un passo. L’oro non era mai arrivato. Fino a oggi. E non in un luogo qualsiasi, ma nella casa simbolo del biathlon azzurro, l’anello leggendario di Antholz/Anterselva, nel cuore delle Dolomiti.

A scrivere questa pagina indelebile è stata Lisa Vittozzi, friulana riservata, concreta, capace di lasciare che parlino i fatti più delle parole. E il modo in cui lo ha fatto rende l’impresa ancora più straordinaria.

Partita con 40 secondi di ritardo dalla testa della gara nell’inseguimento, Lisa non aveva sulla carta i favori del pronostico. Le norvegesi e le francesi avevano dominato fino a quel momento, sugli sci sembravano superiori. Ma Vittozzi ha trasformato i suoi punti di forza in una strategia perfetta: ha controllato la gara, ha lasciato che le rivali si logorassero, e ha scelto il momento giusto per colpire.

Il poligono è diventato il suo regno. Venti bersagli su venti, precisione chirurgica, ma soprattutto una rapidità di esecuzione impressionante: uno “shooting time” tra il primo e l’ultimo colpo che ha mandato in tilt le avversarie. Non solo centri, ma ritmo, pressione, superiorità mentale.

La gara si è decisa all’ultimo poligono. Il 5 su 5 in piedi di Vittozzi è stato il colpo che ha spezzato l’equilibrio: le rivali hanno vacillato, sono arrivate le penalità, e in un attimo il distacco si è aperto. Quaranta secondi di vantaggio sugli ultimi due chilometri, un margine sufficiente per trasformare la fatica in emozione.

Il rettilineo finale è diventato una passerella. Non un’esplosione euforica, ma un sorriso pieno, consapevole. L’Italia del biathlon entrava finalmente nell’Olimpo a cinque cerchi.

Difficile trovare due campionesse più diverse di Federica Brignone e Lisa Vittozzi, eppure gli ori azzurri conquistati in questa giornata hanno lo stesso valore simbolico: talento, determinazione, capacità di resistere quando sembra impossibile.

A volte la prima volta arriva nel modo più bello possibile. E questa, per l’Italia, è una di quelle che non si dimenticano.

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 15 febbraio 2026 alle 16:01
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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