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I sogni del Paròn: giusto dare nuovi stimoli ma serve anche altro per tornare lassù

I sogni del Paròn: giusto dare nuovi stimoli ma serve anche altro per tornare lassù

"La Champions League per l'Udinese è sempre stato un obiettivo da raggiungere, non semplice però lotteremo per arrivarci", parola di Gianpaolo Pozzo.  L'ambizione del Paròn, uno degli ultimi...

Stefano Pontoni

"La Champions League per l'Udinese è sempre stato un obiettivo da raggiungere, non semplice però lotteremo per arrivarci", parola di Gianpaolo Pozzo. 

L'ambizione del Paròn, uno degli ultimi veri sognatori di questo calcio, uno degli ultimi presidenti con la P maiuscola, è come una scossa che fa vibrare tutto l'ambiente bianconero, una scintilla che riaccende una squadra spenta ormai da mesi.

Per molti sembrano soltanto parole buttate lì caso, fuori di ogni logica. Un senso, invece, ce l'hanno eccome. L'Udinese ha vissuto gli ultimi anni nei bassifondi della Serie A. Nell'era post Guidolin sempre nella parte destra della classifica e spesso a ridosso della zona retrocessione. Anche questa stagione i bianconeri la chiuderanno al minimo indispensabile per salvarsi, 40 punti. Niente di meno, niente di più.

Dopo tante stagioni anonime giusto allora dare nuovi stimoli, provare ad alzare l'asticella, pensare a qualcosa di più importante del lottare per non retrocedere con formazioni come Carpi e Crotone. Udine ha davvero bisogno di ricominciare a sognare, di avere un obiettivo, un progetto di crescita negli anni, di entusiasmarsi di nuovo.

Alle parole, però, devono corrispondere anche i fatti.

Tra la Champions e il 12esimo posto, quello attualmente occupato dalla squadra allenata da mister Gotti, c'è un abisso. Impensabile con questa squadra potersi spingersi così in alto. I sogni, purtroppo, si scontrano con la realtà, la quale ci dice che l'Udinese sì avrebbe potuto fare sicuramente qualcosa in più di quel che ha fatto (di punti ne sono stati gettati al vento tanti e senza infortuni sicuramente il rendimento sarebbe stato diverso) ma non così tanto. 

Per tornare lassù, in Europa, servono investimenti importanti ed un progetto tecnico, lo ripeto, solido e futuribile. L'Udinese ce la può fare, come ha dimostrato in passato. La società eccelle per organizzazione, ha i conti in regola e uno stadio di proprietà. La struttura quindi c'è ma da sola non basta.

Serve in primis rinforzare la squadra. Puntare su giovani talenti, che hanno fame veramente, per me è la soluzione migliore. Gente che arriva a Udine con la voglia di fare qualcosa di importante, per sé stessa e per la maglia, come gli Amoroso, gli Asamoah e i Sanchez. Talenti da far crescere e lanciare nel grande calcio. Il Friuli non è ambiente per chi ha già la pancia piena, lo abbiamo capito più volte nel corso della nostra storia. Ripartire da zero, allora, da Braaf, Molina e altri giocatori di questo tipo, lasciando andare una volta per tutte chi sente di aver già dato, chi si immagina già altrove. 

Serve, poi, anche un allenatore con cui dare il via ad un ciclo. Uno alla Gasperini, uno alla Guidolin. Dargli le chiavi in mano e lasciarlo lavorare, senza pressioni, senza interferenze. Di maestri a parole ce ne sono tanti, nei fatti molto meno. Non so se Gotti sia l'uomo giusto per iniziare questo tipo di percorso, mi piacerebbe vedere in bianconero Zanetti, ora in finale di playoff in B con il Venezia. Un allenatore giovane, voglioso di dimostrare le proprie capacità, di mettere in campo le proprie idee. Per me sarebbe il profilo giusto sul quale scommetterci veramente.

Insomma, per la Champions la strada è lunga e tortuosa. L'Udinese può arrivare dove vuole, ma lo deve volere veramente.