Come promesso questa settimana faremo un passo indietro: dopo aver raccontato i ricordi dello storico stadio Moretti ci concentreremo sulle origini dell'Udinese, da quando la squadra era composta da ginnasti con a capo Dal Dan e vinse il primo e unico scudetto non riconosciuto, alla fondazione ufficiale nel 1911 della società e la nascita dell'Associazione Calcio Udinese.
I luoghi delle origini furono nel pieno centro di Udine, in particolare al campo sportivo Braida Muzzati, il primo campo da gioco comunale d'Italia, che ospitò la prima gara riconosciuta dalla Federcalcio dell'Udinese.
La storia dell’Udinese inizia però l’8 settembre 1896 e fu subito successo per i friulani, con uno scudetto mai riconosciuto dalla Figc. Infatti la Federazione ancora non esisteva e fu fondata due anni dopo, nel 1898. Gli avversari di quel campionato furono l'Istituto Turazza di Treviso e la Società Ginnastica Ferrarese. L'Udinese concluse prima ma la Fgic, non esistendo ancora, non riconoscerà mai lo scudetto.
Il professore friulano Alessandro Vigevani, nel suo libro “Memorie di un fedele dell’Associazione Calcio Udinese” raccontò quell'avvenimento: “…Nel 1896 la Federazione Ginnastica Nazionale Italiana organizzava in Treviso il primo campionato nazionale dei Giochi, durante il quale la nostra società prima si imponeva sulle altre competitrici nelle eliminatorie e poi, alla distanza, superiore come è costume del nostro forte popolo nelle doti di resistenza, batteva in finale per 2 a 0 la Società Ginnastica di Ferrara. Per la prima ed unica volta la squadra Udinese conquistò così in quel decano dei tornei nazionali il primato d’Italia…”.
Luciano Provini, giornalista e memoria storica bianconera racconta come andarono le partite che portarono in trionfo i friulani: "Il 2 a 0 era il risultato che per il regolamento di quella volta dava la vittoria, in venti minuti l'Udinese ha fatto due reti e ha battuto il Treviso. In finale contro Ferrara ha vinto 2 a 0 ma dopo ben 2 ore di gioco. La prima rete fu assegnata perché un giocatore avversario prese il pallone con le mani e questo era considerato come un gol, mentre il secondo lo segnò un ragazzino di Maniago che giocava ala sinistra e si intrufolò in dribbling segnando un bellissmo gol, forse uno dei primi gol d’arte”.
Ecco a seguire l'undici storico che portò la squadra di Udine al successo: Bissantini, Chiussi, Ksnapfel, Pellegrini, Milanopulo, Del Negro, Plateo, Spivach, Dal Dan, Tam, Tolu. Questi i titolari del primo scudetto calcistico che a quel tempo portava la stella d'Italia.
Il grande telecronista Bruno Pizzul racconta così la realtà della Udine calcistica di quel tempo descrivendola quasi come un quadro d'epoca: “Rispetto alle altre città italiane in cui pure si giocava a calcio, l’Udinese ha subito avuto una caratteristica particolare. Dalle altre parti anche a Torino, Genova e nella stessa Milano, gran parte dei giocatori che costituivano le squadre non erano italiani, erano inglesi, stranieri e via dicendo, mentre l’Udinese era formata da gente di Udine e dintorni e quella è stata una caratteristica che per un certo verso ha sottolineato la vocazione del territorio a giocare a calcio. Venivano guardati dagli altri come dei personaggi un po'strani, anche le fotografie ce li fanno vedere spesso con i baffi a manubrio e con delle divise un po’ improbabili. Però effettivamente anche se erano considerati degli originali sono stati dei precursori del gioco del calcio che hanno lasciato traccia profonda e dei quali giustamente Udine e l’Udinese in particolare è particolarmente fiera”.
Uomo simobolo di quella squadra fu Antonio Dal Dan che costruì quella prima formazione e insegnò a giocare al calcio. Era insegnante unico di ginnastica delle scuole di Udine che a quel tempo aveva 30mila abitanti di conseguenza non necessitava di tanti insegnanti. L’insegnamento della ginnastica era già obbligatorio e Dal Dan aveva il ruolo di coordinatore delle attività sportive. Oltre a creare la prima squadra e insegnare l'attività del calcio, Antonio Dal Dan faceva anche parte di quei famosi undici ragazzi che conquistarono il primo "scudetto" e, in occasione dell’incontro col Treviso come centrattacco segnò i primi due gol della prima partita.
Un quotidiano del tempo così intitolava: "UDINESE CAMPIONE D’ITALIA: la squadra nero-stellata composta di ginnasti ha vinto nel 1896 a treviso il primo titolo nazionale". Oltre al titolo trionfante sulle prime pagine dei giornali, la squadra si aggiudicò anche un labaro che portava la scritta “Prima gara nazionale di giuochi ginnastici, campionato del gioco del calcio”. Se solo la Figc fosse già esistita a quest'ora l'Udinese, oltre a tutti questi meriti, sarebbe nell'albo d'oro degli scudetti italiani...
Una nota a parte merita il regolamento con cui venivano dirette quelle prime partite di calcio in Italia: le porte non avevano i pali ma al loro posto c’erano delle bandiere, le dimensioni delle porte erano di circa quattro metri quindi inferiori ad adesso, ed anche le dimensioni del rettangolo di gioco erano ridotte, gli arbitri erano due e senza fischietto ma soprattutto i primi a prendere le decisioni in campo erano i due capitani e, solo quando non c’era un accordo, intervenivano i giudici di gara. Tutto irreale pensando al calcio d'oggi.
Il 5 luglio 1911 è una data storica per il calcio friulano, alcuni ginnasti e studenti, soci dell’Udinese, con a capo Luigi Dal Dan, figlio di Antonio, fondarono l’Associazione del Calcio Udine iscritta alla Figc. Presidente fu il papà, Antonio Dal Dan, che rimase in carica 3-4 anni. La prima partecipazione ad un campionato Figc risale alla stagione 1912-1913 nel campionato di Promozione. Il giornalista friulano e volto di Udinese Channel, Guido Gomirato, racconta: "Presupposto per disputare quel campionato di Promozione insieme al Petrarca Padova e al Padova era avere campo recintato e spogliatoio. Nel cortile tra due scuole di Udine la Dante Alighieri e l’Istituto Cecconi fu costruito il primo vero campo di calcio dell’udinese. Per l'occasione, un laghetto artificiale fu coperto da Luigi Dal Dan, uomo dinamico sveglio e colto, fu il campo del primo campionato".
Il primo incontro si giocò contro il Petrarca Padova, il primo tempo terminò 2 a 2 e alla fine l'Udinese perse 4 a 2. Ad assistere alla partita circa mille persone posizionate sulla riva della roggia e che quindi non pagavano i 20 centesimi di ingresso. Poi grazie a due vittorie per 3 a 1 e 5 a 0 contro il Padova, l'Udinese, insieme al Petrarca Padova, si qualificò per la serie A italiana chiamata a quel tempo Prima Categoria. In Prima Categoria l'Udinese non riuscì mai a raggiungere la fase nazionale venendo sempre eliminata nell'Eliminatoria Veneta. La stagione 1920-21, conclusasi con la squadra friulana sempre eliminata nell'Eliminatoria Veneta, è da ricordare perché fu quella del debutto di Gino Bellotto, bandiera di quella vecchia Udinese con ben 17 campionati disputati a Udine, prima ala tornante, attaccante e difensore, fu anche chiamato in nazionale ferrovieri.
Il risultato più importante dalla sua fondazione fu nel 1922 in finale di Coppa Italia che in quella stagione era chiamata "coppetta italia" perchè disputata tra squadre con poche risorse finanziarie. Finale raggiunta dopo aver battuto Triestina, Feltre, Lucchese e persa in Liguria contro il Vado, nonostante la superiorità tecnica dell'Udinese, con gol di Levratto chiamato lo "sfondatore di reti", attaccante della nazionale italiana che in quella partita ai supplementari sfondò la rete, e solo il portiere vide il pallone entrare. Questo il dialogo in campo che arriva da quei lontani anni '20: "«Ma è gol?» chiese il terzino Cantarutti. «È passa' e g'ha fatto il buso» replicò in dialetto il portiere dell'Udinese Lodolo sdraiato a terra guardando la rete recisa dal forte tiro ad effetto di Felice Levratto". Un cronista dell'epoca invece scrisse: "Levratto avanza verso il centro e triangolando con Babboni II anticipa l'entrata del centro mediano avversario, affronta il terzino destro, lo finta sulla sinistra, passa di slancio, avanza e da venti metri spara rapidissimo colpendo d'esterno sinistro, la palla carica d'effetto saetta lungo lo specchio della porta, si infila alta nell'angolo sinistro, squarcia vistosamente la rete e spegne la sua incredibile potenza contro la Torre di Scolta che orna il Leo a tramontana". Telecamere? Gol fantasma? Giudici d'area? Niente di tutto questo esisteva e il calcio era ancora un semplice gioco.
Dopo questa gran risultato raggiunto, nell'annata 1922-1923 la società rischiò di fallire per debiti e retrocesse in Seconda Divisione. Il 24 agosto 1923 l'AS Udinese si separa dall'AC Udinese ovvero l'attuale Udinese Calcio, e quest'ultima venne costretta ad istituire un bilancio e un direttivo autonomi. Il presidente di allora, Alessandro Del Torso, pagò tutti i debiti grazie alla vendita di alcuni suoi quadri e iscrisse la società in Seconda Divisione arrivando quarta. Arriva poi il 1925, anno in cui nacque l’Associazione Calcio Udinese, società completamente autonoma che pratica solo il calcio. Il primo presidente dell'Associazione Calco Udinese fu Francesco Dormisch, industriale nel settore della birra.
Campionati disputati tra poche squadre, tra ginnasti e neo-calciatori che scendevano in campo immortalati da fotografie in bianco e nero, con divise che neanche possiamo immaginarci, uno scudetto vinto ma mai riconosciuto. Mancano alcune decine di anni per avvicinarsi al calcio moderno, e sembra impensabile come in poco tempo possano esserci stati cambiamenti così radicali nel calcio e nei suoi protagonisti. La prossima settimana, prima di proseguire in quest'avventura, ci soffermeremo sul focus di un calciatore del passato, raccontandone le gesta personali e con la squadra di Udine.
Autore: Manuel Pilotto
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