Il Venezia è di nuovo in Serie A. La grande cavalcata dei lagunari è stata orchestrata dalla una vecchia conoscenza dell'Udinese Giovanni Stroppa, ex centrocampista con un passato in bianconero tra 1995 e 1997. Di seguito la conferenza stampa del tecnico al termine di Spezia-Venezia, il match che ha maticamente consegnato la promozione ai suoi.
Negli ultimi minuti, dal 2-0 al 2-2 e con i risultati dagli altri campi: c’è stato timore dopo tutte le occasioni sbagliate?
“Ho cercato di essere il più fatalista possibile. Gli episodi potevano andare come doveva essere scritto e, fortunatamente, prima avevamo meritato la partita e il risultato di portare a casa il campionato. È stata una cavalcata incredibile, iniziata dal primo giorno in cui sono arrivato a Venezia”.
A chi vanno i primi ringraziamenti?
“Uno su tutti a Filippo Antonelli, che è riuscito a ricompattare l’ambiente e a dare un entusiasmo mai visto. Allenare una squadra retrocessa non è semplice, ci sono tanti fattori da mettere insieme, ma ha facilitato il mio lavoro in maniera incredibile”.
Che gruppo ha trovato?
“Dal primo giorno ho avuto la sensazione che i giocatori fossero mentalizzati e non vedessero l’ora di essere allenati da me, lo dico anche con un pizzico di presunzione. Si è creato subito un feeling e una capacità di lavorare ogni giorno credendo in questo obiettivo”.
Un successo condiviso con tutto l’ambiente?
“Assolutamente sì. I ringraziamenti vanno ai soci, ai proprietari, a tutta la struttura del club. Abbiamo un centro sportivo che ci permette di lavorare al meglio, ma anche a tutte le persone ‘invisibili’: uffici, magazzinieri, massaggiatori. Quando si ottengono questi risultati, i meriti sono di tutti”.
Quanto ha inciso il pubblico?
“Il feeling con la gente ha fatto la differenza. Vedere lo stadio pieno e partecipe, la vicinanza quotidiana dei tifosi, è stato fondamentale. Ai giocatori devo dire un grazie straordinario: hanno fatto vedere cose spettacolari”.
Questa squadra meritava la promozione?
“Sarebbe stato ingiusto non vincere il campionato per come abbiamo giocato. Abbiamo disputato tante partite al massimo livello: qualche punto è stato lasciato per strada, ma non ricordo una gara in cui non meritassimo di vincere”.
Due promozioni di fila nello stesso stadio: che effetto fa?
“Ho ribadito la mia stima ad Angelo D’Angelo, che non merita questa situazione. Per quanto riguarda il fatto di tornare qui, non ho mai guardato queste cose: l’ho presa come una coincidenza. Ero concentrato solo sulla mia squadra e sull’obiettivo di vincere il campionato”.
Con la promozione è scattata anche l’opzione di rinnovo: è pronto per la Serie A?
“Lo deve decidere Antonelli in totale serenità. Io mi affido a lui completamente, non è un problema. Sono molto tranquillo: questa è la mia quinta promozione in otto anni con cinque squadre diverse”.
Vi hanno definiti ‘ingiocabili’: è la definizione giusta?
“Mi piace. Quando mi sono presentato ho detto che volevo una squadra dominante e credo che lo abbiamo dimostrato. Siamo tra le migliori difese e il miglior attacco, ma soprattutto c’è stata una qualità di gioco importante. Fa piacere che venga riconosciuta, perché dietro c’è un grande lavoro”.
C’è stato un momento in cui ha capito che sareste andati in Serie A?
“Dal primo giorno ho capito che questa squadra poteva esaltare la mia idea di calcio. Aveva un’identità forte, più di altre squadre che ho allenato. Di solito all’inizio si fatica un po’, invece qui è arrivato tutto subito”.
Qual è stato il segreto?
“Il sacrificio quotidiano. I ragazzi hanno creduto subito in quello che è stato proposto e si sono anche divertiti. Li porto nel cuore, perché hanno fatto un lavoro strepitoso”.
A chi dedica questa promozione?
“A noi stessi, a tutta Venezia, ai collaboratori, ai tifosi: l’abbiamo vinta insieme”.
Un pensiero sul momento dello Spezia e su D’Angelo?
“Mi dispiace, perché è una situazione in cui sono passato anche io. Quando prendi una squadra retrocessa ci sono aspettative altissime, a volte superiori alla realtà. Mantenere alcuni giocatori può rendere tutto più complicato. Sono dinamiche difficili da gestire: io stesso sono stato esonerato e richiamato, so cosa significa. Per questo non mi permetto di giudicare, ma posso capire quanto sia complicato”.
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