Nel corso di una lunga intervista rilasciata ai microfoni di gianlucadimarzio.com, Bram Nuytinck ha ribadito il suo amore per l'Italia, dove ha vestito le maglie di Udinese e Sampdoria e ha trascorso gran parte della sua carriera:

“Tra Udinese e Sampdoria ho ricevuto tanto affetto. Un bel momento? Quando sono stato nominato giocatore dell’anno a Udine. È un ambiente particolare, perfetto per crescere: in città si vive tranquilli, le persone ti trattano da eroe ma ti lasciano vivere con grande rispetto. E il club è top: non manca niente".

Nonostante abbia sottolineato il suo apprezzamento per l'ambiente bianconero, l'ex capitano ha raccontato un curioso episodio che lo lega a due allenatori della storia recente, Igor Tudor e Luca Gotti:

“Perfino a Udine ho avuto un momento difficile: con Tudor, che ci ha allenato in due riprese, non è mai scattato il feeling. La prima volta, nel 2018, urlava molto, era duro. Ricordo una litigata con Seko Fofana in allenamento: lo ha allontanato dal campo. La squadra aveva bisogno di uno shock: è subentrato a quattro partite dalla fine ed eravamo in difficoltà. Allora non lo capivo, con il tempo ho metabolizzato. Alla fine ci siamo salvati, lui è andato via ed è tornato l’anno dopo, in circostanze simili. Stesso copione: approccio duro e salvezza. Fu confermato per la stagione successiva e in estate mi comunicò che non mi voleva più in squadra. Vi racconto: l’ultimo giorno di mercato mi chiama la dirigenza: ‘Bram, ti abbiamo venduto in Ligue 1. Ci dispiace, ma non sei nei piani dell’allenatore. In bocca al lupo‘. Non volevo crederci: sapevo di poter aiutare ancora l’Udinese. Infatti ho rifiutato l’offerta e sono stato fermo in panchina per mesi. Finché dopo dieci giornate Tudor è stato esonerato. Al suo posto è arrivato Gotti e con lui è da subito scattato qualcosa di speciale: alla sua prima panchina mi ha rilanciato da titolare ed è stato fantastico. Lo ringrazio: sono rimasto altri tre anni all’Udinese anche grazie a lui”.

Per concludere, l'attuale difensore del N.E.C., squadra che occupa il terzo posto in Eredivise, ha ricordato con piacere alcuni dei suoi compagni di squadra a Udine, che poi sono diventati Campioni del Mondo:

“Rodrigo era fenomenale, il migliore tra tutti i compagni che ho avuto. E fatemi menzionare Musso: tra i pali dava molta sicurezza. Un compagno sottovalutato? Stryger Larsen: meritava una big. Si allenava con noi già a sedici anni. Vedevi una grande qualità, certo. Il problema, però, è che in Italia è difficile emergere: hai davanti a te giocatori forti ed esperti. In Olanda e in Belgio abbiamo necessità di puntare sui giovani perché il budget è ridotto. Dobbiamo valorizzare i ragazzi del vivaio e, se possibile, venderli. In Italia invece potete comprare con più facilità e il livello del campionato è più alto: lanciare i giovani diventa più rischioso”.

Sezione: Gli ex / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 10:30
Autore: Alessio Galetti
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