Dietro l'ascesa di Flavio Cobolli, entrato recentemente nella top 10 del ranking mondiale grazie allo straordinario percorso al Roland Garros, si nasconde una storia familiare che attraversa oltre un secolo e mezzo di vicende legate al Nord Est italiano, tra Trieste, Capodistria e l'esperienza dell'esodo.

A riportarla è una lettera del nonno Giulio Cobolli, che ripercorre le origini della famiglia. Una storia che affonda le sue radici a Capodistria, oggi Koper in Slovenia, dove il cognome originario Kobol venne prima trasformato in Cobol e successivamente italianizzato in Cobolli. Il capostipite della famiglia fu Biagio Cobolli, nato nel 1853, figura di spicco del suo tempo: capitano di lungo corso del Lloyd Triestino, navigatore, poeta, scrittore e convinto irredentista.

Le vicende della famiglia si intrecciano con alcuni dei passaggi più complessi della storia del Novecento, tra guerre, spostamenti e l'esperienza dei profughi. Proprio da profugo nacque a Trieste nel 1950 Giulio Cobolli, figlio di Giorgio. Negli anni successivi una parte della famiglia si trasferì a Roma, mentre Giulio scelse di seguire la tradizione di famiglia diventando ufficiale della Marina Militare.

Nel 1977, durante un periodo di servizio a La Spezia, nacque suo figlio Stefano, futuro padre di Flavio. È proprio da lui che prende il via il capitolo sportivo della famiglia. «Quando aveva circa cinque anni gli abbiamo messo una racchetta in mano e da lì è iniziata una nuova vita per tutti noi», racconta oggi il nonno Giulio.

La passione per il tennis si manifesta prestissimo. Flavio cresce sui campi in terra rossa e già da bambino vive esperienze fuori dal comune. A tre anni palleggia addirittura con Andre Agassi, mentre intorno ai dieci anni sembra destinato a seguire un'altra strada, quella del calcio e della sua amata Roma. Una parentesi breve: a tredici anni torna definitivamente al tennis, sport che non lascerà più e che lo porterà fino ai vertici del panorama mondiale.

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Sezione: Altri sport / Data: Mer 17 giugno 2026 alle 11:01 / Fonte: Il Piccolo
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!