Il pareggio senza reti tra Udinese e Como è uno di quei risultati che rischiano di ingannare. Lo 0-0 del Bluenergy Stadium non è la fotografia di una gara bloccata, ma piuttosto il risultato di una partita profondamente sbilanciata sul piano tattico e dell’intensità.
L’elemento più interessante emerge già dal possesso palla: perfettamente equilibrato, con il 50,85% per l’Udinese e il 49,15% per il Como. Un dato che, preso isolatamente, suggerirebbe una sfida alla pari. In realtà, è proprio qui che si nasconde il primo livello di lettura: il possesso dei ragazzi di Fabregas è stato in gran parte sterile, sviluppato lontano dalle zone realmente pericolose, mentre quello dell’Udinese è stato orientato a manipolare spazi e tempi della partita.
La differenza si coglie entrando nelle metriche di penetrazione offensiva. L’Udinese ha giocato 22 palloni nell’area avversaria contro i 12 del Como, producendo 14 tiri totali (11 dall’interno dell’area) contro i 12 degli ospiti, di cui solo 6 ravvicinati. È un dato che ribalta la percezione: la squadra di Kosta Runjaić non solo è arrivata più spesso negli ultimi sedici metri, ma lo ha fatto con una qualità decisamente superiore.
Questa superiorità offensiva si inserisce in un contesto di dominio nei duelli. L’Udinese ha vinto il 73,08% dei duelli a terra (19 contro 7), imponendo una supremazia fisica e atletica che ha condizionato ogni fase della gara. Non è un dettaglio marginale: vincere i duelli significa controllare i tempi del gioco, accorciare in avanti e impedire all’avversario di sviluppare la propria manovra.
Ed è proprio qui che si comprende la chiave tattica della partita. Il Como, squadra costruita per dominare attraverso il palleggio e la ricerca dell’uomo tra le linee, è stato progressivamente svuotato delle sue certezze. L’intensità del pressing friulano, misurabile anche attraverso un PPDA (passaggi per azione difensiva) molto basso, ha costretto i biancoblù a perdere il pallone in 63 occasioni, un numero estremamente alto per una squadra abituata a gestire il possesso.
Il simbolo di questo cortocircuito tattico è l’isolamento totale di Nico Paz, principale fonte creativa del Como. Il trequartista argentino è stato sistematicamente allontanato dalle zone centrali e costretto a ricevere palla in posizioni laterali e poco pericolose, senza mai riuscire a incidere realmente. Le sue conclusioni sono arrivate da lontano e senza creare pericolo concreto . È il segnale più evidente di un piano gara perfettamente eseguito.
Sul piano offensivo, invece, l’Udinese ha costruito la propria pericolosità attraverso l’utilizzo di Nicolò Zaniolo come falso nueve, che ha avuto un impatto decisivo. Abbassandosi tra le linee, ha trascinato fuori posizione i difensori centrali del Como, aprendo spazi per gli inserimenti di Atta ed Ekkelenkamp . È proprio in questi corridoi che l’Udinese ha costruito gran parte delle proprie occasioni, aumentando in maniera significativa il proprio indice di pericolosità.
Nonostante questa produzione offensiva, il gol non è arrivato. E qui si inserisce l’ultimo elemento della partita: la mancanza di cinismo. L’Udinese ha creato 2 grandi occasioni contro l’unica del Como ma non è riuscita a concretizzarle. Al di là di tutto, resta la prova dei bianconeri, capaci di fermare la squadra più in forma del campionato.
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