Il finale di stagione dell’Udinese ha riportato al centro una domanda che solo poche settimane fa sembrava avere già una risposta: Kosta Runjaic è ancora l’uomo giusto per guidare il futuro bianconero?
Il calcio, si sa, vive di momenti. E quello che oggi racconta il campo è molto diverso rispetto alle sensazioni di metà stagione. Allora c’erano dubbi, perplessità, anche una certa distanza tra tecnico e ambiente. Oggi, invece, l’Udinese appare una squadra ritrovata, più compatta, più consapevole, soprattutto più credibile. E inevitabilmente, quando arrivano i risultati, anche i giudizi cambiano.
Runjaic è ancora sotto contratto e, numeri alla mano, ha già fatto qualcosa di importante. Ha eguagliato il miglior bottino di punti dell’era post-Francesco Guidolin, quello delle stagioni di Luca Gotti e Gabriele Cioffi, e lo ha fatto senza mai mettere davvero in discussione la salvezza. Due campionati tranquilli, senza affanni, che in una piazza come Udine non sono mai un dettaglio.
Eppure, non basta. Perché l’asticella, almeno nelle intenzioni della società, è più alta. L’Europa resta un obiettivo dichiarato, anche se ancora distante. E qui entra in gioco il vero nodo della questione: Runjaic è un allenatore da consolidamento o da salto di qualità?
La risposta, probabilmente, sta nel mezzo. Il tecnico tedesco ha dimostrato di saper costruire una squadra solida, capace di togliersi soddisfazioni importanti – basti pensare ai due colpacci a San Siro contro Inter e Milan, alla vittoria interna contro il Napoli – ma per lunghi tratti è mancata quella continuità di rendimento che fa la differenza tra una stagione tranquilla e una davvero ambiziosa.
Eppure, qualcosa è cambiato. Questo finale di campionato racconta di una squadra che ha trovato una sua identità più chiara. Zaniolo si è preso la scena diventando leader tecnico ed emotivo, mentre Atta ed Ekkelenkamp sono cresciuti fino a diventare elementi centrali del progetto. Dietro, la difesa ha ritrovato solidità, e l’intera squadra sembra finalmente aver trovato un equilibrio che per mesi era mancato. Perfino sugli esterni, negli ultimi anni sempre un nervo scoperto, il buon Ehizibue ha registrato una nuova consapevolezza.
È abbastanza per guadagnarsi la conferma? Forse sì, forse no. Perché nel frattempo la società guarda anche altrove. Profili come Gilardino o Zanetti restano sullo sfondo, alternative che raccontano la volontà di non farsi trovare impreparati, qualora a sorpresa fosse Runjaic (che qualche offerta pare ce l'abbia) a voler salutare per volare in altri lidi.
E allora tutto si riduce a una questione di prospettiva. Se l’obiettivo è consolidare quanto costruito, Runjaic rappresenta una scelta logica, coerente con il percorso intrapreso. Se invece si vuole accelerare, cambiare marcia, forse servirà qualcosa di diverso. A dicembre, Gino Pozzo aveva ribadito la sua fiducia nel tecnico. Oggi quella fiducia è tornata ad avere basi più solide, perché sostenuta dai risultati. Ma nel calcio, come sempre, conta l’ultimo tratto di strada. Restano poche partite, poi sarà il momento delle decisioni. E la sensazione è che Runjaic si stia giocando tutto proprio adesso. Con una squadra che, finalmente, sembra seguirlo davvero.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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