ESCLUSIVA TU - Martelossi: “Un orgoglio essere in una società in ascesa”

10.09.2020 21:58 di Valerio Morelli   Vedi letture
ESCLUSIVA TU - Martelossi: “Un orgoglio essere in una società in ascesa”

L'udinese Alberto Martelossi all'Apu Old Wild West torna alle origini, con lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Il paso doble, rispetto alla sua nascita Ubc che rinverdisce, è molto meno datato. Ritorna, infatti, all'Apu in serie A2 solo dopo un anno solare, facendo il doppio passo: associate head coach di Matteo Boniciolli capoallenatore e direttore tecnico dell'area sportiva. Ricopre un duplice ruolo abbastanza inedito nella pallacanestro italiana, con un obiettivo ben chiaro in mente: costruire qualcosa che resti patrimonio della massima società di basket udinese, al di là delle gestioni tecniche e manageriali che possono cambiare. I primi passi sono stati mossi in un'estate movimentata in casa Apu, non solo e non tanto a causa del Covid-19. La separazione fra patron Alessandro Pedone e l'ad-gm Davide Micalich dopo otto anni di convivenza, che ha fatto risalire Udine dalla Dnc all'A2, ha portato in casa Apu tra le migliori competenze circolanti in Fvg, e non solo, a livello di staff allenatori - preparatori e di management. Ciò prima ancora di allestire la solita squadra sulla carta competitiva per la categoria, sperando che il virus non ci metta lo zampino.

Alberto, il tuo per me è un ritorno al futuro a Udine.

L'interpretazione è giusta. Pensiamo e speriamo che porti sviluppi futuri, ottenendo qualche utilità per la pallacanestro udinese. L'aspetto piacevole è che questo ruolo mi è stato assegnato con una scelta concentrica, di Matteo per la parte tecnica e della società dal punto di vista organizzativo. Entrambi me l'hanno proposto quasi senza parlarsi, facendo coincidere le esigenze alla fine. Prima Matteo mi ha chiesto di fare l'associate coach di stampo Usa: due allenatori quasi alla pari, anche se in partita dirige uno solo. Poi c'è stata l'interlocuzione successiva con la società. Uno solo dei due ruoli non mi avrebbe soddisfatto. Sento lo stimolo personale a soddisfare le necessità del duplice incarico. Come dirigente non sono proprio alla prima esperienza, come tecnico non volevo mollare il campo perché ci sono nato. Senza contare che sono ancora assistente allenatore dell'Italia under 20. Ho un bel rapporto con il capoallenatore Vertemati, che è al Bayern Monaco. Siamo in attesa di sviluppi politici legati al rinnovo nazionale in Federazione italiana pallacanestro”.

Torni in Apu dopo aver retto l'interregno fra coach Cavina e Ramagli nel 2019.

“Sì, da gennaio dell'anno scorso. Ero a un punto importante della mia carriera, con l'orgoglio di essere a Udine in una società in ascesa. Speravo che andasse diversamente rispetto al risultato finale della stagione. C'è molto rammarico per com'è andata la seconda parte del campionato. Tecnicamente non eravamo una squadra da poter vincere l'A2, ma neanche da uscire al primo turno dei play-off promozione. In quest'ultima fase ci siamo ritrovati spuntati in attacco, senza Cortese e Amici e con Nikolic con una spalla rotta. Ci è mancato l'asse talento - fisico nei ruoli intermedi. Abbiamo giocato o troppo grossi con Pellegrino e Mortellaro o troppo sottili con Penna, Spangaro e Pinton”.

Come concili ora i due ruoli di senior assistant e dt, in che cosa consistono?

“Finora, anche adesso che abbiamo cominciato la preparazione precampionato, ho un ruolo essenzialmente da direttore tecnico dell'area sportiva. Anche se sono tesserato quale allenatore, fedele nei secoli. Quando ci saranno meno problemi organizzativi e a stagione partita non ci sarà da fare mercato, cosa che noi dello staff tecnico non desideriamo mai, darò più una mano a Matteo. Il quale, peraltro, ha uno staff folto e qualificato (anche i giovani assistenti Finetti e Lilli, ndr) che lo aiutano e surrogano il mio operato”.

Da dt-ds hai buoni maestri. E' noto il tuo sodalizio con Andrea Fadini, ora scout europeo dei Detroit Pistons. Hai avuto per agente Riccardo Sbezzi, uno dei più grandi procuratori italiani. Hai tenuto a battesimo Gianmaria Vacirca, che fa le squadre al ct Meo Sacchetti.

“Vero, ho frequentazioni importanti in questo campo. Sulla mia crescita, quando sono andato a Desio nell'88-'89 al seguito di Claudio Bardini, ha influito tanto però Pieraldo Celada. Allora era considerato un personaggio equivoco della pallacanestro. Con i chiari di luna che ci sono oggi è una figura che rimpiango tantissimo. In venticinque anni da capoallenatore ho già prodotto in proprio stagioni da coach manager. Nel 1995 a Desio mi hanno dato le chiavi in mano per costruire la squadra in B di eccellenza. Idem a Pavia, che ho portato in A2. Infine, a Mantova e Brescia in A2 dove ho raggiunto il traguardo migliore perdendo gara5 di finale promozione contro Pistoia nel 2012-2013”.

Insomma, meriti l'etichetta di Bruno Arrigoni 2.0 che ti ha già dato Boniciolli.

“Provo due sensazioni. Una è che il tempo passa inesorabile. Faccio il senior assistant e mi sembra di avere iniziato l'altro giorno, quando mi caricavo la sacca dei palloni sulle spalle e da via Monte Grappa raggiungevo il Carnera in bicicletta senza che nessuno mi abbia mai investito... (ora gira con quella elettrica: che abbia ragione Sepulcri sull'altra bici famosa di Boniciolli? Ndr). L'altra sensazione è che sono orgoglioso e sento un eccesso di responsabilità a essere paragonato a Bruno, impareggiabile persona e allenatore (legato a doppio filo a Cantù e assistente nel ciclo d'oro delle giovanili azzurre di Mario Blasone, ndr). Si è inventato un ruolo, che è stato seguito poco. E' stato una testa di ponte per privilegiare noi uomini di campo, che abbiamo esperienze che andrebbero più considerate. Ben vengano soluzioni alternative come assistentati o corse elettorali come quella di Frates (coach Fabrizio, però, è stato battuto da Maggi per la presidenza Fip in Lombardia, ndr). Sandro Gamba e altri grandi sono andati in quiescenza troppo presto. Quando cresceva la nostra leva di allenatori A1 e A2, B1 e B2, giovanili e femminile erano tutte categorie professionistiche. Ora siamo lontani anni luce da quella realtà”.

Che etichetta applicheresti a Boniciolli per ricambiarlo?

“A 58 anni ha un'esperienza da preservare e condividere. Sono preziosi i consigli che dà a giovani assistenti e giocatori. E' vulcanico, è il suo tratto distintivo senza dubbio. In campo e fuori è unico, anche nelle conferenze stampe che creano attesa. Non ha perso, anzi ha guadagnato energia ed entusiasmo e questo non è comune”.

Ti ricorda mica Neven Spahija, tuo capoallenatore a Roseto in A1 nel 2004-'05, che ha anche una certa somiglianza fisica con il Matteo Boniciolli di qualche chilo fa?

“No, aveva un carattere diverso, più tranquillo. Diciamo che Matteo è il Bobby Knight del Triveneto. Non farei paragoni delicati con mie esperienze dirette. Ripeto ha tratti distintivi che lo rendono unico, non omologabile. Nessuno del nostro tempo ha gli stessi tratti, come i grandi nomi del passato. Ricordo che quando facevo lo scout della Fantoni vedevo da vicino personaggi che lasciavano il segno e non parlo di Gamba o Peterson, ma di Cardaioli, Benvenuti, Mangano. Erano abituali per quei tempi, ecco Boniciolli è uno di questi”.

Chiudiamo il discorso sul management con il Cda dell'Apu. Redistribuite le deleghe a Gianpaolo Graberi, ora ad, e all'avvocato Paolo Gnesutta, con patron Alessandro Pedone vi siedono adesso anche Daniele Marotta, direttore del personale OWW, e il legale Francesco Maiorana, consigliere di Lega nazionale pallacanestro servizi srl oltre che vicepresidente della commissione procuratori sportivi professionisti in Federazione italiana pallacanestro.

“Rispetto al passato è la parte più innovativa. A parte il budget più o meno forte per fare la stagione, con un organigramma così siamo impegnati a definire i ruoli nei vari settori. Siamo competitivi e tanto vogliosi. Oltre al Cda, non va dimenticato Ezio Pascoli che ha l'importante incarico di operations manager nei rapporti con la Fip (dove ha la firma, ndr)”.

La Lnp siede in Cda con OWW title sponsor dell'A2 e Maiorana consigliere Servizi srl.

“OWW è più coinvolta nell'Apu, nel mio periodo da allenatore avrà visto due partite (e in futuro forse lo sarà ancora di più perché il contratto in scadenza con Lnp sta per essere spalmato su questa e sulla prossima stagione, ndr). La sponsorizzazione con l'Apu è della stagione scorsa, per cui è casuale questo doppio ingresso in Cda. Comunque, è senza privilegi per noi da parte di Lnp (che la settimana prossima sarà a Udine con il presidente Pietro Basciano e il segretario generale Massimo Faraoni, ndr). Vogliamo essere coperti rispetto a tutte le posizioni e propositivi. Del resto, le società sono il cuore della Lnp. Se si vuole costruire qualcosa, questo è un must. Sono cresciuto con questa idea: quando un allenatore va via, deve lasciare qualcosa. E' la vittoria più importante. Vale per un allenatore, presumibilmente anche per il management. Dopo gli allenatori simbolo di cui ho parlato prima, le società hanno goduto buona salute per diversi anni successivi al loro passaggio. Abbiamo l'imprimatur di assicurare alla società il futuro della pallacanestro friulana per diversi anni. In questo senso stiamo anche discutendo di creare un settore giovanile. Marotta e Maiorana, a volte Graberi, si stanno spendendo su tutto il territorio della provincia di Udine con Apu Young”.

In prima squadra sei allenatori, compresi i preparatori Luigino Sepulcri e Tommaso Mazzilis, staff da Eurocup benedice Boniciolli. Squadra controcorrente: altezza media 1,99 contro lo small ball praticato in A2. Matteo ha già predicato il verbo: giocare da grandi.

“Sono curioso anch'io di verificare gli effetti di una scelta dirompente. Negli anni tutti i campionati si evolvono in senso diverso. Questa stessa squadra ne è la riprova. Alcuni giocatori speriamo che si confermino certezze. La differenza sarà fatta dai miglioramenti dei giocatori intermedi nei ruoli di 3 e 4, dai vari Mobio, Deangeli, Agbara. Anche Foulland dovrà dimostrarsi in crescita rispetto al suo grande potenziale. Diventeremo squadra quando tutti i ragazzi saranno certezze, magari a turno e vicendevolmente, non con continuità”.

Senza fare proclami e guadagnando in stagione regolare credibilità su squadre già solide.

“Nella mia lunga carriera di allenatore ho imparato che i proclami uccidono le stagioni, anche perché di solito sono sbagliati i tempi delle esternazioni. Per puntare forte su una squadra l'allenatore deve conoscerla, sperimentarla. Verso marzo può valutarla. I proclami di agosto o settembre sanno di saccenteria fine a se stessa. Nessuna squadra può essere valutata a priori o dopo le prime prove, dall'Armani Milano all'ultima di A2. Soltanto dopo un percorso, un vissuto è lecito farlo in modo entusiastico o più problematico”.

 Torni in Apu dopo un anno e non trovi più Davide Micalich, che ti voleva già alla Snaidero in Legadue nel 2010-2011 e invece arrivò Gigi Garelli. Che pensi della sua B a Cividale?

“E' singolare, dato il mio rapporto con lui lungo una vita. Bisogna guardare avanti. Ho bene presente che sono all'Apu in virtù della sua assenza. E' un dato di fatto, che devo valutare. Della B a Cividale, come gli ho detto, penso che sarebbe stato nell'interesse di tutti si dedicasse piuttosto a un grande settore giovanile, che in regione manca. E' da accettare che ha rispolverato una piazza importante e guardo con curiosità all'esperienza”.

Quest'anno all'Apu sembra più organica la collaborazione con l'Ubc per le giovanili. Tanto che torna Andrea Paderni quale responsabile tecnico, al fianco di Mauro Rosso che è sempre quello organizzativo. Solo un caso succeda ora che ci sei tu partito dall'Ubc del presidente Mario Colussa?

“C'è stato un amarcord curioso con Guido Paderni (presidente dell'Ubc e padre di Andrea, ndr). Quando ho cominciato ad allenare nell'84, il primo anno del tiro da tre, al Marangoni facevo l'assistente minibasket di Giovanni Bon. Nel gruppo di bambini del 1976 c'era un microbo di due anni più giovane, sempre palla in mano che era Andrea Paderni. Ora si chiude un cerchio e trentasei anni dopo Andrea ha un ruolo tecnico importante nel settore giovanile dell'Apu (che ha portato dalla Dnc in Dnb nel 2013, salvo essere poi esonerato a stagione in corso, ndr), ora e in futuro. Il tempo è passato, ma mi fa ringiovanire rivedere volti amici dell'Ubc come quello di Massimo Bredeon assieme al quale siamo stati precursori dell'associate head coach tra il 1986 e il 1988 quando allenavamo squadre che sbaragliavano il campo a livello nazionale propaganda, ragazzi e allievi”.

Ed è per questo che, da allora, conosci anche Stefano Pillastrini, coach ora in B a Cividale. Il vostro rapporto cominciò al suo camp estivo che allora faceva a Cervia...

Sì, nelle prime tre o quattro edizioni che fece in impianti scolastici. Adesso da venticinque anni lo tiene in una struttura di proprietà a Cesenatico. Una decina di anni fa abbiamo provato un Eurocamp a Lignano, anche con Giacomo Galanda testimonial, ma non ha funzionato. La prima volta che conobbi il Pilla fu, però, quale responsabile delle giovanili della Fortitudo Bologna, dove Alessandro Finelli era il suo assistente. Nell'87-'88 gli portai per un provino quattro giovani dell'Ubc: i 1975 Galanda e Alessandro Rosso, il 1974 Alberto Spangaro e il 1973 Michele Pezzarini. Quest'ultimo, un due metri, fu l'unico preso dalla Fortitudo anche perché era il più motivato di tutti a trasferirsi a Bologna, dove ora vive se non sbaglio”.

Che ne pensi ora di Pillastrini coach in B a Cividale?

“Che passeremo altro tempo assieme. Per fortuna il caso ci ha rimessi vicini. Mi fa piacere parlare con un'altra persona che è un inguaribile entusiasta della pallacanestro. Come dimostra la scelta che ha fatto ora, la quale non era né obbligata né contemplata non essendo arrivato in una piazza di alto livello come altre in cui pure era sceso di categoria: a Montegranaro dove aveva dietro i grandi calzaturifici mondiali, a Torino e Treviso”. 

Martelossi chiude in chiave nostalgia canaglia: “Ho iniziato a seguire la pallacanestro nel dopo terremoto del 1976. Verso il 1979 (quindi, sì e no adolescente perché è un 1966, ndr) quando da calciatore scarso ebbi la folgorazione cestistica andando a vedere le partite la domenica mattina alle 11 al Marangoni. Vi giocavano alternativamente il Lavoratore, allenato da Giorgio Bulzicco e capitanato da Beppe Anania, e la Valli sementi con Giorgio Graberi (papà di Gianpaolo e già presidente dell'Ubc, ndr) tecnico e Paolo Cojutti in campo”. Altri riti, che facevano saltare anche la messa domenicale. E' proprio un cerchio che si chiude per l'associate head coach e dt-ds.