Due salvezze senza affanni, centrate con largo anticipo e già archiviate a marzo. Un risultato che, a Udine, non è mai scontato. Ma basta questo per confermare Kosta Runjaic alla guida dell’Udinese anche per il futuro? È questa la domanda che inizia a circolare con sempre più insistenza attorno al mondo bianconero.
Il tecnico tedesco ha fatto il suo dovere. Anzi, sotto certi aspetti lo ha fatto bene. Ha garantito stabilità, ha tenuto la squadra lontana dalle zone calde e ha costruito una base solida. Ma il punto è proprio questo: è sufficiente la solidità? La proprietà, la famiglia Pozzo, è stata chiara. L’obiettivo è tornare ad ambire a qualcosa di più. Tornare a guardare verso l’Europa. Un traguardo che oggi appare lontano, non tanto per il valore assoluto della rosa, quanto per la mancanza di continuità e di crescita nel gioco.
In due stagioni l’Udinese non è riuscita a fare quel salto di qualità atteso. Le prestazioni di livello non sono mancate, anzi. Le vittorie contro le big lo dimostrano. Ma sono rimasti episodi isolati, non un percorso strutturato. È mancata quella continuità nei risultati e soprattutto nella proposta di gioco che distingue una squadra da metà classifica da una che può ambire a qualcosa di più.
Ed è qui che si apre il dibattito su Runjaic. Il tecnico ha avuto a disposizione una rosa tutt’altro che povera. Anzi, probabilmente una delle più interessanti degli ultimi anni a Udine. Giocatori come Sanchez, Thauvin, Lucca, Iker Bravo, Solet, Zaniolo, Atta, Miller. Un mix di esperienza, talento e prospettiva. Alcuni hanno reso, altri decisamente meno, ma il materiale su cui lavorare di certo non mancava. Inoltre, a Runjaic è stato concesso qualcosa di raro nella storia recente dell’Udinese: potere decisionale. Ha scelto chi tenere, chi escludere, chi portare a Udine. Ha deciso di non puntare su Sanchez e Iker Bravo, ha voluto profili come Karlstrom, Piotrowski e Buksa. Scelte che, come spesso accade, hanno dato risultati alterni.
E poi ci sono le dichiarazioni. Negli ultimi mesi il tecnico è apparso più freddo, più distante. Le sue parole hanno lasciato il segno. Dalla frase sul valore della squadra – “il Sassuolo è più forte” – fino alle critiche al mercato e alla gestione della rosa, passando per alcune uscite sui tifosi che non sono state digerite dall’ambiente. Segnali che raccontano di un certo malcontento. Da una parte quello del tecnico, forse deluso da alcune scelte societarie. Dall’altra quello della piazza, che si aspettava una crescita più evidente dopo il primo anno.
Il contratto di Runjaic scade nel 2027, ma questo non garantisce nulla. La sensazione è che il futuro sia tutt’altro che definito. Le parti continueranno insieme? O si arriverà a una separazione? Molto dipenderà dalle valutazioni della società. Gino Pozzo, già a Natale, aveva parlato chiaramente della necessità di fare un salto di qualità. Una richiesta che oggi resta ancora senza risposta. Runjaic è l’uomo giusto per guidare questa crescita? Oppure serve un profilo diverso, capace di dare un’identità più forte, valorizzare maggiormente i giovani e costruire un percorso più ambizioso?
Domande aperte, senza una risposta immediata. Di certo, il tempo delle sole salvezze tranquille sembra non bastare più. A Udine si vuole qualcosa in più. E il futuro della panchina passa inevitabilmente da qui.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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