Questi i dieci oscar 2013 assegnatti dal direttore di Tuttomercatoweb Michele Criscitiello:
1° Un oscar di diritto va ad Antonio Conte. Miglior allenatore italiani, stravince il campionato a mani basse ed è pronto a servire il tris. La vittoria sulla Roma è un'ulteriore conferma. Lo Scudetto, la Juve, lo ha già vinto a gennaio. Scudetto che sta ai giallorossi come Laura Pausini all'hip hop.
I bianconeri avrebbero potuto fare meglio in Europa ma la squadra ancora non è pronta per vincere la Champions, certo poteva e doveva passare il turno. Comunque è il miglior allenatore italiano in Italia anche per il 2013. Speriamo il Real non se ne accorga.
2° Vince il premio anche l'Avvocato Beppe Bozzo, da Cosenza ma trapiantato a Roma. Lavora senza megafono, non nasconde false residenze a Montecarlo, gestisce calciatori e allenatori di primo livello e oltre a fare gli interessi dei suoi assistiti lavora bene anche per le società che lo chiamano per fare da intermediario. W la gente che si fa da sola e soprattutto w la meritocrazia.
3° Daniele Pradè ha dimostrato ai Della Valle che facendo calcio intelligente arrivano sia i risultati in campo che nel bilancio. Si sceglie validi collaboratori, ottime intuizioni e perfetta gestione dello spogliatoio.
4° L'Oscar alla carriera a Francesco Totti. Un esempio per i giovani. Fa beneficenza e non lo dice. Corre e si sacrifica come un 18enne ed è l'esempio del professionista. Averne di calciatori come Totti, un Panda.
5° Barbara Berlusconi ci ha conquistato con il carattere e la determinazione. Non avrà l'esperienza del padre, però, prima di alzare la mano e di chiedere la parola ha studiato in silenzio per due anni. Donna di carattere e dalle ottime intuizioni. Per il Milan può essere solo un bene il rapporto tra padre e figlia. Unico errore commesso: aver avuto una storia sentimentale con un tesserato della sua società. Ma si sa, al cuor non si comanda...
6° In Federazione è il nuovo che avanza. Il calcio italiano, però, non ama i giovani e preferisce tenerli in seconda fila. Demetrio Albertini è il futuro del pallone di casa nostra. Giovane con idee, influente nell'AIC e possibile DG del Milan. Avanti con Demetrio...
7° Oscar a Sergio Gasparin. In Italia, sapete come funziona? Mangiamo e ci dimentichiamo. Chi retrocede lavora, chi macina successi lo accantonano. O perché troppo bravo o perché a qualcuno dà fastidio. Gasparin con il Catania ha ottenuto numeri da record, grazie anche al lavoro passato di Pietro Lo Monaco, eppure oggi è osservatore di se stesso. W Cosentino, questo si che è calcio...
8° Un Oscar ad Infront Italy. Tutti ne parlano male perché ha le mani in pasto un pò ovunque. Paga la Lega e trova gli sponsor a diverse società di A ma se non fosse per Infront oggi il calcio italiano sarebbe già saltato in aria. Un miliardo all'anno per un prodotto che, forse, vale a malapena 600 milioni. Crea l'asta con Sky e prende soldi da Mediaset. Chiamateli scemi...
9° Del nostro Oscar non saprà cosa farsene, però, glielo spediamo lo stesso. Massimo Cellino ha difeso le idee, ha portato un progetto e si è messo contro le istituzioni per un maledetto stadio per il suo Cagliari. Si è fatto la galera con dignità e giocando tutte le partite in trasferta si è salvato fischiettando. Presidente, l'Oscar è suo. Ogni tanto lo guardi pensando ai momenti peggiori che le hanno fatto vivere in quest'ultimo anno maledetto.
10° Troppo facile, per chi sta leggendo, pensare... "Vabbè, ovvio che un Oscar finiva ad Udine". E, invece, come sempre me ne infischio degli invidiosi e con tutto il cuore consegno l'Oscar del 2013 a Gianpaolo Pozzo, proprietario dell'Udinese. Solo chi lo conosce lo ama. Il Presidente più longevo del nostro calcio, dopo 27 anni ancora non si è stancato di questa giungla. Dalle 9 alle 21 lo trovate allo stadio, dove c'è la società e la sua poltrona. Da lì controlla la nascita del nuovo Friuli, parla con allenatori, dirigenti e calciatori. Pozzo è il vero Presidente-Signore del nostro campionato. Poi qualcuno si chiede come faccia a funzionare alla perfezione il giocattolo. Collaboratori validissimi (Collavino-Rigotto-Giaretta-Campoccia) e delle intuizioni da Presidente-operaio. Ha un grande vantaggio, rispetto a tutti i colleghi: fa calcio perché ama la sua città e non per vantaggi imprenditoriali o politici. Poi, certo, un imprenditore deve anche chiudere in attivo il bilancio e a chi lo conosce ripete sempre una sua frase: "Non importa la cifra, quello che importa è che prima del primo numero ci sia sempre il segno +".
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