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GSA: da Ravenna in poi, io credo che…

GSA: da Ravenna in poi, io credo che…

Credo che le cose stiano per cambiare. Credo che l’uscita di Alessandro Pedone abbia radici più profonde del semplice sfogo con cui è stata sdoganata la dichiarazione del “Pres” subito dopo la brutta gara di...

Franco Canciani

Credo che le cose stiano per cambiare.

Credo che l’uscita di Alessandro Pedone abbia radici più profonde del semplice sfogo con cui è stata sdoganata la dichiarazione del “Pres” subito dopo la brutta gara di Mantova. Ritengo che il “numero uno” abbia voluto mettere staff e giocatori di fronte alla realtà delle cose: sta solo a loro trovare il chimismo di gruppo.

Credo che Lino Lardo sia un ottimo coach; credo che chiederne la testa adesso sia ingiusto e controproducente, anche qualora la striscia perdente si allungasse (cosa che non credo). Se qualcuno (e non c’è) lo voleva sostituire, avrebbe dovuto farlo a maggio anche in presenza di sei vittorie di fila. Il malore che lo ha colpito dopo la gara del PalaBam è testimonianza di quanto ci tenga, ci stia male e sia deluso per il rendimento dei suoi ragazzi e soprattutto di sé stesso. Adesso è tempo di stargli vicino e fargli uscire di nuovo quella grinta che sfoggiò nell’intervallo del derby a Cividale, quando si rivolse con educata ferocia ad uno degli arbitri dopo un fischio a suo dire stonato.

Credo che se ai giocatori hanno mostrato i riflessi filmati degli almeno 24 punti facilissimi concessi all’avversaria domenica passata, un’ombra di vergogna dev’essere spuntata. Errori infantili da minibasket: mancati tagliafuori al rimbalzo sui liberi, lato debole difeso per nulla, tiri pesanti concessi con marcature a distanza siderale. E in attacco? Airball da fuori, campanili da sotto, contropiedi lanciati agli avversari con comportamento morbido sotto la plancia d’attacco. Per i ragazzi di Lardo è tempo di mostrare sé stessi, se come penso ne sono capaci.

Credo che Benevelli e Raspino siano due signori giocatori; credo che entrambi debbano togliersi dalla faccia quell’espressione un po’ così che sta bene addosso ad un brasiliano teoricamente d’attacco nell’Udinese, ma non su due giocatori di esperienza e talento quali essi sono. Tommaso ha mostrato sprazzi di gran classe in preseason, poco o nulla nelle prime due uscite ufficiali. Andrea è trentunenne che mai è sceso, in carriera, sotto il 50% di media al tiro nei campionati disputati in categoria. E in fase “passiva” nessuno dei due morde come dovrebbe. È tempo di scrollarsi di dosso le timidezze e ruggire.

Credo che Francesco Pellegrino sia in grado di fare ben meglio che match pari con Chillo e Pini, facendosi poi distruggere da Candussi. Il palmarino è un signor giocatore, ma lo è anche lui (secondo me potenziale azzurro): lo dimostri, a me che ne sono sostenitore ed a tutto il popolo del Carnera.

Credo che KayDee non sia stato acquistato per tracheggiare e scaricare palla a Nobile in un’incredibile infrazione di 24’’; credo che Kyndall sia stato acquistato per prendersi la squadra sulle spalle così come Rain Veideman; e a chi sostiene che non possano coesistere in campo dico che queste storie le sento dall’epoca di Mazzola e Rivera: due giocatori di talento ed esperienza si parlano e trovano la quadra. Dai’mo, Dykes, tira fuori quella “cazzimma” che ti ha meritato due MVP consecutivi in Romania.

Credo che una squadra che non difende non vada lontano: e Udine nelle prime due gare non ha quasi mai difeso, concedendo campo e punti all’avversaria. La differenza fra un campionato da dodicesimo posto ed un piazzamento playoff è determinato dai dettagli, dai particolari: a prescindere dalle caratteristiche di coach Lino ci vuole una difesa aggressiva, stile “senza domani” per aver la meglio su avversarie attrezzate per la categoria.

Credo anche che attorno alla squadra si sia concentrata una certa negatività, di cui noi cantori siamo corresponsabili. Avere nel girone Bergamo ed Orzinuovi ci rimanda a dove si viaggiava solo due stagioni or sono: non perdiamo di vista la realtà delle cose, che parla sì di grandi aspettative ma anche di una squadra nuova in cinque dodicesimi, che ha ancora bisogno di stare assieme per dare il meglio di sé. Credo che le vedove di Okoye debbano poi sapere che Stan a Udine non sarebbe rimasto nemmeno legato, e che con Varese c’era un accordo verbale ben prima dei tentativi di rinnovo con la GSA. Io ho fiducia nel gruppo, in Dykes, nel coach e nel suo staff, da Braidotti a Mòntena.

Credo domenica Udine vinca contro Ravenna. Bella squadra, quella di Antimo Martino (chi mi legge dall’anno passato sa che per il trentanovenne di Isernia ho un certo qual debole sportivo), intelligente e grintoso coach cresciuto non a caso alla scuola di Jasmin e Boniciolli: ma la GSA deve scoccare tre frecce al centro del bersaglio (Piero Manetti, poi Roseto ed Orceana) per cambiare l’inerzia del campionato e crescere in fiducia, autostima e soprattutto qualità di gioco.

Credo di essere un inguaribile cantore delle cose bianche e nere. Ma a pensare e parlare male si fa la stessa fatica che a cercare di analizzare dove sia possibile migliorare le cose: in compenso si sta peggio.

Domenica, ore 18, tutti al Carnera. E per chi non ce la fa proprio a venire, diretta in streaming radiofonico da EffeRadio. Se riuscirete ad avere la pazienza di ascoltarmi. Forza A.P.U. Forza GSA.