Il doppio ex di Udinese (2006-2013) ed Empoli (2004-2006), Andrea Coda, è intervenuto durante la nostra trasmissione Warm Up per parlare dello scontro diretto per la salvezza ma non solo. Il momento delle due squadre, il suo passato in bianconero e il lavoro di Cannavaro e Pinzi: a tu per tu con Andrea.
Come hai visto l'Udinese dall'arrivo di Cannavaro? Che partita ti aspetti con l'Empoli?
"Cannavaro sicuramente ha portato tranquillità, esperienza, carisma e personalità. Questo ha fatto sì che è venuta una grandissima vittoria in trasferta che ha risollevato la classifica. Domenica ci sarà una gara impegnativa dove ahimè si affrontano le due squadre che hanno caratterizzato la mia carriera. In una ci sono cresciuto, mentre Udine posso definirla la mia seconda casa. Avrei preferito che fosse la seconda di campionato e non così decisiva. L'Udinese parte un po' più avvantaggiata perché gioca in casa e viene da un ottimo risultato. Ho avuto il piacere di lavorare con mister Nicola e so che non molleranno fino al triplice fischio. Sarà una partita tesa e di studio nei primi minuti. La palla invece che 3/4 etti peserà 3/4 chili, sarà una partita che si deciderà su un episodio. Mi augurerei un pareggio che basti a entrambe, in modo che nell'ultima giornata riescano a salvarsi entrambe".
L'Empoli arriva a Udine con il dovere di non perdere e ad allenarli c'è Nicola che tu conosci bene per aver avuto a Livorno: cosa lo rende così speciale e in grado di compiere imprese come quelle di Crotone e Salernitana?
"È una grandissima persona, quando approdò all'Udinese ero stra contento. È un lavoratore, ha avuto alti e bassi anche a Empoli. Sono partiti fortissimi in un momento in cui si pensava fossero già fuori e invece purtroppo sono ancora a giocarsela. L'umiltà e la dedizione che mette per la sua passione gli permette di estrarre da ogni singolo giocatore la voglia di vivere per questo sport con unione d'intenti".
Nello staff c'è anche Pinzi che tu conosci molto bene: come lo definiresti come allenatore e qual è secondo te la caratteristica che lo rende perfetto per l'Udinese?
"Con Pinzi ho anche condiviso per molti anni la camera d'albergo. L'ho sentito in settimana. Ha una marcia in più perché conosce l'ambiente e ogni virgola dello spogliatoio e della società. Sicuramente farà bene a Cannavaro averlo ma anche a tutto il mondo Udinese. È una persona che ha dedicato ormai quasi 20 anni a questo club ed era un allenatore già in campo. È un tassello in più per i friulani. Sono contento del suo ritorno perché è un ragazzo semplice e umile che tutti conoscono bene. Come persona credo che abbia fatto tanto per Udine e in questa piazza viene apprezzata anche la parte umana. Se c'era da andare in un club è sempre stato presente e attivo e gli elogi per lui si sprecano. Quando sei giocatori pensi a fare bene il tuo compito, da allenatore invece devi pensare a 50 teste tra 25 o più giocatori, 10 o più fisioterapisti e staff tecnico e poi i dirigenti. Lo stress è diverso. Pinzi lo vedo molto preparato e ha una grandissima personalità. Lo vedo benissimo su una panchina".
Ritornando a Cannavaro: da difensore quanto incide essere allenato da un difensore?
"Incide tanto, purtroppo per lui non ha moltissimo tempo per curare il minimo particolare come se fosse in ritiro. Avendo però una grandissima personalità e un grandissimo carisma sono certo sia già entrato nella testa dei giocatori. Poi può insegnare a tutti i reparti come fare meglio, come ha raccontato in settimana Lucca sul cosa può dare fastidio a un difensore".
Qual è il ricordo più bello che hai del tuo periodo in bianconero? Non vale dire il tuo gol in Europa
"Anche perché avendone fatti pochi (ride ndr.). Il mio gol a Udine vale come i 250 di Totò. Ho sempre avuto momenti belli in Friuli anche nei momenti difficili. Nel 2006 ero appena arrivato catapultato da una realtà come Empoli mentre l'Udinese era l'anno prima nei gironi di Champions. Non è stato facile perché alcuni giocatori che dovevano partire alla fine poi sono rimasti e ci siamo salvati le ultime giornate. Gli anni con Pasquale Marino sono stati belli, anche se siamo arrivati sesti o settimi. Lo spareggio a Dortmund vinto 0-2 e poi il passaggio del turno nel ritorno in casa ai rigori contro la squadra di Klopp. Poi gli anni fantastici con Guidolin che penso siano da incorniciare perché erano stati ridotti anche i posti per qualificarsi in Champions e avevamo perso giocatori come Zapata, Inler e Sanchez. Mi ricordo ancora paron Pozzo che credeva fermamente in noi e ci ripeteva continuamente che stavamo buttando via una carriera perché non sapevamo nemmeno noi le potenzialità di questa squadra. Questo credo sia l'emblema della famiglia Pozzo".
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