L’Udinese chiude il girone d’andata a 24 punti, a ridosso del gruppone di centro classifica. Ci siamo detti, tutti, che le trasferte di Milan(o) e Parma avrebbero detto la verità su dove questo gruppo sarebbe potuto arrivare.

Servito. Almeno io.

L’Udinese assomiglia a Ulrich, il personaggio della monumentale opera di Robert Musil: intelligente, bravo, preparato, ma senza la minima idea di quale debba essere il proprio destino.

‘Massimo 40 punti’, sosteneva Guidolin: vero, ma quando si gira a 24 l’obbligo è di mettersi alla prova.

L’Udinese di Gotti, il quale è bravo-bravo, non sta affatto giocando male; sia a Milano che al Tardini ha assolutamente tenuto il campo più che dignitosamente. Ha creato una dozzina di occasioni, però, e ne ha sfruttate solo due.

Mancando uno stoccatore, si chiede a gente come Mandragora di realizzare quando la chance sia così evidente; l’errore di Milano è stato grave, quello di ieri quasi imperdonabile. La rete avrebbe riaperto la gara, contro un Parma che (giustamente data la classifica) oggi viene osannata, l’allenatore (giustamente data la classifica) pontifica ma ieri ha complessivamente giocato meno bene.

Però? Però Cornelius, accostato all’Udinese due stagioni fa, gioca al Parma; il giovanissimo Kulusevski idem; e ieri (al netto degli errori di Musso ed Ekong) l’hanno decisa i particolari. Senza pensare che Gagliolo ha realizzato quasi il 70% delle sue tre reti in serie A all’Udinese.

E Okaka è bravo perché si sbatte, Lasagna anche, Nestorovski pure ma la porta la vedono troppo poco.

Quindi? Quindi questo rende la Biancanera una formazione da perfetta medietà, dove la parte sinistra della classifica è un miraggio e le ultime della classe, per ora, estremamente distanti. Credo la gara di Brescia diventi un match-point quasi decisivo per l’ennesima salvezza. Senza eccessiva gioia, né strombazzamenti come accade in qualche linea editoriale (non la nostra). Un’altra stagione in massima serie.

A fare cosa? Probabilmente poco di più. Come Ulrich l’Udinese avrà dei giocatori più forti, altri meno forti; se ne andranno De Paul e Mandragora, probabilmente Fofana e Lasagna, Musso chissà; si dovranno cercare altre pedine e costruire, se ce ne sarà la volontà, un’ossatura che possa garantire un futuro non così medio.

Speranza? Illusione? Non so. Onestamente però dal saluto di Totò la squadra ha offerto poche emozioni. D’altra parte, e anche questo ce lo siamo detti spesso, quante magagne tecniche ha coperto Di Natale con le magìe che spesso ci facevano partire dall’1-0?

Speranza. Propendo per questa, anche perché lo sport deve sempre rimanere gioia. Basti vedere l’allegra brigata biancanera che ieri è sciamata su Parma forte di quasi 500 anime; certo, un po’ di delusione la sconfitta l’ha lasciata: più forte però la felicità di stare assieme.

In una giornata come quella di oggi, mentre scrivo qualche ora a nord di Los Angeles, triste per la scomparsa di Kobe Bryant, americano di Montecavolo, di Reggio, del Corviale detto Serpentone, dove è cresciuto giocando con ragazzi più grandi solo perché era ‘il figlio di Jellybean.

Divertiamoci. Ed alla società dico che quest’anno si sta incanalando nella media tranquillità: bene, ma perché non riprovare ad osare? L’hanno fatto nel passato abbastanza recente, ne sono in grado per competenza e capacità. Noi siamo qui.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 28 gennaio 2020 alle 09:00
Autore: Franco Canciani
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