L’Udinese e il pensiero circolare

21.03.2019 08:21 di Franco Canciani   Vedi letture
L’Udinese e il pensiero circolare

Prologo: Udine, di conseguenza l’Udinese, giace nel bel mezzo dell’Occidente industrializzato e ‘progredito’. Cresciuto, secondo quanto dicono i dettami socio-economici, seguendo un ‘pensiero lineare’: si prende una situazione, la si seziona per capirla, si analizzano i particolari, si assimilano, si procede al prossimo passo legato, non necessariamente in maniera sostanziale, al precedente.

Alcuni popoli, inclusi i nostri avi, seguivano invece un ‘pensiero circolare’: simbolismi, analogie, correlazioni, visione d’insieme.Quella che permetteva di sentirsi elemento della natura circostante, facendone parte mentre essa giaceva dentro di loro.

Apparentemente la parabola biancanera non è per nulla tale: ormai è una ruota, che parte da Tudor, passa per Julio, poi per Davide Nicola e ritorna al croato. Un circolo, purtroppo non un pensiero circolare.

Ho stima della proprietà in quanto tale, meno del progetto messo in campo. Non è questione di suddividere il mondo del supporto all’Udinese fra ingrati e ‘sotàns’, categorie grossolane, limitative, offensive per gli annoverati in entrambe. E invece materia interessante analizzare tutte le anime bianchenere. Le quali, oggi, non possono che essere scontente per delle gare che, al netto dell’impegno, finiscono sempre ‘così’.

Mi sono sorbito per intero la gara di Torino, dieci giorni fa o giù di lì, ed ho impresso in testa l’espressione di Giampaolo Pozzo mentre la Juventus scherzava con le ceneri dei suoi stipendiati. Giuro di aver pensato ‘lo caccia’, poi mi sono rinsavito ed ho virato su un precauzionale ‘magari non son queste le gare nelle quali si giudica un mister’.

Invece dalle voci che si captano, proprio quella sera il timer legato alla poltroncina colorata del trainer piemontese ha iniziato, inesorabilmente, a ticchettare; nemmeno una gara neanche poi tanto pessima al San Paolo ha salvato il lusernese da un destino scritto. Così è stato.

La (ri)chiamata di Igor Tudor ha dei contorni sfocati, almeno per me: aveva un contratto in essere o meno? Con quale cuore accetta la panca che fu sua pressappoco un anno fa ma dalla quale fu disarcionato senza tante cerimonie? Difficile poi pensare che il croato sia stato avvisato stamattina dirigendo il primo allenamento già nel primo pomeriggio. Tutto tornerebbe, ma fa ben poca differenza.

Tant’è: la notizia della giubilazione di Nicola mi ha raggiunto in un aeroporto tedesco, di rientro in patria. Sorprendente? Cosa potrebbe esserlo per me, ormai?

Dicevo di avere stima per la proprietà, e lo ribadisco. Sono gli stessi che hanno portato risultati nel recente passato (c’era già Gino, all’epoca; c’è ancora Giampaolo, oggi); cambia la concorrenza, i media, i costi.

L’Udinese può, deve rimettersi in carreggiata, ma appare chiaro che a tale scopo debba ristrutturarsi a molti livelli. Tudor ha tempo per provare le proprie doti, viste ben poco l‘anno scorso: inizi con l’instillare nei suoi giocatori il seme della determinazione, vista ‘a targhe alterne’ durante tutta la stagione.

Quello che più mi preoccupa non è la salvezza (ci si arriverà, secondo me) ma l’ambiente attorno alla squadra: fossi un tifoso, di quelli che per la squadra spendono energie, voce, denaro percorrendo chilometri, svegliandosi all’alba per seguire, spesso, una recita modesta in chissà quale parte della penisola; fossi un supporter, dicevo, non saprei veramente come prenderla. Rimanere fedele ai miei colori firmando l’ennesimo assegno in bianco alla società, oppure abbandonarla violentando un affetto che vive dentro da chissà quanti anni?

Non lo so. Non lo so. Non lo so.

Mi ricollego al paragrafo iniziale: non so bene quale pensiero sottenda le decisioni della proprietà in merito all’ennesimo avvicendamento in panchina; temo sia inquietudine, quella che prende chi pensava di aver compiuto la scelta definitiva ed invece, per dirla con Massimo, era un calesse. Sarebbe bello pensare sia quello circolare, la natura essendo i tifosi. Andrebbe bene anche quello lineare, decisioni frutto di analisi.

L’importante è, ora, arrivare a fine stagione in salvo e poi ripartire seriamente da zero. So che succederà, non chiedetemi perché: forse per la fiducia che nutro nelle mie sensazioni.

Buona fortuna a Nicola: si è giocato male la seconda parte della sua avventura a Udine, e non parlatemi di assenze. Lo stesso a Tudor: l’anno scorso fece vedere ben poco, quest’anno ha la chance di mostrare che vale questa piazza.

Perché Udine e l’Udinese valgono. Molto.