Fra l'ottimismo e i fatti... sperando in Pradé

15.07.2018 08:28 di Giacomo Treppo  articolo letto 2188 volte
Fra l'ottimismo e i fatti... sperando in Pradé

Domani parte la campagna abbonamenti e mai come quest'anno è stata poco pubblicizzata. Vista la stagione scorsa, ritengo che la scelta societaria in tal senso sia stata saggia: basta proclami e lavorare. Ma intanto l'Udinese è ancora in alto mare. C'è però una notizia che parrebbe portare ottimismo, ma va analizzata. Pradé dovrebbe essere quell'uomo forte che chiedevamo a più riprese. Voci di corridoio ufficiose ma fondate dicono che a lui la famiglia Pozzo ha voluto delegare parte del mercato e la gestione tecnica della rosa. L'ottimismo non può che essere relativo, per vari motivi.

Pradé ha un passato che parla per sé. E' sicuramente uno dei direttori sportivi migliori in circolazione e di sicuro si intende di mercato, sia in uscita (le vendita che servono a fare plusvalenze) sia in entrata che di organizzazione interna. Ma qua viene la prima incongruenza. Velasquez è arrivato ben prima di Pradé, quindi abbiamo un responsabile dell'area tecnica che non ha scelto l'allenatore: la figura più importante.

Sul fronte cessioni c'è probabilmente la sua mano, sul fronte acquisti ancora non penso. Ed io aspetto speranzoso... Chiediamo un Udinese con uno zoccolo duro di giocatori coesi, che siano italiani o argentini poco cambia. Chiediamo una società, nel suo settore tecnico, quello che interessa ai tifosi, con competenze e carattere. Sembra che, con un notevole ritardo, l'Udinese possa iniziare a costruire, ma ancora non vediamo un progetto o delle fondamenta.

Ritengo buono l'arrivo di Mandragora, uno dei giovani più promettenti, ma è troppo poco. Servono anche altri italiani, con più maturità calcistica e che magari possano sentirsi legati alla terra della Piccola Patria. L'operazione Mandragora pare più uno dei vecchi prestiti con premio di valorizzazione che un tassello di un progetto di crescita tecnica della rosa a tre o cinque anni.

Intanto, la mancanza di meritocrazia nella rosa porta a richieste di cessione. Veniamo a sapere che Danilo, il capitano, è difficile da piazzare altrove per via del suo ingaggio molto costoso. Ergo, ragionando a pane e salame, il giocatore che l'anno scorso è stato fra i peggiori era anche il più pagato. La rosa molto spesso è stata mandata in un ritiro che non serviva a nulla (non mi stancherò mai di sostenerlo) e chi rendeva di più e guadagnava di meno ora vuole cambiare aria. E' tutto normale, non c'è di che scandalizzarsi. Che poi le uscite di Jankto non siano state sinonimo di intelligenza pare ovvio. Ma come dare torto, nella sostanza e non nella forma, a un giocatore che nel girone di andata era fra i migliori e che guadagnava molto meno di chi faceva errori a non finire (ho ancora davanti agli occhi quello che è costato l'esonero a Delneri...)?

All'Udinese devono imparare a comunicare. La miglior forma di comunicazione è il silenzio seguito dai risultati. Questa estate abbiamo già assistito a un tesserato che ha dato per certo Meret a difendere la porta dell'Udinese per poi sapere che, non solo al suo posto avrebbe giocato l'argentino Musso, ma che per questo motivo lo stesso Scuffet ha chiesto la cessione. E fa bene, direi... qua lo hanno rovinato, perché un progetto su di lui non c'è mai stato. Ha fatto bene anche Meret a partire verso altri lidi. Fra essere allenati da Ancelotti e guadagnare molto e prendere caterve di gol a Udine, la scelta pare quasi obbligata. Negli ultimi tre anni abbiamo subito rispettivamente 63, 56 e 60 gol...

Poi abbiamo assistito alla sparata di Jankto, un partente. Ora trapelano voci su De Paul. Mi chiedo come mai tante voci in una società di calcio, spesso sbagliate (quella su Meret), sempre e comunque comode a chi vuole vendere. La serietà sta anche nel bloccare certi uscite di notizie. Se l'anno scorso avessimo avuto una buona coppia di centrali e un interditore che potesse giocare tutte le partite (o quasi) per novanta minuti, ora parleremmo di ben altro. Se gli stipendi, a Udine, seguissero la logica del merito (parte fissa bassa e premi a salire secondo la posizione in classifica) ora staremmo a parlare di ben altro. Intanto, se Jankto (già fatto) e De Paul se ne vanno perdiamo 8 reti e 14 assist per un totale di 22 gol. Dove sarebbe finita l'Udinese di quest'anno senza questo score?

Ed è inutile chiedere a qualcuno di assicurarci che almeno Lasagna sia confermato. Dopo l'uscita su Meret non è più credibile. Per il momento di positivo c'è veramente poco: Pradé (nutro in lui le stesse speranze che nutrivo in Bonato, sperando che i fatti confermino una sua maggiore autonomia e potere rispetto ai predecessori), Mandragora e il ritorno di due giocatori che potrebbero fare al caso nostro, il sempre volenteroso Badu e il sottovalutato Wague.

Non ci resta che aspettare l'evolversi del mercato confidando in un dirigente dal sicuro spessore. Ma per dare fiducia, dopo cinque anni di continui cambiamenti dirigenziali, esoneri di allenatori e sparate non confermate dai fatti, beh... meglio aspettare ancora. Sperando vivamente di sbagliarmi, di sbagliarmi alla grande!