Quando una squadra piazza 17 punti dal 31’ al 35’, 14 nei successivi 5 (senza forzare) e porta sette giocatori in doppia cifra sugli otto a referto, significa che sul campo è stata superiore all’avversaria.

Pensavo la gara si sarebbe giocata sui dettagli: solo in parte avevo ragione. Udine rincorre la Tezenis dal pronti-via, riesce a ribattere colpo su colpo nonostante l’avversaria possa contare su un doppione ugualmente forte in tutte le posizioni (o quasi); alla fine del terzo periodo pare destinata a chiuderla punto-a-punto, ma passa in un amen dal 73-75 al 73-87 e lì la gara finisce. Merito delle cosiddette (ma non lo sono in senso assoluto) ‘seconde linee’ di coach Dalmonte, che surrogano il quarto fallo di Hasbrouck e Candussi mettendo in riga un’A.P.U. che non riesce a rispondere all’allungo targato Rosselli e Love lasciandosi andare. Forse un po’ troppo.

Ci si aspettava di più da Udine? Quando in precampionato dicevamo che la Supercoppa doveva essere considerata un allenamento utile per l’inizio del campionato, molti pensavano invece al trofeo da sollevare. Oggi Udine paga una situazione fisica non ottimale, ed un’intesa (specialmente in difesa) da affinare. Logico che sia così, dato che il gruppo è quasi assolutamente nuovo.

La difesa: Udine continua a concedere tante seconde opportunità all’avversaria, oggi 10 rimbalzi offensivi veronesi di cui quattro a firma Mattia Udom, meno spettacolare ma non meno utile di altre occasioni. Perde tante palle, ma non molte più dell’avversaria (15 a 14); ne recupera sei di meno, 3 contro 9. Tira meglio da tre che da due, dove raccatta un 46% figlio di tanti, troppi errori nel quarto decisivo (Verona 67% da entro l’arco). In particolare si spegne proprio sul traguardo finale, o giù di lì.

Cosa resta di una gara che manda ad annali ed archivi 95 punti incassati e solo 81 realizzati?

Che Udine può godere di un immenso Michele Antonutti, che anche oggi ha giocato con un’intensità ed un peso, offensivo e difensivo, incommensurabile. Neanche 5’ di riposo, tira col 70% dal campo, svita sei lampadine per un 27 di valutazione che non dice tutto della prestazione dell’ultimo giapponese ad arrendersi.

Che Udine deve migliorare fisicamente, mentalmente e tatticamente; Verona e Roseto sono squadre agli antipodi, ed infatti contro gli scaligeri non è bastata una vampata, né due né tre, per aggiudicarsi la gara. Anzi: subìto il libero del -6, l’OWW si è sciolta permettendo agli avversari di imperversare e sfiorare il ventello di vantaggio a un minuto dalla fine.

Che Udine non può permettersi di concedere a chiunque, contemporaneamente, Cortese (tornerà il capitano?), Cromer (scavigliato già poco prima del pronti-via) e Penna, con Zilli a un terzo del servizio causa frattura al setto nasale.

Settimana prossima all’Allianz Cloud di Milano, contro l’Urania di Benevelli, l’occasione per Udine di rimettersi in careggiata. E nel frattempo complimenti a coach Dalmonte ed ai suoi ragazzi per una gara condotta mirabilmente. Confermano di essere, oltreché una corazzata, una vera squadra di basket: che gioca, concentrata e giustamente dura, per tutti i 40’ che il cronometro concede. Quando Udine potrà colmare almeno una parte del divario fisico-tecnico-tattico visto oggi, ci divertiremo anche noi.

Gli arbitri? Dimenticabile parentesi.

Udine perde il big-lunch-match: il campionato è lungo, c’è il tempo per diventare squadra a tutto tondo.

Che seguirò: o magari, colto il suggerimento del mio ‘hater’ personale (di cui vado fiero), aprirò una pizzeria non prima di aver evacuato. Chissà: le strade del mondo sono spesso imperscrutabili.

(foto: apudine.it)

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 13 ottobre 2019 alle 17:09
Autore: Franco Canciani
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