Al Bluenergy Stadium, la squadra di Kosta Runjaic ha costruito una partita di dominio territoriale pressoché totale, ha schiacciato il Cagliari per lunghi tratti dentro gli ultimi trenta metri, ha prodotto 27 conclusioni e 2,68 Expected Goals. Eppure, alla fine, è stato il Cagliari a portarsi a casa i tre punti grazie al lampo di Daniel Maldini al 54’.

La fotografia più impressionante arriva dal Field Tilt, probabilmente il dato che meglio racconta la natura tattica della partita. L'Udinese ha chiuso con il 91,46% del territorio offensivo occupato attraverso passaggi completati negli ultimi trenta metri, percentuale salita al 92,14% nella ripresa. Il Cagliari si è fermato all'8,54%. I bianconeri hanno completato 160 passaggi nel terzo offensivo contro appena 10 dei sardi e hanno giocato 37 palloni nell'area avversaria contro i 4 degli ospiti. Anche il possesso complessivo fotografa la stessa tendenza: 65,71% per l'Udinese, diventato 73,47% nel secondo tempo. Non si è trattato dunque soltanto di possesso palla, ma di una presenza costante nella metà campo cagliaritana.

Il problema è stato trasformare quella superiorità territoriale in occasioni realmente decisive. L'Udinese ha tirato 27 volte, 18 delle quali dall'interno dell'area, ma soltanto sei conclusioni hanno centrato lo specchio, con una precisione del 22,22%. Il dato degli xG, 2,68 contro lo 0,71 del Cagliari, racconta una produzione offensiva consistente; quello degli xGOT, invece, ridimensiona drasticamente la qualità delle conclusioni, fermandosi a 1,39. È qui che emerge il cortocircuito della partita: l'Udinese ha costruito abbastanza per segnare, ma non è riuscita a dare alle proprie conclusioni la precisione necessaria per trasformare la quantità in gol. Le tre grandi occasioni fallite certificate dal report completano il quadro.

Dall'altra parte c'era però anche un fattore umano impossibile da ignorare: Elia Caprile. Il portiere del Cagliari ha chiuso la partita con una valutazione di 8,5 su SofaScore ed è stato indicato come MVP del match. Quattro interventi di elevato coefficiente tecnico hanno impedito all'Udinese di trovare il pareggio: il salvataggio con il piede su Idrissa Gueye a fine primo tempo, la deviazione sulla traversa sul colpo di testa dello stesso attaccante in apertura di ripresa e la reazione sulla conclusione ravvicinata di Kabasele sono gli episodi più significativi di una prestazione che ha contribuito a trasformare l'assedio friulano in una serata senza gol.

Il sistema di Runjaic ha creato una forte asimmetria sulla sinistra, con Enzo Ebosse molto alto e vicino alla posizione di un esterno offensivo, in combinazione con Hassane Kamara. Al centro, Nicolò Zaniolo e Jurgen Ekkelenkamp tendevano ad accentrarsi nei mezzi spazi, mentre Lennon Miller si sganciava frequentemente dalla mediana. La struttura produceva una forte occupazione territoriale, ma il Cagliari continuava a proteggere l'asse centrale, concedendo deliberatamente spazio sugli esterni.

Il risultato è stato un volume impressionante di cross: 46 complessivi, 34 soltanto nel secondo tempo, con una percentuale di successo del 21,74%. L'Udinese ha così finito per alimentare proprio il tipo di situazione che il Cagliari desiderava affrontare. Mina, Juan Rodríguez, Zé Pedro e Obert hanno potuto sfruttare centimetri, posizione e tempo di intervento per difendere l'area. Il dato sui duelli aerei è emblematico: l'Udinese ne ha vinti complessivamente 20 su 34, pari al 58,82%, ma 12 dei 20 successi sono arrivati nella metà campo offensiva e lontano dall'area. Nei sedici metri decisivi, invece, il Cagliari ha imposto la propria superiorità.

Anche il pass network bianconero racconta questa difficoltà. Il collegamento più spesso della rete di passaggi è stato quello tra Ebosse e Kamara, con ben 114 scambi tra i due. La catena di sinistra è diventata così una delle principali arterie della manovra, ma la fluidità laterale si interrompeva proprio nel momento della rifinitura. Al centro, Karlström ha provato a dare ordine e verticalità, completando 78 passaggi con l'87,2% di precisione e 41 passaggi in avanti. Ekkelenkamp, invece, ha completato 32 passaggi nel terzo offensivo su 35 tentati. La costruzione funzionava; il problema era l'ultimo passaggio della sequenza, quello capace di trasformare il dominio in una conclusione davvero difficile per la difesa.

La difficoltà appare ancora più evidente osservando il coinvolgimento delle punte. Keinan Davis, costretto a uscire al 37' per un problema fisico, ha toccato appena due palloni e completato due passaggi. Idrissa Gueye, entrato al suo posto, ha aumentato sensibilmente la pericolosità: cinque tiri, quattro nello specchio e una grande occasione fallita. Il giovane attaccante ha dato maggiore profondità e imprevedibilità alla manovra, ma ha anche evidenziato quanto fosse difficile per l'Udinese alimentare con continuità il proprio riferimento centrale.

Ekkelenkamp è stato probabilmente il simbolo della qualità del possesso friulano. L'olandese ha completato 56 passaggi con il 92,9% di precisione, riuscendo a portarne 32 nel terzo offensivo. Ha inoltre tentato cinque conclusioni e ha lavorato costantemente tra le linee, cercando ricezioni orientate e superiorità negli spazi stretti. È una prestazione che fotografa bene il paradosso dell'Udinese: la squadra possedeva gli strumenti per arrivare nella zona pericolosa, ma non riusciva a completare l'ultimo passaggio verso la rete.

Lo stesso discorso vale per James Abankwah, particolarmente efficace nella componente di riaggressione. Il difensore ha recuperato cinque palloni nella metà campo offensiva, vincendo tutti e tre i duelli a terra disputati. In costruzione ha tentato 71 passaggi con il 94,4% di precisione, completando 36 passaggi in avanti. Sono numeri che mostrano quanto il modello di Runjaic fosse orientato a mantenere la squadra alta e a recuperare immediatamente il possesso dopo la perdita.

Ed è proprio qui che emerge uno dei paradossi più interessanti della partita: il Gegenpressing dell'Udinese ha funzionato, ma non è bastato. I bianconeri hanno registrato 44 recuperi complessivi, 15 dei quali offensivi. Il Cagliari ha perso 69 palloni contro i 49 dell'Udinese, con una percentuale di palle perse del 18,60% contro il 6,89%. Eppure quei recuperi non hanno generato un numero sufficiente di transizioni offensive realmente pulite. Il motivo è che il Cagliari, una volta compresa la difficoltà nel palleggio sotto pressione, ha progressivamente rinunciato alla costruzione bassa, affidandosi al lancio lungo e accettando di perdere il pallone in zone periferiche. In questo modo ha tolto all'Udinese proprio ciò che il Gegenpressing avrebbe voluto ottenere: una palla riconquistata in zona pericolosa contro una difesa momentaneamente disorganizzata.

E poi c'è il minuto 54, il momento nel quale tutta questa superiorità viene cancellata da un singolo errore. L'Udinese stava gestendo il pallone nella propria trequarti per avviare una nuova costruzione quando un'incomprensione tra Lennon Miller e Christian Kabasele ha aperto una voragine nel dispositivo difensivo. Daniel Maldini ha letto immediatamente la situazione, ha intercettato il pallone, attaccato lo spazio e superato Okoye con un sinistro rasoterra dopo una rapida finta di corpo. Una sola transizione, nata da una situazione apparentemente ordinaria, ha trasformato una partita dominata dall'Udinese in una partita vinta dal Cagliari.

Il paradosso finale è quindi difficile da ignorare. L'Udinese ha avuto il 65,71% del possesso, il 91,46% di Field Tilt, 160 passaggi completati nel terzo offensivo, 27 tiri, 18 conclusioni dall'area, 2,68 xG e 15 recuperi offensivi. Il Cagliari ha avuto soltanto il 34,29% del possesso, 8,54% di Field Tilt, cinque tiri e 0,71 xG. Eppure il risultato dice 0-1.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 13:20
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!