Cinquanta punti raggiunti. Obiettivo centrato. E ora? La domanda che aleggia attorno all’Udinese riguarda inevitabilmente il futuro di Kosta Runjaic, allenatore che più di ogni altro continua a dividere ambiente, tifoseria e probabilmente anche parte della stessa dirigenza bianconera.
Perché il tecnico tedesco, numeri alla mano, ha fatto il suo. Anzi, qualcosa in più. Ha raggiunto quota 50 punti, traguardo che a Udine mancava da anni, e lo ha fatto senza mai ritrovarsi realmente invischiato nella lotta salvezza. Una stagione complessivamente tranquilla, accompagnata anche da risultati di prestigio contro le grandi: le vittorie a San Siro contro Inter e Milan, il successo interno contro il Napoli, prestazioni che hanno mostrato il potenziale di una squadra capace, a tratti, di giocarsela davvero con chiunque. Eppure, non basta per mettere tutti d’accordo.
L’altra sera la Curva Nord Udinese ha preso posizione in maniera chiara. Lo striscione esposto durante la gara – “Se in Europa vogliamo tornare, mister e squadra devi confermare” – è stato un messaggio diretto ai vertici del club, un invito alla continuità e alla costruzione di un progetto che non riparta ancora una volta da zero. Un segnale importante, perché racconta il sentimento della parte più calda del tifo friulano. Ma non di tutto l’ambiente. Runjaic continua infatti a dividere profondamente. Da una parte c’è chi vede in lui un allenatore serio, pragmatico, capace di valorizzare giocatori e di garantire stabilità senza chiedere rivoluzioni o investimenti fuori portata. Dall’altra chi è convinto che il tecnico tedesco abbia già raggiunto il suo limite e che oltre questa soglia non sia in grado di portare l’Udinese.
Il grande paradosso della stagione. La verità, come spesso accade, sta probabilmente nel mezzo. Perché questa Udinese ha mostrato due facce molto diverse durante l’anno. Contro le grandi ha spesso overperformato, giocando con intensità, aggressività e qualità. Contro le squadre alla portata, invece, sono arrivati troppi passi falsi. È lì che si è fermata la vera rincorsa europea.
Le quindici sconfitte stagionali pesano, così come fanno rumore gli otto ko casalinghi. Ma soprattutto colpiscono i punti lasciati per strada contro avversarie teoricamente inferiori: i pareggi interni con Pisa, Verona e Cagliari, le sconfitte con Cremonese, Genoa e Parma, il passo falso a Lecce, il pesantissimo 5-1 esterno con la Fiorentina ultima in classifica. Una lunga serie di occasioni perse che raccontano il vero limite della squadra di Runjaic: la continuità. Ed è proprio lì che passa il salto di qualità. Perché per inseguire davvero l’Europa non basta battere le big una volta ogni tanto. Serve trasformare in normalità le vittorie contro le squadre che stanno sotto in classifica. Serve quella mentalità che oggi l’Udinese ancora non ha completamente consolidato.
Il summit con Pozzo e le sirene da Roma. A fine stagione Runjaic si siederà a tavolino con Gino Pozzo per fare il punto. Il contratto scade nel 2027, ma questo non significa automaticamente permanenza. Le parti dovranno capire se esistono ancora motivazioni comuni per andare avanti insieme e soprattutto se la visione sul futuro coincide. Nel frattempo, però, attorno all’allenatore tedesco si stanno muovendo anche altri club. Tra questi c’è soprattutto la Lazio, che guarda con interesse al profilo di Runjaic in vista di una possibile rivoluzione estiva. La situazione in casa biancoceleste è in evoluzione: Maurizio Sarri potrebbe lasciare la capitale, con scenari aperti con il Napoli, ora che è certo l'addio di Conte.
La Lazio avrebbe già effettuato alcuni sondaggi esplorativi per Runjaic. E il profilo del tedesco piace parecchio a Claudio Lotito: costa relativamente poco, conosce il campionato italiano, lavora bene con il materiale a disposizione e soprattutto sa raggiungere gli obiettivi senza pretendere mercati faraonici. Aspetto non secondario per una Lazio che, senza coppe europee, dovrà gestire con attenzione le risorse economiche. Tra le alternative valutate dal club biancoceleste restano anche Klose, reduce da una buona esperienza al Norimberga, e Palladino, in uscita dell'Atalanta ma entrambi rappresenterebbero investimenti economicamente più pesanti.
Presente sì, futuro forse. In questo momento Runjaic resta il presente dell’Udinese. E forse, per certi versi, anche una garanzia. Perché nel calcio di oggi trovare allenatori capaci di dare stabilità, valorizzare il materiale a disposizione e mantenere la squadra lontana dai guai non è affatto scontato. Ma resta aperta la domanda più importante: è abbastanza per costruire un’Udinese europea? La risposta arriverà nelle prossime settimane. E sarà una delle decisioni più importanti dell’estate bianconera.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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