"L'Inter aveva una grandissima determinazione ma anche una grandissima paura, soprattutto quando l'Udinese ha riaperto la gara che poi è stata decisa da un calcio di rigore del primo tempo che l'arbitro Chiffi non aveva inizialmente assegnato. C'era? Sì, ma dovremmo fare tanti discorsi sul fatto che il VAR interviene non si sa quando e come. A noi nelle riunioni dicono che deve intervenire solo sui rigori che l'arbitro non ha visto, non sui 'rigorini'. Questo è un rigore che i tifosi dell'Udinese non riconoscono, poi in altre sedi si riconosce. Però non voglio appellarmi a quello e creare alibi, diamo atto all'Inter di aver fatto una gara determinata. Alla fine ha vinto e gli va dato merito, ma l'Udinese ha fatto un'ottima gara". Ancora una volta lo spunto di riflessione lo fornisce il Dt Pierpaolo Marino, che quest'anno spesso si è battuto nelle dichiarazioni post gara per difendere i diritti e l'operato friulano, talvolta con più stile, talvolta con dichiarazioni talmente dirette che hanno anche lasciato un po' spiazzati (ma orgogliosi). Quella contro l'Inter per la compagine bianconera era una partita senza troppe pretese, se non quella di mettersi in mostra ancora una volta in questo finale positivissimo di stagione. Chiaro però che aver perso per un rigore rivelatosi decisivo e assegnato con una procedura alquanto dubbia lascia l'amaro in bocca.

L'episodio è stato sotto gli occhi di tutti e analizzato più volte. C'è un contatto tra Pablo Marì e Dzeko, il bosniaco finisce a terra, per Chiffi non è un contatto tale da giustificare il penalty, però poi lo richiama e il resto è storia. Il primo dubbio che sale alla mente è il quando e il come la tecnologia possa entrare in azione. La quantità di errori nella gestione del mezzo quest'anno è stata colossale, spesso per le solite note (non sempre ovviamente, ma in tanti casi...), con buona pace delle tante dichiarazioni di incoraggiamento e di autocompacimento da parte dei rappresentanti dell'AIA. Tendenzialmente in questi casi, ci dicono, l'arbitro in sala non potrebbe intervenire, poiché è una valutazione che viene lasciata al fischietto sul rettangolo verde di gioco. L'eccezione è data dal chiaro ed evidente errore... ma cos'è chiaro ed evidente errore? Non lo si è mai capito bene e si lascia quindi una voragine aperta a dietrologie e populismi, talvolta facili clickbaiting, altre volte però analisi di problemi palesi che "lassù" non si vogliono vedere.

Stucchevole poi spesso la gestione dei suddetti episodi dai parte dei media. Non che ci sia da difendere i più deboli, anzi, se c'è un errore andrebbe evidenziato in qualunque caso. Che sia pro Spezia in Milan-Spezia o che sia pro big di turno contro piccola di turno. Torino-Inter e Spezia-Lazio hanno forse scoperchiato un po' il vaso di Pandora, con errori talmente grossolani che è stato impossibile non accendere almeno un faretto su un fatto conclamato: con l'introduzione del VAR è nato un problema di comunicazione evidente e va risolto. Le crisi caratteriali contro le big sono poi la ciliegina sulla torta. Chiffi dopo l'episodio del penalty assegnato via tecnologia è andato completamente nel pallone nel finale di primo tempo, rischiando di perdere il polso di un match di facile direzione. Torniamo però allo stucchevole. Le parole del signor Marelli ancora una volta sono probabilmente giuste, ma dette nello stile più sbagliato possibile: "In occasione del rigore di Pablo Marí su Dzeko, l'intervento del VAR non soltanto è corretto, ma necessario. Simulazione dell'interista? Dico che bisogna commentare togliendosi la sciarpa al collo. Subito dopo il fallo, il difensore dell'Udinese guarda l'arbitro sicuro che sarebbe stato fischiato il rigore. Io stesso fin da subito sono stato certo che il VAR avrebbe richiamato Chiffi all'on-field-review. Era ovvio che il VAR si era già assicurato che ci fosse contatto, non lo richiama certo per una simulazione. Lo sgambetto di Pablo Marí su Dzeko è netto e il VAR è automatico". Tralasciando il discorso sul "netto" che è un concetto totalmente opinabile visto che in tribuna stampa la sensazione di tocco c'era, ma da qui a definirlo lampante è un altro discorso. Non è che si pretendesse di non assegnare la massima punizione se il contatto c'era (e sembra esserci), ma di chiarire una volta per tutte le regole seguite da un protocollo che tutti hanno in bocca, ma che in pochi hanno visto e che in ancora meno, addetti ai lavori e arbitri compresi, sembrano conoscere...

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 03 maggio 2022 alle 20:40
Autore: Davide Marchiol
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