Impegni ravvicinati e poche alternative: quando i titolarissimi calano si fa fatica

14.07.2020 14:26 di Stefano Pontoni Twitter:    Vedi letture
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Impegni ravvicinati e poche alternative: quando i titolarissimi calano si fa fatica

Inutile negarlo, la Samp domenica correva più dell'Udinese. Bianconeri sulle gambe, appesantiti e lenti, blucerchiati dinamici, scattanti. La differenza è lì. Vero che la sconfitta è figlia di errori individuali gravi ma la sensazione dalla tribuna di una squadra affaticata.

Non era mai successo dalla ripresa del campionato in poi di vedere la squadra giù di tono, tant'è che a più riprese avevamo sottolineato l'ottima preparazione che aveva permesso a Lasagna e compagni di arrivare pronti all'appuntamento. Poi il blackout del Friuli, un campanello d'allarme in vista del delicato finale di stagione. 

A cosa è dovuto? La risposta la possiamo trovare in due fattori concatenati tra loro. Gli impegni ravvicinati e la rosa corta. Le tante partite in pochi giorni pesano sulle gambe anche di squadre ben messe fisicamente come l'Udinese, lo sapevamo. Sono convinto che se la partita con la Samp si fosse giocata con qualche giorno di riposo in più il risultato sarebbe stato ben diverso. Ma il calendario è questo e la concentrazione delle partite, che non ti permette di allenarti al meglio e di recuperare le forze, è un problema comune a tutte le squadre.

A fare la differenza in questi casi è l'ampiezza della rosa. Lo si è capito benissimo domenica, quando Ranieri può permettersi di giocarsi una carta come Gabbiadini e Gotti no. Alternative di questo spessore il tecnico veneto purtroppo non le ha. 

Seppure qualcuno dica che non sia così, tra titolari e riserve c'è una marcata differenza. Prendiamo, per esempio, Ter Avest, che quando entra fa quasi sempre fatica. Stesso discorso possiamo farlo per Teodorczyk, volenteroso sì ma mai in grado di incidere veramente a gara in corso. Anche Nestorovski, la prima alternativa alla coppia di titolari composta da Okaka e Lasagna, ha avuto fin ad oggi un rendimento al di sotto di quelle che erano le aspettative. A centrocampo poi, con l'infortunio di Mandragora, la coperta si è fatta davvero corta. Se Fofana ha bisogno di prendere fiato nascono i problemi. Vero che Wallace sta crescendo ma allo stesso tempo Gotti deve fare i conti con un Jajalo che continua, soprattutto dal punto di vista fisico, a non convincere pienamente. In difesa la situazione è pressoché la stessa anche se c'è la possibilità di qualche cambio in più. Le rotazioni nei tre dietro ad oggi hanno portato più danni che benefici. 

Penso a quanto comodo avrebbe fatto di questi tempi Pussetto. L'argentino, che al Watford gioca con il contagocce, sarebbe stata senza dubbio una risorsa importante, anche a gara in corso. 

I cambi sono 5, per sfruttarli al meglio bisogna avere in panchina 5 alternative valide, su questo non ci piove. E invece oggi quando i titolarissimi calano - De Paul contro la Sampdoria era più spento del solito - l'Udinese fatica a fare punti. Che fare? Stringere i denti e tenere duro. Per raggiungere la salvezza manca davvero poco. Chi c'è c'è. A chi ha giocato di più si chiede di tirare fuori le ultime energie e portare a casa l'obiettivo. 

La speranza è che lo stop di domenica sia dovuto soltanto ad un crollo fisico temporaneo, ad un problema risolvibile in pochi giorni. Per l'Udinese, squadra che del fisico ne fa una forza, l'essere in condizione fa la differenza.