Il calcio italiano, dopo la terza mancata qualificazione al Mondiale consecutiva, si trova davanti a una grave crisi e ha un grande bisogno di rilanciarsi. L'ideale sarebbe ripartire con i giovani, dando dei bonus ai club per ogni minuto giocato in Serie A da un Under 21 italiano. È di questa proposta e di altre idee che Gianluca Nani - group technical director dell'Udinese - ha parlato in un intervista al Messaggero Veneto.

Secondo Nani, il problema non è dato dai troppi stranieri in Serie A bensì dalle poche possibilità che le società danno ai giovani italiani: "A mio avviso il problema non sono i troppi stranieri in Serie A, ma le pochissime squadre che danno minuti veri ai giovani italiani. Possiamo invece discutere sulla qualità degli stranieri, quello si, ricordando che un grande maestro come Nils Liedholm evidenziava quanto Giannini fosse cresciuto bene sotto l'ala di Falcao. L'optimum sarebbe far giocare i giovani vicino a stranieri forti, ma basta guardare altrove per vedere che molte nazionali restano al top nonostante i tantissimi stranieri nei loro campionati". 



"In Inghilterra e in Spagna ci sono regole molto più elastiche per tesserare i calciatori extracomunitari, tra i quali non ci sono gli africani. Eppure, oltre il 60% dei calciatori che giocano in Liga sono spagnoli. Vuol dire che la discriminante è la qualità e il lavoro sulla base".

A suo avviso, in Italia c'è la tendenza a non lanciare i giovani soprattutto per i giudizi che ricevono nell'immediato: "In Inghilterra si usa l'espressione 'good enough, old enough' per dire che se un ragazzo è forte lo è a prescindere dall'età, che non è il primo criterio rispetto al valore. In Italia, invece, c'è il timore a lanciare i giovani perché il ragazzo viene giudicato su risultati immediati e permane la tendenza a essere severi nel giudizio. Se un giovane sbaglia due partite viene tolto e lo si rivede chissà quando". 

"Servirebbe un meccanismo che premi le società che investono sui giovani italiani e quindi incentivazioni fiscali ed economiche come un bonus economico per ogni minuto giocato da un Under 21 italiano e, oppure, uno sgravio fiscale. Un altro aspetto importante sono le scuole e i settori giovanili che sono diventate fabbriche di giocatori "ordinati" e non più di talenti creativi. Gli attaccanti sono spariti e si insegna troppo presto la tattica e troppo poco il dribbling, l'invenzione, il rischio. Spagna, Francia, Argentina, Brasile producono ancora attaccanti perché lasciano i ragazzi giocare liberi fino a 14-15 anni. Noi iniziamo ad imbrigliarli con la tattica già a 10 anni".

Sezione: Notizie / Data: Sab 11 aprile 2026 alle 10:36
Autore: Stefania Demasi
vedi letture