Cresce l'attesa per l'intensa gara tra Turchia e Italia in scena questa sera alle ore 20.45, match valido per la seconda giornata del girone A di Nations League. Entrambe le squadre non se la stanno passando troppo bene, visto che i turchi vogliono ripartire dopo il pessimo Mondiale giocato quest'estate, mentre la Nazionale italiana è in una crisi senza fine e serve ritrovare fiducia e serenità per ripartire e tornare a sognare. Un percorso complesso per ambedue le Nazionali e chi meglio di Fatih Terim (Turchia nel cuore e Italia come sua 'seconda casa') per presentare al meglio questa bella sfida.

Le parole di Terim su Turchia-Italia

Di seguito, l'intervista rilasciata da Fatih Terim a La Gazzetta Dello Sport che introduce la gara tra Turchia e Italia

"Sarà una partita Importantissima perché l’Italia e la Turchia hanno bisogno di una vittoria. Sappiamo quanto sia difficile il periodo che sta attraversando la vostra Nazionale, ma questa è una buona opportunità anche per la Turchia per ripartire dopo il Mondiale".

Senza Calhanoglu e Yildiz per voi non sarà facile

"La loro assenza si farà sentire perché entrambi hanno qualità. Nella Turchia però ci sono anche un talento straordinario come Arda Güler e Can Uzun, un giocatore molto promettente. Partite così sono opportunità per assumersi delle responsabilità".

Cosa si aspetta dalla Turchia?

"Conterà soprattutto il carattere che mostreremo. Quando si gioca con l’Italia, bisogna essere coraggiosi e intelligenti: si affronta un avversario che ha l’esperienza per approfittare del minimo errore".

Dopo l’eliminazione al primo turno del Mondiale, che Turchia vedremo?

"Ho sempre creduto nel nostro potenziale perché questo Paese ha una cultura calcistica e un bacino di talenti in grado di produrre giocatori di altissimo livello. Per ottenere risultati però servono costanza, disciplina e la giusta mentalità. I grandi tornei come la Coppa del Mondo mostrano i punti di forza e di debolezza, ma anche le aree in cui è necessario migliorare. L’importante è imparare la lezione".

Venerdì la Turchia è stata battuta dalla Francia.

"La squadra è rimasta in partita nonostante l’avversario fosse forte e in certi incontri non bisogna guardare solo il risultato, ma anche alla prestazione, allo spirito combattivo, alla capacità di creare occasioni e alla reazione nei momenti difficili. Per la Turchia adesso è importante creare un’identità calcistica. Servono pazienza e la perseveranza".

Cosa pensa del lavoro di Montella?

"Lo conosco molto bene e ho seguito sia la sua carriera da giocatore sia quella da allenatore. È un tecnico che capisce il calcio, legge bene la partita e ha le sue idee. La scelta di continuare con Vincenzo dopo il Mondiale è il risultato della fiducia che la Federazione ripone in lui e del lavoro che svolge. Io sono sempre stato a favore della stabilità perché ci vuole tempo perché una squadra trovi un certo stile di gioco. Considerando che qualche anno fa eravamo nella Lega C della Nations League, lui e il gruppo meritano i complimenti".

Si aspettava un’Italia fuori da tre Mondiali di fila? 

"Francamente no perché l’Italia ha vinto tanto e ha lasciato il segno nella storia del calcio. Anche una sola vostra assenza era stata una grande delusione; tre consecutive richiedono una riflessione molto seria. In questi anni l’Italia ha vinto Euro 21, l’Atalanta ha conquistato l’Europa League e la Roma la Conference League. In più la Fiorentina ha giocato la finale di Conference, il Napoli ha creato una vera e propria scuola di pensiero calcistico e l’Inter è arrivata due volte in finale di Champions. Il potenziale del vostro movimento, dunque, è ancora molto grande. Ciò premesso, bisogna considerare tante cose: lo sviluppo dei vivai, le opportunità offerte ai giovani, le politiche di mercato dei club... L’Italia dal punto di vista tattico ha sempre rappresentato una scuola fondamentale, ma il calcio è in continua evoluzione e oggi non si può sopravvivere solo grazie alla tattica, all’organizzazione difensiva o ai successi passati. Vanno sviluppati tutti gli aspetti. Avete bisogno di tempo e di un piano adeguato per la ricostruzione. Perché non si tratta solo di qualificarsi per i Mondiali, ma di far sì che il calcio italiano ritrovi la sua identità e la sua competitività".

Mancini è l’uomo giusto per ripartire?

"È un tecnico importantissimo e non possiamo dimenticare che ha guidato l’Italia alla conquista dell’Europeo. Il calcio espresso da quell’Italia, la fiducia in sé stessi dei giocatori e la striscia di imbattibilità ottenuta sono stati davvero notevoli. Certo, il suo ritorno non basta per risolvere tutti i problemi. Ha una grande responsabilità davanti a sé, ma anche l’esperienza necessaria per far bene".

Chi sono gli azzurri che le piacciono di più?

"Donnarumma è un campione e un’icona. Mi piacciono anche Calafiori, un terzino sinistro su cui puoi contare molto in fase di costruzione del gioco, due centrocampisti come Barella e Tonali, Dimarco, uno dei migliori nel ruolo di esterno sinistro, e il giovane talento Pio Esposito".

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Sezione: Notizie / Data: Lun 28 settembre 2026 alle 16:15
Patrick Pignolo
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