Christian Obodo si è raccontato in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Una storia rocambolesca la sua, dal successo in Serie A passando per gli infortuni che hanno condizionato la sua carriera, fino ai rapimenti e alla sua nuova vita da scout. Tappa importante del suo percorso è quella di Udine, dove ha giocato per più tempo e dove si è fermato a fine carriera: "A Udine mi stavo consacrando come un top: Liverpool, Barcellona e Real Madrid mi volevano, prima di scoprire che le mie ginocchia erano fragili. Ricordo ancora il mio ultimo gol in Serie AInter-Udinese, febbraio 2007. A inizio secondo tempo sfrutto una sponda di testa di Coda, stop di ginocchio e rovesciata a battere Toldo. Poi Crespo pareggiò la partita".

I gravi infortuni

"Mi sono rotto il crociato quattro volte, la prima a 23 anni. La mia carriera è stata un lampo, quasi non me ne sono accorto", racconta l'ex centrocampista. "Dopo la rottura del quarto crociato sono caduto in depressione. Avevo dolori ovunque e faticavo anche a camminare. Mia sorella e mia madre mi salvarono: avrei potuto rovinarmi, pensai di aiutarmi con l’alcol".

Gli incontri in Italia

Obodo arriva in Italia nel 2001 a Perugia, dove parte la sua carriera, ma come ci arriva? "Tramite un giro di procuratori. Il mio aveva amici in Spagna e Italia, soprattutto a Perugia. A 16 anni faccio il primo provino e lo supero. Dell’Umbria ho solo bei ricordi, come l’Intertoto vinta nel 2003. E lì ho anche conosciuto il mio secondo padre, Luciano Gaucci. Era un vulcano: dopo le partite litigava con arbitri e presidenti avversari, come nel famoso scontro con Matarrese. Fu però il primo a darmi fiducia a 16 anni, quando arrivai da solo in Italia".

Impossibile non citare anche Serse Cosmi: "Anche lui un papà. Mi ha allenato a Perugia, Udine e Lecce: ho passato diversi anni con lui. A volte era difficile capire quello che diceva, ma rimane una persona che porto nel cuore".

I rapimenti

In otto anni, Obodo ha subito due rapimenti. Una storia che parla di situazioni difficili, ma della quale l'ex Udinese parla: "A Warri, una mattina nel 2012, stavo andando in chiesa a portare dei regali ai bambini. Guidavo la mia Bentley quando un’auto mi tagliò la strada. Scesero in quattro armati di fucili e mi rapirono. Mi portarono in una casa abbandonata in mezzo a una foresta. Ricordo le zanzare, un vero incubo. I rapitori chiedevano 150.000 euro di riscatto, ma la mia famiglia non aveva quella cifra e ne pagò 10.000. Il giorno dopo arrivarono 500 poliziotti a cercarmi, ma io ero già scappato dalla finestra".

Nel 2020 un altro tentativo, dal quale si salva grazie alla sua notorietà: "Stavo scendendo dalla macchina quando, all’improvviso, alcuni uomini mi presero da dietro, mi incappucciarono e mi chiusero nel bagagliaio della mia auto. Rimasi lì dentro per cinque ore. Poi mi fecero scendere e mi derubarono gli orecchini e il telefono, lasciandomi però la Sim. A un certo punto un odi loro mi riconobbe: “Tu sei Obodo”, e da lì mi lasciarono andare".

Obodo oggi

Appesi gli scarpini al chiodo, Obodo si è reinventato come scopritore di talenti: "Non solo: li porto anche in Italia. Qui a Lagos si è appena conclusa la Coppa U20 del Consolato Generale Italiano, di cui io e Oba Martins siamo ambasciatori. I 18 migliori giocatori vengono selezionati e inseriti nei settori giovanili di club come Udinese, Como e Fiorentina. È un modo per valorizzare il talento africano. Io, comunque, continuo a vivere a Udine".

Aggiungi TuttoUdinese nelle fonti preferite di Google!

Sezione: Gli ex / Data: Mar 14 luglio 2026 alle 09:39
Francesco Maras / Twitter: @francescomaras
vedi letture
Francesco  Maras
autore
Appassionato fin da piccolo di sport e comunicazione, collabora con Tuttoudinese.it seguendo soprattutto il basket. Tra articoli, interviste e contenuti multimediali, racconta le storie e i protagonisti dello sport del territorio, convinto che dietro ogni partita ci sia sempre qualcosa di più del risultato finale.