"Diamo seguito a un progetto iniziato l'anno scorso, gli intenti di questa avventura sono essenzialmente tre: sviluppo tecnico: scoperta di nuovi talenti; sviluppo del marchio Udinese Calcio in italia e all'estero; sviluppo dell'educazione sociale dei giovani ragazzi che prendono parte al progetto". Così hai iniziato il suo discorso Massimiliano Ferrigno di HS FOOTBALL nell'introdurre la conferenza stampa di presentazione del progetto tecnico 2015/2016 dell'Academy Udinese.
"La parte più difficile - ha spiegato Ferrigo - è quella di formare gli allenatori per trasmettere i nostri valori in tutta Italia. Gli allenatori dei ragazzi noi li definiamo educatori, perché devono educare i ragazzi verso dei principi sani, non dev'esserci l'assillo di diventare calciatori, ma si può essere professionisti anche senza giocare in Serie A. Vogliamo che i nostri ragazzi crescano nella maniera più corretta".
La parte ludica ha un ruolo fondamentale. L'Academy per questo organizza un Trofeo in stile Champions League, coinvolgendo le affiliate di tutta Italia con festa finale a Udine.
"Abbiamo 150 società affiliate - conclude Ferrigno - lungo tutto il paese. Ogni società affiliata riceve 3 tecnici Udinese Academy, che portano in dote tutti quei valori che ci teniamo a sviluppare. Un calciatore oggi deve saper esaltare al massimo la propria prestazione, conoscendo i suoi limiti e le proprie doti, sapendo che se non la mette a disposizione dei compagni non raggiunge l'obiettivo. Questo per noi è un principio fondamentale. Un domani, quando smetteranno di giocare, potranno relazionarsi con le aziende e dimostrare di essere in grado di lavorare di squadra, un aspetto che sarà sicuramente fondamentale per tutta la loro carriera".
Paolo Poggi ha illustrato le caratteristiche tecniche del progetto Academy e settore giovanile dell'Udinese Calcio.
"Il Settore giovanile dell'Udinese è riconosciuto a livello nazionale e si fa rispettare in qualsiasi contesto. Quello che cerchiamo di dare ai nostri ragazzi è prima di tutto un'etica sportiva. Ogni volta che andiamo a casa di qualche società affiliata dobbiamo modellare questa forma mentale che deve adattarsi nel contesto dove si trova. Il nostro concetto di lavoro è basato sulla crescita individuale del ragazzo che viene assolutamente prima di qualsiasi vittoria di squadra. I ragazzi non possono essere trattati nella stessa maniera, perché ognuno ha la sua personalità e il modo di rispondere agli stimoli importanti che ogni giorno ricevono sul campo. Partendo da questi presupposti, noi vogliamo che tutti i ragazzi della nostra società e di quelle affiliate si sentano parte di questo progetto. Mi auguro che tutti i nostri partner capiscano tutto l'impegno che abbiamo nei confronti dei nostri ragazzi: vogliamo che diventino dei calciatori o semplicemente dei tifosi migliori quando noi saremo un po' più vecchi. Ci poniamo l'obiettivo anche di alzare il livello tecnico e culturale come settore giovanile per tornare a primeggiare a livello mondiale. Bisogna superare due step importanti: il primo è il passaggio da allievi nazionali a primavera, il secondo è quello di iniziare a giocare da professionista. Noi abbiamo il dovere di farne arrivare il più possibile in primavera, provando ad insegnare loro quei valori che magari in futuro gli permetteranno di diventare professionisti. L'anno scorso dagli allievi alla primavera sono passati 9 giocatori.
Vogliamo sviluppare un forte senso d'appartenenza nei confronti di questi colori. In questo modo il ragazzo, in un momento di difficoltà, riesce a tirare fuori quella piccola percentuale in più che ti permette poi di fare la differenza. Il Friuli ha tanti ragazzi bravi, bisogna essere capaci anche di vederli. Una volta selezionati poi scarico tutta la responsabilità agli allenatori (ride ndr)".
Autore: Francesco Digilio / Twitter: @FDigilio
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