Sono passati ben vent'anni da quella fredda serata teutonica in quel di Leverkusen in cui l’Udinese andò a giocarsi una qualificazione europea in cui nessuno, forse nemmeno i più ottimisti, credeva veramente. Bayer - Udinese da semplice formalità vista l’affermazione tedesca dell’andata, divenne storia di un miracolo mai annunciato da nessun profeta, divenne teatro dell’impresa personale di un ragazzo, Massimo Margiotta, che da semplice rincalzo divenne eroe per una sera guidando i suoi compagni in quella che è probabilmente la più grande impresa europea della storia dell’Udinese. I friulani si presentarono all’appuntamento della BayArena con il pesante handicap dell’andata dove fu sconfitta 0-1 e con una situazione in campionato fin lì non proprio esaltante, con un anonimo decimo posto ben lontano dai fasti degli anni precedenti. A ciò si aggiungeva un avversario come la Werkself, che in quella stagione nonostante la prematura eliminazione dalla Champions League, contese fino all’ultimo il titolo di Germania al Bayern Monaco (perso per differenza reti), potendo contare sul miglior attacco della Bundesliga e perdendo solamente tre incontri in campionato, peraltro tutti in trasferta.
Le formazioni. Christoph Daum, tecnico dei tedeschi, confermò in blocco l’undici schierato quindici giorni prima al Friuli, schierando un 4-3-2-1 con le chiavi del centrocampo affidate al Puma Emerson e l’attacco guidato dal temibile Ulf Kirsten, capocannoniere quell’anno in Bundesliga, sostenuto da Ze’ Roberto e Ballack, quest’ultimo giustiziere dei friulani all’andata. Ben diverse furono le scelte di Luigi De Canio che, conscio probabilmente di non aver nulla da perdere, varò una formazione a trazione anteriore schierandola con un 3-4-1-2 in cui trovarono posto a sorpresa il giovane portiere De Sanctis e il centravanti Massimo Margiotta, quest’ultimo titolare per la prima volta nella stagione e messo a far coppia in attacco con Roberto Muzzi al posto del Pampa Sosa.
La partita. Il match si aprì con un Udinese gagliarda e propositiva, che nei primi venti minuti prese il controllo del match complice un Bayer piuttosto restio a prendere l’iniziativa e fin troppo sicuro di sé. Il primo scossone alla gara arrivò all’ottavo minuto su azione da calcio d’angolo, con Muzzi che dalla bandierina dopo uno scambio con Jorgensen mise al centro un pallone teso e preciso sulla testa di Margiotta che anticipò tutti mettendo la palla alle spalle dell’incolpevole Matysek. Il goal subito non ebbe l’effetto di risvegliare dal torpore i tedeschi, che anzi capitolarono dieci minuti dopo per la seconda volta. Al 18esimo, una punizione all’altezza della trequarti battuta da Fiore nel cuore dell’area di rigore fu ancora preda di Margiotta che sempre di testa trafisse per la seconda volta Matysek, ammutolendo il pubblico tedesco, spettatore impotente di quella che doveva essere una formalità e si stava invece trasformando nel peggiore degli incubi. Il doppio vantaggio fece impazzire di gioia gli oltre quattrocento tifosi bianconeri presenti allo stadio e fece gridare al “Miracolo a Leverkusen” l’incontenibile Lorenzo Petiziol, che in quella gelida serata di fine anni novanta ci regalò, coadiuvato da Massimo Giacomini al commento tecnico, una telecronaca emozionante su TeleFriuli rimasta nella storia. A differenza del primo goal, il raddoppio bianconero causò la veemente reazione dei tedeschi che appena tre minuti dopo accorciarono le distanze grazie a Ballack bravo ad insaccare di testa da corta distanza un assist di Kirsten. L’1-2 era ancora un risultato favorevole ai friulani che da lì in poi costruirono un muro difensivo da opporre al monologo offensivo del Bayer, alla disperata ricerca del goal qualificazione. A far venire il mal di testa ai difensori bianconeri furono i brasiliani Emerson e Zè Roberto, a tratti veramente incontenibili, che nella ripresa costruirono tra le tante, due palle goal solari sciupate in maniera clamorosa da Kirsten. L’Udinese, asserragliata nella propria area e protagonista solo di qualche timido contropiede, oltre che in Margiotta trovò in De Sanctis un eroe insospettabile, con il giovane portiere bianconero che nei minuti finali salì in cattedra con numerosi interventi decisivi, superandosi a pochi secondi dalla fine con una parata straordinaria che fece saltare in piedi il pubblico tedesco, ormai sicuro del pareggio.
Il match finì 1-2 per l’Udinese, con i friulani che approdarono per la prima volta nella loro storia agli ottavi di finale di Coppa UEFA (record che sarà battuto solo da Pasquale Marino circa quindici anni dopo, arrivando fino ai quarti di finale) ribaltando un pronostico che li dava sfavoriti e vendicando l’eliminazione al primo turno dell’anno precedente arrivata proprio per mano dei tedeschi. Fu la vittoria di Luigi De Canio e delle sue scelte azzardate, con un successo che servì a rinvigorire un ambiente incupito dai non esaltanti risultati in campionato, ma più di tutti, fu il successo personale di Massimo Margiotta che siglando la sua prima doppietta europea ottenne il meritato riscatto guadagnandosi la giusta considerazione all’interno di una squadra in cui veniva impiegato con il contagoccie e lo vedeva peraltro come possibile partente nel mercato invernale. Definito al tempo dai giornali e dagli addetti ai lavori come “Miracolo di Leverkusen”, il match della BayArena rappresenta ad oggi una delle più grandi imprese europee riuscite ai bianconeri, con forse solo qualche match dell'era Guidolin e Marino in grado di contendersi il "primato".
BAYER LEVERKUSEN - UDINESE 1-2
Bayer Leverkusen: Matysek, Gresko (Neuville), Hoffmann, Kovac (Beinlich), Nowotny, Zivkovic (Schneider), Ze’ Roberto, Ballack, Emerson, Ramelow, Kirsten. All. Daum
Udinese: De Sanctis, Bertotto, Gargo, Sottil, Genaux, Zanchi, Fiore, Jorgensen (Esposito), Locatelli (Bisgaard), Margiotta, Muzzi (Manfredini). All. De Canio
Reti: 8’,18’ M.Margiotta, 21’M.Ballack.
Arbitro: Lucilio Batista (POR)
Spettatori: 22500
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