La stagione 2015/2016 è forse una delle più difficili nella storia dell’Udinese. Dato il benservito a Stramaccioni, Gino Pozzo sceglie Colantuono, uomo dei record con l’Atalanta e che ha fama di lavorare benissimo con i giovani. Sul mercato in uscita viene bocciato definitivamente Muriel, spedito senza troppi complimenti alla Sampdoria dopo aver buttato via chance su chance, mentre Basta coglie l’ultimo treno per una squadra più blasonata, andando alla Lazio. Allan invece alla fine cede alla corte di un top club e se lo prende il Napoli, al termine di una trattativa interminabile, che porta ai bianconeri soldi più il prestito biennale di Duvàn Zapata, visto come il sostituto ideale di Totò Di Natale, capitano che ormai sembra in procinto di dare l’addio. Almeno, i segnali sono in quella direzione. Il colombiano però è anche l’unico arrivo di un certo livello di un’estate dove forse la promozione del Watford ha distratto non poco i Pozzo. Vengono infatti acquistati (oltre alla solita infornata di giovani) Iturra dal Granada, Marquinho dalla Roma, e Alì Adnan dal Rizespor, a cui si aggiunge il riscatto di Piris. Fondamentalmente si vuole puntare sui giocatori rientrati dai prestiti.
Colantuono imposta la squadra mantenendo il 3-5-2, nonostante le cose migliori le abbia fatte con la difesa a quattro, che proverà quando le cose si faranno difficili. Il tecnico romano però compie subito un errore gravissimo. Si inimica i senatori storici dello spogliatoio, con Pinzi che chiede addirittura la cessione, per evitarsi un anno di panchina. L’inizio è menzognero, con una vittoria per 0-1 addirittura contro la Juventus, grazie al gol di Thereau (dopo 90’ di bunker). Il piano di ripartenza del mister fallisce subito. In uno Stadio Friuli completamente nuovo, l’esordio vede le zebrette perdere per 0-1 con il Palermo e da subito si notano le difficoltà. Per la cabina di regia Guilherme è infortunato e si rompe anche Merkel. Inoltre dietro, messo in disparte Domizzi, manca esperienza. Allora la società si riattiva sul mercato. Arriva prima l'ex Felipe dagli svincolati e poi l’ex Lodi, sempre rimasto senza contratto dopo il fallimento del Parma. C’è da dire che Colantuono aveva chiesto un regista dal mercato, nello specifico Jorginho che era in disparte a Napoli, ma che i partenopei non erano disposti a cedere. Con questi due elementi l’Udinese, nonostante le difficoltà dei “vecchi” e dei nuovi innesti (Iturra e Marquinho saranno messi nella lista dei peggiori acquisti della storia), inizia a macinare qualche punto. Il girone d’andata viene chiuso a 24 punti, bottino buono e che fa pensare ad una salvezza tranquilla, nonostante la punta di diamante Duvàn Zapata resti fuori per quattro mesi.
Lì il fragilissimo equilibrio che si era creato si rompe del tutto. La squadra sembra quasi ammutinarsi al tecnico, giocando prestazioni troppo brutte per essere vere, come le sconfitte con Carpi e Frosinone. Di Natale, Pasquale e Domizzi sono a fine corsa, mentre Lodi sembra aver già finito le energie per condurre il centrocampo. A gennaio arrivano Matos, Hallfredsson, Kuzmanovic, Balic e viene fatto rientrare Armero. Le cose però continuano a non andare, i 16 punti mancanti non arrivano, con una vittoria sull’Hellas Verona (grazie alle ultime perle di Totò) che è l’unico successo in tre mesi. Il fondo del barile viene toccato dopo la sconfitta interna con la Roma, quando capitan Danilo, durante un litigio con la curva, fa il dito medio alla Nord. La situazione è esplosa e la società deve prendere provvedimenti. Esonerato Colantuono, si fanno i nomi di Bertotto e Calori per la successione, ma a sorpresa arriva De Canio, altro ex di turno.
Il nuovo mister imposta subito una squadra che fa della difesa il suo primo principio, con una diga doppia formata da Hallfredsson e Kuzmanovic, che diventa il nuovo leader del centrocampo. In avanti si dà fiducia a Bruno Fernandes, unico ragazzo che sembra avere qualche sprazzo di genio per supportare Thereau e Zapata. I risultati ripagano l’uomo di Matera. Prima un pareggio col Sassuolo e poi la vittoria in casa contro il Napoli secondo in classifica. Poi sconfitta con la Sampdoria, pareggio con il Chievo e vittoria sulla Fiorentina che sa di salvezza. L’Udinese va a perdere a Milano con l’Inter e accoglie poi in casa il Torino, sfida che potrebbe portare la salvezza definitivamente, con tanto di conferenza stampa prepartita in cui Di Natale annuncia il suo ritiro, mentre De Canio e Kuzmanovic (non Danilo) chiamano a raccolta i tifosi per ottenere l’ultimo punto. Lì forse si raggiunge il punto più basso della stagione, con un 1-5 interno che fa ancora male, vista l’atmosfera che si era creata. L’Udinese comunque il punto che gli manca lo fa poi contro l’Atalanta. Contro il Carpi la partita serve solo per la festa poi d’addio di Totò, Domizzi e Pasquale, ma l’annata 2015/2016 è sicuramente una delle peggiori dell’era Pozzo e qualcosa lì si è rotto. Per gli anni a venire c'è da ricostruire e tanto.
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