Il ritorno di Alexis Sánchez all'Udinese segna una delle storie più affascinanti e romantiche del calcio moderno. A distanza di oltre un decennio dalla sua prima avventura in Friuli, il talento cileno ha scelto di riabbracciare i colori bianconeri, suscitando un'ondata di entusiasmo tra i tifosi e alimentando le aspettative per la nuova stagione. Questo rientro non rappresenta solo un'operazione di mercato, ma un vero e proprio ritorno alle origini per un giocatore che, proprio all'Udinese, aveva mostrato al mondo intero il suo straordinario potenziale. Ne abbiamo parlato con uno dei suoi ex compagni ai tempi della prima esperienza in bianconero, Felipe Dal Bello: “Sono contentissimo che sia tornato all’Udinese. Non me lo aspettavo, devo essere sincero. La sua scelta mi ha molto sorpreso. Riporta grande entusiasmo ad un ambiente che ha sofferto molto, soprattutto nell’ultima stagione. Mossa azzeccata della società sotto tutti i punti di vista”.
Cosa può potare all’Udinese?
“Secondo me può dare ancora di più rispetto a 13 anni fa. Quella volta era un giovane dal talento pazzesco, che doveva ancora per spiccare il volo. Oggi l’Udinese ritrova invece un campione di livello mondiale. I risultati che ottenuto in carriera parlano per lui. Ha vinto ovunque sia stato. Lo scudetto con l’Inter è soltanto l’ultimo dei tanti trofei. Dopo scorsa stagione c’era bisogno di ridare slancio all’ambiente bianconero. Alexis è l’uomo giusto dal quale ripartire con rinnovate ambizioni. Un simbolo per tutti, tifosi e squadra. Con la sua esperienza, con la sua mentalità vincente può essere d’aiuto ai compagni. Sarà un punto di riferimento in campo e nello spogliatoio. lzerà il livello di tutta la squadra”.
Perché si torna a Udine?
“Questa è la domanda più semplice del mondo. Si torna a Udine perché qui si sta veramente bene. Anche io ad un certo punto della mia carriera, dopo aver fatto esperienza altrove, ho voluto tornare a giocare all’Udinese. L’ambiente è fantastico, la società è organizzata, la gente ti dà un affetto sincero. Io mi reputo fortunato di essere rimasto in Friuli. Questa terra mi ha accolto che ero soltanto ragazzo e mi ha fatto diventare uomo. Qui ho messo su famiglia, ho coltivato affetti e amicizie. Se tanti ex calciatori dell’Udinese sono rimasti qui a vivere un motivo c’è. Udine non solo per me ma per molti altri è sempre casa”.
L'Udinese aveva bisogno di un giocare così?
"Ho sempre insistito sul fatto che questa squadra avesse bisogno di una guida, di un leader vero. Adesso con Sanchez finalmente ce l'ha".
Quanto inciderà la tenuta fisica?
"Fisicamente è ancora integro. È sempre stato una bestia. Lavorerà ancor più di prima. Quando l’ho conosciuto era soltanto un ragazzo ma già all’epoca si distingueva in allenamento per impegno e dedizione. È sempre stato meticoloso, in allenamento è uno che non lascia nulla al caso. Sicuramente per i giovani sarà un esempio da seguire. Questa è una cosa molto importante".
Il tuo rapporto con lui?
"Quando ci vediamo ci salutiamo con affetto. Abbiamo trascorso un bellissimo periodo assieme e in questi anni siamo rimasti comunque in contatto. Da ex compagno e da tifoso gli auguro il meglio".
Pensavi che potesse fare una carriera così quando arrivò a Udine?
“Era appena arrivato in Italia, tra l’altro in un’Udinese con tanti giocatori forti, di dimensione europea. Si è messo subito a lavorare duramente. Noi del gruppo gli abbiamo fatto capire cosa volesse dire vestire questa maglia, giocare nel campionato italiano. Lui dal canto suo aveva una grinta pazzesca, tanta fame di arrivare cosa che non è sempre scontata per i sudamericani. Immaginavo potesse fare una grande carriera. Voleva sempre migliorasi, aveva un grande cultura del lavoro.
Quanto inciderà il suo stato fisico?
"Fiscamente lo vedo integro. È sempre stato una bestia, uno che rincorreva l’avversario finché gli riusciva a rubare il pallone. Nonostante l'età anche dal punto di vista fisico può dare un contributo importante".
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